martedì 29 dicembre 2009

2010, solo un numero

2009, questo anno qui
2, i giorni che rimangono di questo anno qui
3, i giorni più brutti passati in questo anno qui
4, i giorni più belli passati in questo anno qui
3, le paia di scarpe col tacco comprate
circa 1000, le storte prese con quelle ai piedi
2, i viaggi all'estero
2, le botte in testa prese
1, i blog aperti
120, i post scarabocchiati
tante, le lacrime versate
tanti, i sorrisi ricevuti e regalati
troppe, le parole sprecate
troppo pochi, i momenti di follia.

2010, l'anno che viene
sempre troppi, i buoni propositi
0, le botte in testa che ho intenzione di prendere (illusa, intanto pensa a liberarti da questa...)
almeno 15, le paia di scarpe in lista d'attesa
1, il viaggio all'estero
tanti, i momenti felici
pochi, quelli di depressione
tanti, i sorrisi e gli abbracci da dare
meno, le parole da sprecare.

Lo so che non cambierà nulla, ma a me piace pensarlo così, questo anno che viene, migliore.
Non che questo mi sia dispiaciuto. Alti e bassi come al solito. Però tiriamo un po' le somme. Rivediamo tutto e facciamo un bilancio. Se non altro ci ho guadagnato. Tanti bei momenti. Tante belle persone. Tante.
Buon 2010, che è pur sempre solo un numero, uno dei tanti. Ma noi crediamoci, in un numero migliore. Sempre.

domenica 20 dicembre 2009

Ora delle lampade blu

Cazzo no. No no no no no. Non è così che deve andare. Ti farei solo del male, come fai a non capirlo? Non succederà un'altra volta. Non lo permetterò. Non voglio far soffrire nessuno. Nella danza della vita siamo tutti ballerini scoordinati l'uno con l'altro, ognuno perfetto e a ritmo con la vita, ma non con gli altri. No. Non chiedermi di ballare insieme perchè faresti una fatica inutile, ti pesterei i piedi e tu pesteresti i miei. Ci faremmo del male a vicenda. E non voglio. Non ora. Possiamo ballare vicini, ma non insieme. Ci ho già provato, ma chiodo schiaccia chiodo e ti ritrovi con due buchi vuoti. Preferisco rimanere a cercare inutilmente di ballare con il mio chiodo, piuttosto che cercare di allontanarlo facendo del male a te. Te lo dico così, fredda e gelida come l'aria dietro la finestra, perchè vorrei che qualcuno l'avesse detto a me, freddo e gelido come l'aria dietro la finestra, perchè il punto interrogativo è una delle peggiori invenzioni, e lo so bene. Odiami pure. O quel che ti pare.
Amen.

sabato 19 dicembre 2009

Ora del freddo delle nevi senza nevi

Promemoria:
Essere diversi da quel punto divista non è per niente positivo.

martedì 15 dicembre 2009

Ora dei cervelli e dei gatti Leo

Andate in pace. Sensazione di equilibrio e completezza, prendere l'aria e buttarla fuori tutto d'un colpo. E tra la più piena serenità sbuca un suono leggero leggero, un sussurro. Grazie di esistere. Sono solo attimi, momenti, fotografie, avere i piedi congelati e le mani sporche di colla e il cuore colmo di nient'altro che pace. Che bella parola. Sulle labbra di un prete. Sull'orlo del muscolo involontario di un essere che sorride, tra le mani della gente, nei mignolini di due bambini.
Andate in pace. Io mi godo il mio attimo. E ringrazio due amici, due mezzi fratelli, due compagni di avventure che ci ritroveremo a raccontare un giorno lontano, grazie per avermelo concesso.

venerdì 11 dicembre 2009

Ora dei vestitini neri chic

C'è la voglia. Quella che ti muove dentro, quella che ti fa sorridere, quella che ti rende certa e incosciente. Un po' come la musica, solo che la musica sei tu a scoprirla, la voglia, beh, è un po' lei che scopre te. La voglia è un frammento di energia che ti è capitato addosso. Ci sono momenti in cui ne sei pieno. Ecco, questo è uno di quelli. Veloce. Come una lucina di natale che gioca con le altre. Ho. Voglia. Di. (Il resto lo sapete già)

mercoledì 9 dicembre 2009

Ora dei non ci sei

Il mio albero di natale mi consola. C'è. Ecco tutto.

martedì 8 dicembre 2009

Ora dei panettoni al cioccolato

L'alba, la città che comincia a risvegliarsi in un giorno qualunque.
L'alba, la bambina con le trecce sbadiglia e dormicchia mentre la mamma la porta a scuola di fretta.
L'alba, il maestro attraversa la strada con il suo zaino e i suoi occhialetti tondi.
L'alba, la cartolibreria tira su la saracinesca mostrando la sua vetrina in disordine.
L'alba, il barbone appoggiato al muro dall'altro lato della strada. Buttato su una spalla, con il suo cappotto sudicio e i suoi occhi che non coglierai mai nei tuoi. Sembra che tutto quel muoversi della vita e del paese, dell'ingranaggio che non può sperare in altra direzione, tutto questo gli scivoli addosso. Salvo, lui.

Butti un passo dopo l'altro, come sempre, anche tu puntuale in quella danza in cui sei intrappolato. Prigioniero, tu.

venerdì 4 dicembre 2009

Ora degli spaventapasseri di città

No alarms and no surprises. Silence. La vita che scappa veloce sotto gli occhi. Una bambina che gioca con le costruzioni di legno colorate e quando sta per mettere il pezzo giallo triangolare in cima al castello, con gli occhi già pieni di felicità... il rumore del legno sul pavimento. Il crollo.
No promises. Ricominciare a costruire, partendo dal pezzetto rosso, quello più grande, sentire il legno lavorato sotto le mani e appoggiarlo sul pavimento, e ancora, e ancora. Volere. Senza essere mai troppo sicuri di quel che si vuole e come. Non essere mai troppo sicuro delle tue decisioni. Ma se il pezzetto verde per te va sotto quello blu, che aspetti ancora guardandoli nelle tue mani?

giovedì 3 dicembre 2009

Ora delle stecche

Sistemo meglio la cornetta del telefono vicino all'orecchio. Mi trema la voce. Il tuo respiro non basta a colmare questi attimi di silenzio. Vuoti, come se mi stessi sporgendo dal balcone e guardassi il vuoto.
-Ti ho voluto troppo. Se sto morendo, è anche colpa tua.

lunedì 30 novembre 2009

Ora dei rabbini che ballavano la lap dance sulla cattedra

Tu mi dici
mi urli
mi imponi
Che in questo mondo non c'è verità
alcuna, mi dici, verità.
Ma allora io mi chiedo,
ti chiedo
domando
Se davvero non c'è verità
in niente, mi dici, verità
cosa puoi dirmi di vero, tu?

giovedì 26 novembre 2009

Ora di un altro

Mi fa sorridere. Ogni volta che ci incrociamo. Trova la maniera per farmi sorridere. Io glielo lascio fare. Il nostro rapporto ha uno schema elementare: lui cerca di sorprendermi con le più svariate e inaspettate frasi e io lo lascio fare e sorrido. A volte rispondo. Tutto qui, semplice. Lui è un tipo strano, sembra viva in un mondo tutto suo, non soggetto agli influssi negativi di questo qui in cui viviamo noi. Innanzitutto le frasi. Un italiano così complesso e preciso, le frasi così calibrate e folli. Le parole al posto giusto, non importa se si usano o meno, sono al posto giusto. Lui usa "indossare" e non "mettere", lui si diverte a cambiare di posto i soggetti e i verbi per dare espressione alla frase, lui gioca e si destreggia abilmente in un arte che si chiama Parlare. Ne sono affascinata, forse per la sua ineccepibile perfezione, forse per la sua originalità e follia. Per capirlo devi vedere le cose come le vede lui, a volte ci riesco, a volte no. Brevi frasi dette per strada o per i corridoi, questo quello che ci scambiamo. Punto. Oggi, ci siamo incrociati per strada, mi ha salutato, si è fermato (passaggio già piuttosto insolito), mi ha guardato negli occhi e mi ha abbracciata. Io immobile. Poi è andato via. Lasciandomi -non trovo espressioni migliori- di cazzo. Bah. Poi ho cominciato a sorridere. Inutile, ci riesce sempre.

martedì 24 novembre 2009

Ora della via, la verità e la vita

Ho freddo solo se non sento più i tuoi occhi e le tue mani addosso.

mercoledì 18 novembre 2009

Ora dei licantropi

Adoro il torpore della tua mente subito dopo un film, paragonabile a quello del tuo corpicino la mattina presto sotto il piumone. Tutto offuscato, tutto un po' sbiadito, un po' sfumato nella favola, nella storia -una qualsiasi-. Te ne resti lì, mezzo addormentato con quella voglia di credere alle favole addosso, felicità istantanea che svanisce piano piano e come è amaro tornare alla realtà! Non c'è nessuno che ti aspetta sotto casa e ti prende e ti porta via e sole cuore amore e felicità. Non puoi perdere la testa e non aver paura di farlo, perchè nella realtà la testa non la puoi perdere, ti faresti troppo male. Voglio sognare ancora un po', solo dieci minuti ancora... Dopodomani è il mio compleanno, portatelo qui e regalatemelo con un fiocco in testa e una frase delle sua tra le labbra, una di quelle contorte che tanto mi fanno impazzire (Sorrisino ebete sulle mie labbra), mi porterà via, mi porterà al mare, mi bacerà sotto la pioggia... cliccate immediatamente sulla x rossa in alto a destra, la situazione sta precipitando, sto diventando mielosa e sdolcinata e romantica e...

venerdì 13 novembre 2009

Ora dei Venerdì 13

Posso fare l'adolescente depressa, solo per stasera? Posso utilizzare il mio blog per i miei futili sfoghi? Posso lamentarmi della scuola? Posso dire che le cose non vanno, non vanno proprio come dovrebbero andare?
Domani compito di diritto. E' prevista morte in V A.
Odio il greco. Lo odio perchè, come la maggior parte delle cose che si odiano, non ci riesco come vorrei.
Odio i Promessi Sposi.
Odio la gente che pensa che Leopardi era solo un malato mentale.
Odio che tra una settimana è il mio compleanno.
Poi, la cosa che odio di più al momento, è la parte di me che non riesco a controllare, il muscolo involontario, quello va sempre a conto suo. E si va a ficcare sempre dove non deve, sempre dove non può. Ci hanno provato in molti a farmi ragionare. Io invece continuo a sbatterci la testa, perchè forse è l'unica cosa che so fare. Non so reagire, non so sorridere, non so fare niente. Niente. Niente. Non sono abbastanza. Cosa si prova a non essere abbastanza? Per il momento un gran senso del fallimento, su quasi tutti i fronti. Un grande immenso fallimento. Conosco bene i miei limiti e i miei difetti, so di cosa ho bisogno e quello che non mi manca. Ho imparato che se una persona ti mostra le sue debolezze, la prima cosa che fai è scappare. Io sorrido. Io credo di sorridere. Io ora vado a dormire. Tu lasciami andare. Lasciami passare una notte senza averti per la testa. Domani non comparirmi davanti, non sorridermi, non ti avvicinare, soffrirei. Io ti volterò le spalle, e dietro di me ci sarà qualcuno ad aspettarmi con le braccia aperte. Ti prego non parlare, lasciamelo credere.

lunedì 9 novembre 2009

Ora delle mele e dei medici

Capisci che la persona con cui stai chiacchierando è perfettamente compatibile con te se quando sei con lei provi la sensazione di pace e benessere come quando la sera ti infili in pigiama sotto al piumone.

mercoledì 4 novembre 2009

Ora dei caffè notturni

C'è sempre carenza di qualcosa. C'è sempre bisogno di qualcosa. Io ora ho bisogno di concretezza, certezza. Ho bisogno di scendere di casa e trovare qualcuno che mi porga il braccio, di uno sguardo amico, di un abbraccio, di calore fraterno e di parole tra le quali mi sappia muovere bene. Voglio che qualcuno mi faccia spazio sotto il suo ombrello. Vorrei solo aumentare un po' il volume a quello che è stato un piccolo assaggio di equilibrio e serenità. La parola rimpatriata mi piace. Mi piace anche la parola pizza, chiacchiere, sorrisi, whisky. A volte non bastano due puntini trattino parentesi a farti sentire le cose, e ringrziamo il cielo che non è così. Ci sono modi e modi di esprimere emozioni usando i vari aggeggi elettronici che ci permettono di farlo, e ricevere un quoricino fa sempre piacere, anche se può sembrare solo un ammasso di pixel. Ma c'è bisogno di sentire il rumore di quel cuoricino con l'orecchio appoggiato sul petto, di vedere quella faccina sorridente muoversi, di ascoltare il suono di quell'ahahah. Io ora vorrei solo sentire la concretezza delle belle cose. Perchè le belle cose ci sono, io ci credo.

martedì 3 novembre 2009

Ora delle pande verdi

Non avevo mai visto una mostra fotografica così. Quando si va ad una mostra fotografica, ci si guarda intorno e si sceglie la foto che ci comunica di più, non sapendo nulla a riguardo. E questa è la cosa bella delle mostre.

Pioveva. Arrivarono davanti ad una piccola chiesetta sconsacrata, lui aprì con una di quelle chiavi vecchie e pesanti la porta in legno della chiesetta e sparì all'interno.
-Aspetta. Ti accendo la luce.
Si accesero le luci e lei entrò, velocemente esaminò i pannelli e tutte quelle foto. Foto che aveva visto scattare, foto che riportavano a galla ricordi su ricordi, emozioni, storie, attimi di vita che lei aveva sentito sulla pelle. Sorrisi e chiacchiere a non finire davanti ad ogni scatto. Ti ricordi qui? E indovina questa foto dove... che bella giornata, quella! Quello fu il giorno in cui... Qui in Grecia... eravamo piccolissimi, e così via. Una bella scorpacciata di ricordi. Lì, a portata di mano, il riassunto di tutto, sotto forma di arte. Grazie e ancora complimenti.

domenica 1 novembre 2009

Ora di ciò che va bene così com'è

L'aria buona da un po' alla testa, è vero. Ogni volta che sono andata lì, sono tornata a casa puntualmente con il mal di testa. Forse perchè era piena di tanta felicità e stanchezza. Eccomi di nuovo qui, con il mio bel mal di testa e la tazza del tè affianco, perchè è stato solo un colpo di vento, il solito. Ci sono certi posti che cambiano con te, ti hanno vista bambina, ti vedono crescere e cambiare, ogni volta che ci torni li vedi con occhi diversi e allo stesso tempo con gli stessi occhi di quando eri lì per la prima volta. C'era vento e faceva freddo (fa sempre freddo, lì) ad accoglierti c'erano le galline che scappano via quando scendevi dalla macchina, alzavi gli occhi e rimanevi imbambolato di fronte al verde dei prati e al colore della terra, le pietre grige dell'aria ed il bianco delle pecore. Dietro di te la vecchia costruzione bianca e la gente che parla e si saluta e sorride e porta teglie di pasta al forno, spaghetti con le cozze, pollo con le patate, focacce e tanta allegria. Poi ti ritrovi a correre sul prato e ad inseguire le pecore, ridendo e urlando con quegli amici che sono cresciuti insieme a te e a quel magico posto. Bello. Semplicemente. Bello.

giovedì 29 ottobre 2009

Ora delle zucche vuote

Si trascinavano tutti i giorni per quel tratto di strada, che il loro inconscio (e qui scatta la lezione di filosofia e quel pazzo del prof ecc. ecc.) associava all'angoscia.
-Se hai perso l'ispirazione, devi cambiare modo di vedere la vita. Cambia le abitudini. Se alzandoti la mattina, metti per primo giù dal letto il piede sinistro, domani metti prima il destro. E così per tutto. Aiuta, davvero.
Domani mattina, scesa dal letto, andrò in cucina rotolando; canterò la filastrocca imparata alle elementari sul buondì (ebbene sì, me la ricordo...); farò il tragitto della strada malefica ad occhi chiusi; apparecchierò la tavola per il pranzo portando tutto sulla testa; suonerò il pianoforte con le dita dei piedi...e... altre idee?

domenica 25 ottobre 2009

Ora delle borse verdi

Odio un sacco di cose. Odio l'ipocrisia. Odio il formaggio sul brodo. Odio tanto. In questo momento odio il mio cervello, le mie mani, e il mio essere così schifosamente infantile. Son fatta male, io continuerò a ripeterlo per sempre. Son fatta male, io credo nelle cose. Credo nel buono della vita. Credo nelle buone persone. E nonostante ci abbia sbattuto la testa più volte, continuo a credere. Anche se non sembra. E, altro motivo per cui sono mal fabbricata, è che gli insuccessi non mi sono di stimolo, le provocazioni non mi fanno diventare più determinata, gli insulti non mi incitano ad essere nè a sembrare migliore. Uno schifo di carattere. Se mi dicono "Non sai scrivere" dico "é vero". Lo faccio perchè ne ho bisogno. Penso che continuerò a farlo. E schifosamente come sempre. O forse no. O forse boh. Meglio lasciar spazio a chi lo sa fare, meglio lasciar spazio a chi dopo averti copiato tutto, carattere, personalità, modi di pensare e di agire, è elogiato per " i progressi" del periodo. Sai che c'è, 'fanculo. 'Fanculo pure a me che credo nel buono delle persone. Ti usano, e se non servi più ti buttano via. Meno male che ci sono gli amici di sempre, quelli che ti fanno sorridere, anche quando saresti in un mare di lacrime. Punto.

giovedì 22 ottobre 2009

Ora delle panchine parlanti

"Mi serve un'esperienza di vita" (cit.). Tipo prendere un treno e partire e cambiare aria. Tipo i prati della Scozia. Tipo provare a volare. Tipo cambiare quello che mi sta stretto. Tipo un pomeriggio di shopping nel più grande centro commerciale del mondo. Tipo una cioccolata calda nel posto giusto con le persone giuste. Tipo andare a vivere in un posto dove c'è tanta luce. E tanta serenità. Un posto dove svegliarsi con calma e senza occhiaie, e sentire qualcuno col respiro sereno al tuo fianco. Un posto dove cantare. Voglia di rivoluzione. Chè qui c'è sempre la stessa minestra riscaldata. Non basta. Non basta più niente.

giovedì 15 ottobre 2009

Ora dei bruchi viola

I suoi tacchi neri si mossero veloci sul palchetto di legno, le calze a rete ed una gonna sopra il ginocchio, un poncho nero da cui uscivano due mani bianche e congelate. E la scompigliata chioma rossa, che contrastava con il violetto delle occhiaie e il pallore del viso. Si sedette sul suo sgabello e portò alla bocca la sua sigaretta, per poi socchiudere le labbra e far uscire il fumo che cominciò a giocare con la luce e la polvere. "Beati coloro che sorridono e non soffrono, e non soffriranno mai. Maledetto il destino, 'fanculo." Il mozzicone della sigaretta sotto il tacco. "Voi, voi che sperate... voi che chiamate amore quella che è solo un'ossessione, e più sapete che non c'è speranza e più mascherate la verità, scappando. Era l'uomo sbagliato. E sono tutti sbagliati quelli che non vi vogliono. Riconoscete la vostra malattia! E non crediate di guarirne in poco tempo. Quando credete di aver raggiunto un risultato, basterà vederlo da lontano e crollerà tutto. Ci ricadrete. E ci proverete ancora e ancora e ancora. Ma io stasera ho posto fine alla mia sofferenza.
Aveva bevuto, era ubriaco fradicio quando è tornato a casa. E' sempre così, torna ubriaco, e mi chiede di portargli un'altra birra. Poi vomita per un quarto d'ora e si addormenta. Come sempre sono andata in cucina e ho preso una birra, l'ho stappata, e dopo averlo baciato, l'ho ucciso. C'era sangue e vetro ovunque. Poi ho preso una sigaretta e sono uscita in giardino. Ora eccomi qua. Rinata. Salva. Libera. Amate, miei cari, amate sempre."

lunedì 12 ottobre 2009

Ora delle magliette n.20

Ventidue e zero cinque, buonasera a tutti. Passato un bel lunedì? Ma non importa, è passato, e va bene così. Ragionato per bene sul weekend? Di cosa parleremo stasera? Vediamo, tra le lettere c'è quella di un ragazzo che scrive " Ti prego non innamorarti di me, perchè ti giuro che è impossibile..." Parla di una ragazza, conosciuta da poco, che trova una persona interessante, ma solo per farci due chiacchiere, niente di più. Ha paura che lei invece si aspetti qualcos altro, che magari fraintenda questo suo starle vicino. Ha paura perchè sono due mesi che invece non riesce a dimenticare Lei, quella che l'ha lasciato, così, come un cane bagnato sotto la pioggia (come scrive). Sa di non poterla dimenticare, e perciò non vuole che lei (l'altra) soffra per causa sua. Come farglielo capire? E come smettere di soffrire? E continua la sua lettera con una sfilza di se.

Il nostro consiglio è quello più ovvio, parlare con lei, evitare di illuderla. E soprattutto farlo subito e con tutta tranquillità, non è bello vivere con tutti questi se, quindi parla! Per quanto riguarda Lei, lascia passare il tempo e non piangerti addosso, prima o poi vedrai che passerà...

Bene, e ora passiamo a...

domenica 11 ottobre 2009

Ora delle ricadute

-Sto male per due motivi.
-Uno è perchè lei ti ha lasciato...
-L'altro sei tu.
(tu-tum-tu-tum-tu...)
-E' straziante guardarti negli occhi e non sapere cosa ti passi per la testa.

Non te ne accorgesti, ma scese una lacrima, una sola, sulla mia guancia e sul mio sorriso. E ora, ora che ti guardo, mi rigiro, poi mi guardi e ti rigiri, finchè i nostri occhi non si incontrano, in un istante prima di lasciarsi, dimmi cosa ti passa per la testa, perchè io proprio non lo capisco più.

venerdì 9 ottobre 2009

Ora delle donne che amano troppo

Voci. Voci nella testa. Bisbigliano. Poi aumentano. E ancora e ancora. Voci nelle strade. Voci nei corridoi. Voci alla finestra. Voci che rincorrono. Voci veloci. Voci confuse. Voci che voci come voci se questo quello ecco adesso come? no... certo e poi...
Ssh. Silenzio. Ascolta. E' il vento che ci parla (arla... arla...)
-E chè dice?(ice...ice...)
- Che ne so, io non lo parlo il ventoso.

Buon Sabato -.-

mercoledì 7 ottobre 2009

Ora delle gocce di cielo

Ma buongiorno, mio caro, Buongiorno! Cosa? Oggi devi farmi vedere una cosa? E dove mi porti, dimmi, dove? In quale dimensione, su quale stella, in quale era? Navigare? Ah, beh navigare si dai va bene soffro il mal di mare ma ci si potrebbe trovare un lago...ma che bello, allora compro la focaccia, o ti va un panzerotto...cosa dici?Solo per una mezz'oretta?Va bè, vorrà dire che ci sbrigheremo...Eh, Internet? Ah... navigare su internet, allora ti raggiungo e... no, non c'è bisogno...posso anche rimanere qui... tu stai accendendo il pc... ah, va bene, capito. Arrivi.

martedì 6 ottobre 2009

Ora dei conigli rocker

Lo strimpellio di una chitarra disillusa e una voce impercettibilmente perfetta, che usciva da una testa che si buttava da una spalla all'altra, i piedi che battono il tempo e gli occhi strizzati al momento di un acuto improvvisato. Prima la testa, poi tutto il resto comincia ad ondeggiare a tempo, scalciando e muovendo i fianchi, sollevando le spalle, schioccando le dita, facendo giravolte, prendendo sotto braccio la vita e costringerla a ballare insieme a lei. La chitarra che accenna un sorriso, e si fa più allegra, fino a prendere il ritmo giusto, quello che non smetteresti mai di farti girare e rigirare nella testa. Nell'aria quella magia e la bellezza che hanno le cose senza senso, quelle in cui tutto è euforia, energia, quelle che ti riempiono il cuore di serenità e voglia di vivere e di scuotere ancora di più la testa, e a girare sempre più veloce, e ad urlare, e cadere, ed agitare le braccia verso il cielo e urlare alla luna di venire a ballare con te.

lunedì 5 ottobre 2009

Ora dei tanti auguri a me che faccio 100 post

Eccolo qui. Il centesimo inutile addobbo della mia seconda casa blu. Quando ho aperto questo posto, non credevo che sarebbe durato neanche un mese. Certo ora non sono la blogstar più blogstar dell'universo. E' solo che alla fine ci ho fatto l'abitudine, a scrivere cavolate qui sopra e a leggere e commentare quello che mi va in tutti i posti che mi piacciono di più. Oltre al cazzeggio puro su Friendfeed. Diciamo che ho preso il vizio, a pubblicare le mie cavolate molto spesso deprimenti e nostalgiche, lo so, tristi e, a lungo andare, noiose. Ma è il mio modo di sfogarmi, c'è chi fuma, chi urla, chi tira pugni a tutto, io lo faccio così, facendo danzare le mie dita sui tasti del piccì. Quindi ecco, cento post. Avrei anche una breve lista di buoni propositi per il futuro che non vi risparmio:
-Cominciare a mettere titoli sensati.
-Spazzare via un po' di tristezza da qui.
-Leggere un post per il collettivovoci. Perchè la trovo una cosa davvero bella.
-Partecipare ad un camp o ad una di quelle cose lì di cui parlano tanto quelli che ci vanno a noi che non ci andiamo.
-Scrivere almeno altri 100 post.

Bon, termino il mio centesimo con un grazie, a tutti quelli che hanno lasciato e che lasciano una traccia qui sopra, o mi fermano per strada dicendomi Ma sei stata tu? perchè altrimenti non sarei arrivata adesso, a scrivere il mio misero centesimo post.

venerdì 2 ottobre 2009

Ora dei pon pon colorati

Il mio istinto omicida

Un giorno il destino ci metterà l'una di fronte all'altro, lo so. Con semplicità ti guarderò, e ti lascierò guardarmi, con quello sguardo pungente che mi toglieva il fiato. Poggerò la mia testa su di te e sentirò il tuo cuore, e il tuo respiro, e quel tuo odore. Con semplicità lascerei che una lacrima scivoli sul tuo petto, una sola, e quanto vorrei che quella lacrima si portasse via tutta la superficialità e lo schifo della vita, e del genere umano, gli errori, le viltà, le tue. Ci ero cascata anch'io, persa nel desiderio di un grandissimo bastardo, intelligente, maledettamente perfetto, lui. Un giorno il destino ci farà incontrare, lo so. Ma so quanto la vita abbia i suoi tempi, e nel frattempo sarai passato, come l'acqua sulla pelle al sole. Con semplicità ti abbraccerei, e quando mi sarò staccata da te sorriderò, e allora piano, sfiorandoti con un dito, morirai.

giovedì 1 ottobre 2009

Ora dei televisori nuovi

La lampadina appesa al soffitto traballa. O forse è solo la mia testa. Il fumo di una sigaretta sale verso il cielo scuro ma si ferma e si dissolve nella stanza. Forse non sono abbastanza ubriaca. Forse sono questi gli effetti collaterali del desiderio. Canto. Una canzone che farebbe sembrare ubriaco un santo, una vecchia, ma così vecchia che non ero neanche nata. L'ombra di un letto che balla con il resto. Cadere, svenire, lasciare che un fulmine faccia scoppiare la lampadina, o qualcos'altro, e poi, morire. Morire cantando ubriaca, morire con un rimpianto, uno solo, quello di chi ha perso la vita intrappolata dentro un Mai.

Questo è uno di quei post che non vanno capiti. E basta.

lunedì 28 settembre 2009

Ora dei pettegolezzi da bimbeminkia

Due vecchi amici. Che si incontrano e si abbracciano. Parlano. Discutono di quel film, o di quel rimpianto, o di quella volta che...
Gia, di quella volta che...
C'era la neve, e la neve in un paesino del sud non cade tutti i giorni, uno due giorni all'anno, se va bene. Ma quella volta era successo un miracolo, c'era neve da una settimana. E per una settimana, il sindaco aveva fatto chiudere le scuole, tutte, per quei centimetri di neve che avevano deciso di scombussolare la vita, perchè se uno non se l'aspetta, non le compra le gomme da neve per l'auto, o le macchine per pulire le strade, o i tetti spioventi e tutte quelle cose li. Quindi c'era la neve, e quattro ragazzi erano seduti al tavolino di un bar, davanti ad una cioccolata calda, di quelle con panna e biscotti, ridevano, scherzavano, parlavano, ed era impressionante con quanta facilità passassero da un argomento all'altro, dai carri allegorici di cartapesta (Che rendevano "famoso" il paesino) alla vita e la morte e i relativi perchè dell'esistenza umana. La neve che cadeva e loro che parlavano. E la bellezza di quei giorni li. Passati tra una chiacchiera ed una palla di neve, ed un vago tentativo di un pupazzo, con tanto di bottoni e carota. Una foto di quattro ragazzi sorridenti ed un pupazzo di neve, che poi si sciolse, lasciando prima un po' di ghiaccio agli angoli delle strade, poi le strade di sempre, quelle che senza neve non avevano magia. La neve si portò con se un po' di cose, per poi farle ritornare con l'acqua del mare, ed ora che anche quello è sparito, sembrano scomparse e perdute nel nulla.
Due amici che si incontrano, si abbracciano, si parlano. Rievocano tutto ciò che qualcosa si è portato via. Non è colpa di nessuno, è successo e basta, come la neve che si scioglie e non dura e fa sparire la magia. Ma in fondo lo sanno, e lo sperano, che magari tra un po', potrà nevicare ancora, lì, in un paesino sperduto del sud.

sabato 26 settembre 2009

Ora dei grandi burri

Parlami. E urlami di tacere. Poi parlami- Dimmi tutto ciò che ti passa nella testa- Dimmi le tue verità sulla vita- Parlami di lei- Piangi, se ti va- Io starò li ad ascoltarti, senza battere ciglio- Grida i dubbi e sospira le certezze, poi ricomincia -piano- a raccontarmi una storia, la tua, la sua, quella che ti va-Non pensare a me-Io non ci sono. Io non esisto. Io non penso. Non voglio. Non piango. Io non ti amo. No. Bugiarda. Ma adesso parlami di lei. Tienimi occupata la mente. Non farmi pensare. Non farmi parlare\
insensibile\
come uno gnomo sorridente di plastica sotto la pioggia\
inutile\
come uno gnomo sorridente di plastica sotto la pioggia\
odiosa\
come uno gnomo sorridente di plastica sotto la pioggia\
infantile\
come uno gnomo sorridente di plastica sotto la pioggia\
stupida\
come uno gnomo sorridente di plastica sotto la pioggia\
come\
me.

giovedì 24 settembre 2009

Ora dei dondoli

Tutte le mattine si sveglia, cerca tastoni gli occhiali sul comodino, li infila, si butta giù dal letto facendo attenzione a non fare rumore... lei dorme ancora. Si trascina in cucina, e comincia ad armeggiare con tazze, caffè, marmellata, nutella, nesquik e cannucce. Quando sembra ad un buon punto, per prima cosa chiama lei, che dorme nella sua stanzetta, lei che per capire su quale pianeta stia traballando ci mette un'ora, lei che è sempre in ritardo per andare a scuola. Si accontenta di un Mmmm...no...latino...zzz. Poi chiama lui. Lui che non ci metterà due minuti per saltare giù dal letto e sistemarsi sul divano per accendere la tv e guardare i cartoni animati, lui che beve il latte dalla tazza ma solo con la cannuccia, lui che passerà ancora una giornata nel suo mondo di spie e 007, combattendo contro il crimine e mettendo in crisi le maestre. Ed infine, permettendole di dormire un po' di più del resto della combriccola, chiama Lei. Lei che si lamenterà dei suoi impicci, e gli augurerà buona giornata, e gli dirà Ci vediamo a pranzo, e sorridendo scrollerà le spalle quando uno o l'altra dei due di cui ho già parlato, imprecherà contro qualche libro cacciatosi non si sa dove o una maglietta persa, o le chiavi di casa messe in chissà quale borsa. Poi, di corsa come al solito, lasceranno vuota la casa.
Non sarà la famiglia del mulino, quella che si sveglia sorridente e immerge la brioche contando i pezzi di cioccolata. Ma credo non occorra aggiungere altro, sono belli così, al naturale.

mercoledì 23 settembre 2009

Ora di ciò che è raro e strano

C'è chi è nervoso per un motivo, chi malinconico, chi arrabbiato, chi stanco, chi offeso, chi depresso. Ma non vedo nessuno pienamente felice. O almeno sereno. Sarà il periodo, sarà la pioggia, chissà. Per fortuna è solo un momento, uno scorcio di vita, volerà via come il resto. Me lo ha detto anche lei. Ed è forse anche per questo, che sono un po' più speranzosa, tranquilla, meno nervosa. Buon Mercoledì.

lunedì 21 settembre 2009

Ora dei pigiami comodi

La cicatrice iniziava sulla coscia, poco sopra il ginocchio, saliva più su, e per vederne la fine doveva sollevare il vestito. Un paio di labbra che la sfiorano. Gli occhi che scorrono\ si fermano\ si trovano\ occhi fissi negli occhi\ occhi persi negli occhi.
Non era troppo bella, o tanto magra, o tanto alta, o tanto bionda. Ma per lui era perfetta. E non si stancava mai di ripeterlo. Poi, un sussurro.
-Guardami fino a lacerarmi la pelle. Guardami fino a bruciarmi l'anima.

venerdì 18 settembre 2009

Ora del lotto alle otto

Rabbia. Quella cosa che ti brucia dentro. Credevo di esserne immune. E invece no, eccola qui. Ennesimo difetto da aggiungere alla lista. Sono gelosa delle mie idee, di quello che voglio, di quello che sono, dei miei sogni. Non sono una persona dal carattere forte, ci sono molte cose che odio di me stessa, ma ci convivo. Ma l'idea che qualcuno possa vivere nel tentativo di essere in tutto e per tutto uguale a me, bè, mi spaventa e mi da fastidio. Primo perchè non credo di essere un buon esempio. Secondo perchè penso che ognuno debba trovare la propria strada, le proprie attitudini, i propri sogni. Diamine, non si può vivere imitando qualcuno! La diversità è una bellissima virtù, e ogni persona, è fantastica com'è. Ed è normale stimare qualcuno, avere cose in comune e cose diverse, trovare se stessi ed accettarsi. Ora, non era mia intenzione fare una lezione di vita a nessuno, anch'io ho ancora tanto da imparare, come tutti. E' solo che mi dispiace, perchè per questo si potrebbe rovinare una bella amicizia. E non voglio. In qualche modo mi sento responsabile, perchè ci sono lati del mio carattere negativi (come i pensieri contorti) che mi dispiacerebbe assumesse qualcun altro. Anche avere il bisogno di scrivere, non è una bella cosa, e ci sono tantissimi altri difetti. Ognuno di noi è un "diversamente abile" (cit.) tutto sta nel scoprire noi stessi, unici, inimitabili e fantastici per quello che siamo.

mercoledì 16 settembre 2009

lunedì 14 settembre 2009

Ora dei cuscini Squib

L'odore della terra bagnata di pioggia, la campagna che piano piano si spegne, il vento che si fa più freddo. Settembre. La cartella, il diario, le pagine dei libri, i compagni di scuola. Settembre. Sulla linea rossa che segna un traguardo e un inizio. Settembre. Eccomi, sono qui. Presente. Pronta? Non ne sono sicura, ma sì, pronta. Tanti buoni propositi, che andranno a farsi fottere, ma rimangono sempre tanti buoni propositi. Le solite cose del primo giorno, i professori vecchi che ti chiedono se hai studiato d'estate, e quelli nuovi che ti chiedono chi sei e cosa vuoi. Ma quest'anno, miei cari ragazzi, c'è una novità. Oltre al dover ammazzarvi di fatica per un sei, oltre a dovervi rovinare quelle schiene davanti ai dannati libri, c'è una novità, una bella novità. Siete stati accorpati, in 26 (27, 28, ma quanti cavolo siete lì) si fa un bel po' di casino, il giro delle interrogazioni è più lungo e nessuno si accorge di voi lì dietro in quinta fila. Sarà proprio un bell'anno scolastico. Buona fortuna!

giovedì 10 settembre 2009

Ora delle felpe rosse strette

Respira. Vai ad aprire la finestra. Respira. Siediti. Puoi stare tranquilla, era solo un falshback, o deja vu, o come vuoi che sia. Quell'odore... sì, quell'odore... una volta uno dei miei maglioncini era stato lavato e stirato in un'altra casa, e sentivo quell'odore strano. Quella sera, quando lo indossai, la passai abbracciata a lui. Sentivo forte l'odore dei suoi capelli mischiarsi a quello del mio maglioncino. Sono passati mesi. E oggi, entrando in casa, casa mia, ho sentito quell'odore, non so che ci fa qui. Così come non so cosa ci faccia lui dentro di me. Così come non so perchè ho perso il controllo. Dovresti. Dovresti tante cose. Dovresti smetterla di scrivere. Dovresti sentirti in colpa. Dovresti dire a quel cavolo di muscolo di non andare sempre e solo a conto suo. Dovresti licenziare il cervello. E che qui nulla sembra andare come deve, e io, tanto per cambiare, non so perchè.

mercoledì 9 settembre 2009

Ora del giglionero

-Cosa scriverai oggi sul blog?
-Quello che mi passa per la testa non appena mi siedo davanti al pc.
-Ma perchè lo fai? Capirai, per quei quattro commentatori che hai... non sanno neanche chi sei!
-Questo lo dici tu.
-Chissà che cosa pensano di te.
-Non oso immaginare.

E perdonatemi se ve lo chiedo. Scrivete pure tutto ciò che volete.

martedì 8 settembre 2009

Ora di chi si sveglia presto

Avete presente quando sentite che c'è qualcosa di cui avete bisogno, senza avere la più pallida idea di cosa sia? Può essere qualsiasi cosa, un cioccolatino, un nuovo paio di scarpe, una passeggiata. Erano un paio di giorni che mi sentivo così. Capita. Poi, senza preavviso, la soluzione.
Ti voglio bene. Avevo solo bisogno di sentirmelo dire.

venerdì 4 settembre 2009

Ora delle porte che scricchiolano

Sera. Una decina di ragazzi seduti su un prato. In silenzio. Il palazzo della musica, è da lì che veniva il suono, e se ti mettevi in punta di piedi riuscivi a vedere l'orchestra che suonava dietro la finestra. Vedevi le pareti di stoffa verde chiaro con dei riccioli rosa pastello, i quadri antichi con le pesanti cornici dorate e i lampadari sbrilluccicanti, la signora con il vestito rosso che osserva silenziosa l'orchestra che si esercita, la faccina dolce della ragazza che suona l'arpa, con i capelli raccolti. Osservavi tutto come se fossi un bambino. Per stasera hanno quasi finito, è per concludere la serata e rilassarsi un po', l'orchestra suona una di quelle canzoni che mette allegria, che balleresti intorno al fuoco con gli amici.
-Balliamo.
-Sei impazzita?
-Dai balla con me.
E poi ti ritrovi a ballare su un prato, e di ballare tu non sai ballare, saltelli qui e lì. La direttrice d'orchestra che vede due ragazze ballare al di là del vetro, lì sotto le stelle, e sorride. Sorride. E sorridi anche tu.

martedì 1 settembre 2009

Ora delle liste dei libri da comprare

A volte mi chiedo come faccia a non saltarti addosso ogni volta che mi sei davanti.

lunedì 31 agosto 2009

Ora dei premi Honest Scrap

E così mi godo anch'io la mia fetta di gloria. Ieri (ma l'ho scoperto solo oggi) il Nikko mi ha passato il premio-catena di S.Antonio ed io sono tanto tanto contenta.

Il premio ha delle regole e sono queste:
1) Dovete prendere questo premio e postarlo, a patto che diciate pubblicamente 10 cose di voi più o meno note, purchè siano assolutamente vere. Che cosa scriverete, sono affari vostri. Potete scrivere ciò che vi pare. Ma deve essere vero
.2) Dovete assegnare (Se volete...) a 10 blogger lo stesso premio, avvisandoli anche con un commento breve sul loro blog, che sono stati premiati e dovete dire loro queste regole.

1)Sono terribilmente attratta dalle persone dell'altro sesso con i capelli lunghi (Non tutti ma quasi, ecco) (Non che quelli con i capelli corti mi facciano schifo...)
2)Calzo 40.
3)Il mio blog è per me come una seconda casa e le persone che incontro qui sopra (o nella loro seconda casa) sono, appunto, miei vicini.
4)Ho un fratello vero e un fratello acquisito mitici, fantastici, stupendi (come mi suggeriscono) e rompiballe.
5)Adoro il cioccolato.
6)Il titolo del mio blog ha una spiegazione lunga che prima o poi mi deciderò a mettere qui sopra.
7)Il mio nick non ha nulla a che vedere con il mio nome.
8)Il mio colore preferito è l'azzurro.
9)Sabato sera ho visto un film che mi è piaciuto un casino e si chiama 21.
10)Il mio compleanno è il 20 Novembre.

La maggiorparte delle persone a cui avrei dato il premio l'ha già avuto. Aggiungo solo
Ninna
Prog
Laura

P.S. trovare dieci cose da dire è stato davvero una faticaccia!

venerdì 28 agosto 2009

Ora dei gelati alla mandorla

A cosa serve un fratello, se non per prenderti in giro fino allo stremo? A cosa serve un fratello se non per litigare e fare a botte e poi dimenticare? O per ridere per ore insieme senza motivo? O per urlarsi contro per chi deve scartare il primo regalo a natale? A cosa serve un fratello, se non per rubarti i sorrisi e gli abbracci?

martedì 25 agosto 2009

Ora dello sciabordio delle onde

E penso che questo posto rimarrà per sempre così. Blu.Blu.Blu.

Perth Road è inondata di pioggia, stamattina. Ma una pioggia che bagna senza far male, una pioggia innocente, la solita. Il bus 9X ninewells arriva puntuale come sempre, si sale e ci si siede, poi si comincia a guardare la pioggia dietro il vetro. La distesa di prati verdi, le casette piene di fiori, la cattedrale gotica con le sue punte verso l'alto e la pioggia. Su tutto, sempre la pioggia. Qui, la vita scorre sotto la sua danza, questo posto senza la pioggia perde un po' della sua magia, della sua bellezza e perfezione. Sul lato sinistro della strada il Western Cemetery, e per quanto possa sembrare macabro, a te quel posto piace davvero tanto.Fiori colorati ovunque, le lapidi tranquille e mai perfettamente dritte, l'ingresso che sembra quello di un castello abbandonato. E, ovviamente, la pioggia.

Oggi qui fuori c'è il sole, ma mi andava di prendere questo ricordo lo stesso.

giovedì 20 agosto 2009

Ora delle noci e degli schiaccianoci

Due ragazze, una con il doppio degli anni dell'altra. Due ragazze sedute sulla sabbia, ancora tiepida, mentre il sole piano piano calava dietro le dune e il mare continuava la sua danza. Eterno. Se aveste guardato negli occhi di una ci avreste trovato: Solitudine. Se aveste guardato negli occhi dell'altra ci avreste trovato: Solitudine.
-E così domani arriva lui.
-Sì.
-Chi è? Com'è?
-E' un mio amico...
-Dicono tutti così.
-No, siamo davvero solo amici. Purtroppo.
Due paia di occhi che smettono di giocare con la sabbia e si fissano, le solitudini che si incontrano, si ritrovano, si riscoprono e si confondono, si capiscono. Il rumore del mare a riempire il tutto.

mercoledì 19 agosto 2009

Ora delle sdolcinaterie sdolcinate sdolcinatose

Aspetta. Su dai un attimo fermati e ragiona. Ragiona come una persona normale. Come? Non ci riesci? Non riesci a mettere insieme due parole dopo più di un mese da raccontare? E dove sei con la testa? La pancia, lo stomaco, che? Non ti riconosco. Mio dio che ti hanno fatto? E quel sorriso ebete? Non hai fame? No, dico, NON HAI FAME? Cavolo, ragazza, stai messa proprio male. Ma male male male.

sabato 15 agosto 2009

Ora dei puf

Il sole se ne stava li', a mollo nel mare argentato. Si possono dire tante cose, si puo' dire immensita', perfezione (pura e sacra), equilibrio, pace. Ma non si potra' mai dire tutto. Mai. Un breve attimo di pace. Fugace. Un secondo, lo guardi ed e' gia' andato via. Veloce, da togliere il fiato. Un attimo solo. Il sorriso di un amico, il tramonto in mezzo al mare, la tua voglia di essere, cio' che hai lasciato, cio' che non vuoi lasciare, il futuro, il passato, il presente, le paure, tutto -tutto- in quell'attimo sparisce. Dissolto. Portato al largo dalle onde del mare. La figura di una barca all'orizzonte, movimento impercettibile dell'icona sacra davanti ai tuoi occhi. E tu. Sulla sabbia. A contemplare il sole, il mare, l'equilibrio. Bello non e'. E' meraviglioso. Soprattutto quando il sole sparisce e tu ti accorgi che un frammento di tutto cio', ti e' finito dentro.

lunedì 10 agosto 2009

Ora dei quarti d'ora di panico

-Domani partiamo. E tu vieni con noi.
-Dove e per quanto tempo.
-Turchia. Una settimana.
-Bene. Devo accendere il computer.
-Poi fai la valigia.
-Va bene.

venerdì 7 agosto 2009

Ora delle piadine al prosciutto crudo

L'altro giorno ero seduta sul dondolo con un'amica.
-Oggi voglio tante cose.
-Cosa?
E giù a scrivere una lista sulle note dell'I-phone. Mi permetto, senza un motivo preciso, di riportare qui la lista dei miei voglio.
1 Gatto
1 Gelato ai gelsi rossi
Tornare in Scozia
1 Frappucino al cioccolato
Lavorare alla Starbucks
1 Maglietta dei Nirvana
1 Maglietta con su scritto I Love Shoes, Bags and Boys.
1 Mojito
Cantare
Lui
1 Smalto bordeaux non troppo scuro
1 Birra
Cambiare i colori del blog

-Questo non lo scrivo.
-E perchè?
-Sono mesi che dici che vuoi cambiare i colori del blog.
-Questa volta faccio sul serio.
-Oh, no.
-Oh, si.

giovedì 6 agosto 2009

Ora dei gavettoni sul prato

Una sera d'estate, con tanto di luna piena sul mare che continua la solita cantilena sulla riva. Sembrava un quadro, un momento di perfezione tanto che ci si domandava se fosse possibile ma -ma- a rovinare il tutto una figura che si muove, zoppicando, barcollando, a piedi nudi sulla spiaggia. Sembrava una danza, ma una di quelle danze con un fascino diverso, ondeggiante, libero da ogni schema. Il riflesso della luna sulla bottiglia vuota che portava in mano, con il suo ondeggiare grazioso. Si ferma. Faccia a faccia con il mare. Che fermo non sta.
No, non è pazza. E' solo giovane. Ci si passa tutti, prima o poi. Si barcolla a piedi nudi sulla spiaggia di sera senza un perchè, si vive cercando di capire il perchè della vita, senza capirlo mai. Tutto qui.

mercoledì 5 agosto 2009

Ora dei coltellini nel calzino del kilt

L'aereo che parte. Il rumore dei motori. Le luci spente per un istante. Gli occhi socchiusi, un po' per la stanchezza, un po' per la sensazione di sconfitta. Ha vinto lui, il tempo, sfuggendomi di mano. Ha vinto lui, anche 'sta volta. Coming back home. Già, casa, ma questa volta non ha un sapore così dolce. Non vedo nessun pro sotto la voce Tornare a casa. Nessuno. Neanche le persone che sono lì. Persone che mi vogliono bene, e quando scenderò da questo aereo mi abbracceranno e mi chiederanno com'è andata. Ma il fatto è che a casa, io non vedo nessuno che mi aspetta. Dico proprio aspettare sul serio. Chiamatelo egocentrismo, va bene.

Una foto. Passare in rassegna tutti i bei momenti, giorno per giorno, sorridere e ricordare, ripercorrere con il dito questo breve spazio di vita. Sono stata bene.

Un paio di occhi blu. Color piscina. Che mi entravano dentro. Che ridevano. Che scherzavano. Che ballavano e poi sparivano mentre io. Io. Lì ferma immobile a perdermici dentro. Con un sorriso diverso, vero, che credevo impossibile. Credo che me li porterò dentro, quegli occhi lì. Ma c'è sempre tempo per raccontare, una cosa per volta, lo prometto, se sarai qui ad ascoltarmi ti dirò tutto. E mischiare il ricordare al vivere, un po' per volta, piano piano.

Tempo, sai, ora che sono qui non mi frega più niente di te. Prenderò quello che mi serve e il resto, forse, lo regalerò ai ricordi.

Bentornata a casa. Bello, sentirselo dire. Grazie. E cerca di vedere i lati positivi. Qui c'è il wifi, il blog e tutta la grande famiglia di blogger che leggo e commento, il mare, e un'ottima cucina. (Without onion, please!)

martedì 7 luglio 2009

Ora dei prendimieportamivia 2

Giusto perchè non voglio cominciare male il viaggio, diamine!

Nella mia valigia, c'è spazio per tutto quello che non posso non portarmi appresso. Come tutte le valigie e come tutte le persone, lo so. Ma dovendo fare una scelta- Non ti puoi portare la casa! (o la vita)- organizzerò meglio la mia valigia.
Nella mia valigia, c'è spazio per gli amici, i sorrisi, gli abbracci e le parole.
Nella mia valigia, c'è spazio per i campeggi improvvisati, le battaglie di coriandoli, le belle e grasse risate; c'è spazio per un po' di sole e un po' di questo cielo qui.
Nella mia valigia, non c'è spazio per le vecchie e putride ferite, nè per nuove ossessioni, nè per depressione, nè per pregiudizi, nè per niente di niente. C'è spazio per la pasta al forno della nonna o le orecchiette con le cimderuep nominate in precedenza. Ci metterei un po' di entusiasmo, un po' di menefreghismo (nel limite, si intende) e una penna azzurra che mi piace tanto.
Ma lascerei uno spazio vuoto, una pagina bianca, da riempire con tutto ciò che di bello troverò e vorrò portare con me. Un po' di mare, un po' di Scozia, un po' di tè. Ecco, è così che voglio la mia valigia, è così che la riempirò. D'accordo, metterò anche un po' di blog. Sono pronta. (Cavolo, sembra che mi aspetta chissà che cosa...). L'ultimo bacio alla Nonna che ha promesso che al ritorno troverò tante cose buone... e poi via.
Poi vi racconto qualcosina, se vi va.

Ora dei prendimieportamivia

Mi han detto che spesso i miei post spesso non sono chiari. Non si capisce se son fatti miei, degli altri, sogni, bugie ecc.ecc. Quindi io stavolta lo dico chiaro chiaro. Domani parto. Domani mattina presto. Torno il 2 Agosto. Lo so che non sono tanti giorni, ma ecco, hanno la loro importanza. E' scontato che se trovo un po' di wi-fi mi faccio viva qui sopra.

Parto un po' con l'amaro in bocca. Non che non voglia però... bah. Non ci dev'essere un perchè a tutto. E tutto questo non ce l'ha, un perchè. Non c'è un perchè io parta con l'amaro in bocca e non c'è neanche un perchè se sto scrivendo cose che in fondo so già. Volevo evitare gli sfoghi adolescenziali, mi han sempre fatto particolarmente schifo. Eppure son qui a rovinare un post.
Forse perchè, come tutti i bambini, anch'io sento il bisogno di attenzione, e la chiedo qui, nel modo più stupido e banale possibile. Son proprio una persona orribile, io. Vi lascio con queste righe orrende. A presto.
voi statemi bene, eh?

giovedì 2 luglio 2009

Ora delle orecchiette al sugo

Rimase impietrita alle sue parole, che continuavano ad echeggiarle nella testa.
Un abbraccio a volte può essere soffocante.
Lui sapeva. Le aveva messe proprio al posto giusto, quelle parole lì.
- Chi sei?
Lo guardava con gli occhi pieni di tante cose. Paura. Tra queste.
-Sono tutto quello che tu neghi di essere.
Silenzio.
- Sono la parte di te che soffochi costantemente.
Di nuovo silenzio.
- E che liberi solo quando scrivi.
Lui sapeva. Eccome se sapeva. Si sentiva svelata, lei. Ormai troppo vulnerabile. Scoperta.
-Vattene
- Non senza di te.
-Non puoi chiedermi di continuare a vivere come se...
-Ha senso continuare ad esistere soltanto?
- Non ce la farei. Non posso lasciarmi trasportare. Sono debole. Lo sai.
-Sarò sempre con te.
-Non è vero.
- Amami. Non avere paura.
Silenzio. Una lacrima le bagnava le labbra. Istanti che sembravano eterni.

-Sono tua. Sono tua da sempre.

lunedì 29 giugno 2009

Ora dei sassofonisti

Oggi avrei voglia di correre. Correre fino a non avere più forze. Correre fino a raggiungere il punto in cui cielo e terra si toccano. Correre e non permettere a nessuno di fermarmi mai. Correre e lasciarmi dietro tutto. Via veloce. Energia. Via, i pensieri li lascio a casa. Corro e basta. Niente perchè, niente di niente. Correre via lontano. E se questo è un nuovo modo per sfogarsi, ben venga. Oggi ho voglia di correre. E non cercate di fermarmi.

giovedì 25 giugno 2009

Ora dei punti blu

Il desiderio è una brutta malattia. Perchè ti nasce dentro, cresce con te. Inutile mentire, mi sto infettando di te. In queste condizioni sono molto pericolosa.


Ultimi due righi a parte, qui ci sono alcune foto della mia attuale prigione.

lunedì 22 giugno 2009

Ora delle giornate inutili

Dietro una scrivania, Eudè osservava le ombre che passavano dietro la porta di vetro oscurato. Voleva parlargli. Doveva assolutamente parlargli. Ne aveva bisogno. Passava le giornate così, prendendo appuntamenti per la dottoressa\ portando caffè al ghiaccio e cappuccini freddi avanti e dietro\ perdendo i numeri e confondendo i pazienti (che poi tanto pazienti non erano)\ buttando giù due righe su una vecchia agenda. Sì, la ragazza chiamata Felicità passava così le sue giornate. Aspettando lui. Non per un gran che. Solo per una buona conversazione. Perchè alla fine una ,a fare quella che si sta zitta, si rompe le balle, è capibile. Mentre quando stava con lui era diverso, non aveva paura di trovare nuovi intrecci di parole, frasi complicate, pensieri contorti in un italiano che le piaceva scoprire. Roba che poteva fare solo con lui, insomma. Eudè aveva bisogno di lui. E ora vorrebbe solo un po' di misera comprensione. Forse.

giovedì 18 giugno 2009

Ora dei castagni

Mi sa che ho trovato il modo per connettermi, se non tutti i giorni, quasi. Però solo di pomeriggio. Qui di seguito riporto un piccolo sfogo partorito ieri sera laggiù dove mi sono trasferita.

Oh, ti prego, fai scivolare ancora quelle tue mani su questi fianchi, fammi rabbrividire ancora sentendo la tua lingua. I nostri sospiri daranno vita a questa stanza senz'anima, scriveremo la storia sulla nostra pelle.

martedì 16 giugno 2009

Ora delle campagne sperdute nel nulla

Scrivo queste due parole di fretta e con i capelli bagnati. Mi sono (senza il mio consenso) trasferita. Trasferita, in una villa tre volte più grande di casa mia, con giardino, alberi, tettoie, e gli uccellini cinguettanti. Un paradiso terrestre? Sì, ma senza wi-fi. Isolato dal mondo. Son solo due giorni che non tocco il pc e già sono in crisi d'astinenza. Sono un caso proprio grave. Bene, volevo avvisare. Non mi piacciono le persone che spariscono all'improvviso. Scriverò quando posso, non so quando, potrebbe essere domani come tra due settimane. Bene, qui vi lascio. Scappo. A più presto possibile.

sabato 13 giugno 2009

Ora della madre bambina

Quand'ero piccola, ho fatto le selezioni per lo Zecchino D'Oro. Arrivata al terzo turno a livello regionale, non mi presero. Non perchè non fossi brava, o carina, o sorridente, o con le trecce, no, perchè lì (come ormai dappertutto) va avanti solo chi è raccomandato. Sapevo di non essere la più brava, ma se vi dico che presero dei bimbi davvero cessi, credetemi. Cominciai le selezioni con un'altra bambina del mio paese. Superammo insieme i primi due turni. Il terzo, lei sì, io no. Non ricordo dove fossero le selezioni, ricordo che io ci andai con papà, e lei si portò tutta la famiglia appresso, nonni, zie e cugini. L'unica immagine che ricordo, di quelle selezioni è lei che salta in aria lanciata e ripresa da tutti i parenti, e una bambina bionda con le trecce che piangeva e dava la mano al papà. Ma non pensate mica che sai stato un trauma infantile, no, ho continuato a cantare a tutti i compleanni, tutte le recite scolastiche, tutte le canzoncine di Natale, e quando vedevo lei in trasmissione (sì, superò tutte le altre selezioni) sorridevo ed ero felice per lei, con la stessa semplicità che hanno solo i bambini. Non vinse lo Zecchino, ma fu presa per un altro programma, che non ricordo. Ora, non so perchè sto raccontando questo, è un ricordo che non ripescavo da tempo. Ieri sera ho visto cantare quella mia amica. No, non in televisione. L'ho vista cantare e rivedevo la sua immagine che saltava e io che piangevo, l'ho vista cantare e mi son tornate in mente cose che credevo nello scrigno dell'oblio ormai da tempo. E forse anche un po' di malinconia, chissà.
Bene, ora basta così, godiamoci il Sabato e buon week-end a tutti.

venerdì 12 giugno 2009

Ora del bagnoschiuma al cioccolato bianco

Questo è un post un po' contorto, giusto per non deludere chi mi ritiene complicata. Dicono anche che influenzo negativamente i pensieri altrui, e quindi pregherei coloro che hanno una tendenza al pessimismo, di non leggere. Grazie.

Distesa sul suo letto, a pancia in su, Eudè era immersa nel buio e cercava con gli occhi di guardare le scritte che erano appese ai muri della sua camera, poesie, per lo più. E come sempre, pensava. Ad Eudè non piaceva pensare, perchè la maggior parte dei suoi pensieri erano amari e pessimistici. Ma questa volta Eudè non pensava alla fine del mondo e alla vita e alla morte, questa volta pensava alla sua, di vita, oh, perdonatemi, esistenza. Dicevo, pensava alla sua esistenza, e gettò un'occhiata su qualche momento del suo passato, e qualche persona scomparsa. Scomparsa, sì, e non diciamo morta, volutamente scappata. Ed erano già in due. Pensa e ripensa, la ragazza giungeva ad una conclusione. Entrambi non sono scappati subito, no, hanno aspettato abbastanza affinchè lei si affezionasse. Ed è stato allora che sono scappati. Mai mostrare le proprie debolezze. Mai mostrarsi per quello che si è, umani. Questo è quanto. Mai mostrarsi deboli. Perchè quando ci si accorge che anche l'altro ha gli stessi problemi che hanno tutti e non sa come fare esattamente come non lo sai tu, si scappa. Ma non è tutto. Perchè Eudè sa che significa vivere senza avere coraggio di guardare i propri difetti e accettarli, non solo con noi stessi, ma avere il coraggio, l'umiltà e la forza di chiedere aiuto. Quindi non mostrare i propri difetti è impossibile, anche a costo di far scappare qualcun altro, che prima o poi si accorgerà che siamo tutti umani. Eudè è consapevole dei suoi limiti. Ma sa che non può mostrarsi forte se non lo è, ed è anche consapevole che ci sarà qualcun altro che scapperà e qualcun altro che la farà soffrire. E con una lacrima silenziosa nel buio, pensando alla maledetta Moira che ha deciso per lei, si addormenta.

giovedì 11 giugno 2009

Ora della mozzarella di bufala

Ci sono alcune persone che sono proprio come sembrano. Ci sono altre persone che, invece, non smetti mai di scoprire. Ci son persone con cui sai di non riuscire ad avere una conversazione interessante. Ci sono altre persone con cui, invece, non smetteresti mai di parlare. Trovare una di queste altre persone, fa sempre molto piacere. E senti come se avessi trovato un altro piccolo pezzettino della tua vita, solo perchè ci hai fatto una buona chiacchierata. Chè credo di aver scoperto che la felicità non è tanto l'autorealizzazione di Maslow e quant'altro, ma credo che stia in queste piccole cose piacevoli. Come una buona chiacchierata, come aver trovato un altro piccolo pezzettino di te stessi. E ti senti cresciuto, ecco, tutto d'un tratto un po' più cresciuto, così, senza preavviso.

mercoledì 10 giugno 2009

Ora delle divise da segretaria

Qualche pomeriggio fa ero con una mia amica seduta al bar a fare due chiacchiere, quando vediamo una vecchia signora sedersi con noi. (N.B. Nessuna di noi due la conosceva).
-Ah. Iusc fasc propr cal! (Oggi fa proprio caldo!). Ah. Iei so andat a sendir la messa, e mo devo andare a casa p' cucinà e poi devo vedere 'na cosa alla televisione. (Sono andata a messa, ora devo andare a cucinare e poi devo vedere qualcosa alla tv) Ah. C' bell uagnedd! (che belle ragazze!) E u zet? (E il fidanzato?). Ah. Bè, grazie, che mo devo andare a casa. Grazie. Grazie. Ah. E tante cose belle. Auguri. Grazie. Ah.
E ci lasciò così, con quel suo "ah". Forse tutte e due ci chiedemmo perchè ci avesse ringraziato, ma nessuna fiatò e rimanemmo con quel sorriso sulle labbra, è incredibile come quattro parole in non-italiano possano mettere di buon umore. Mia cara signora, oggi ripenso a lei e sorrido ancora, e sa cosa vorrei dirle?
Grazie, soltanto grazie. Ah.

martedì 9 giugno 2009

Ora dei lakers che vincono grazie a Kobe Bryant

Solo una parola veloce. Sai. Cosa. Ha. Fatto. Quel. Bastardo. Prima. Di. Te. Ora. Ti. Prego. Se. Devi. Sparire. Fallo. Ma. Prima. Dimmi. Solo. Addio.

Lo prometto, prima o poi comincio a mettere titoli sensati. Comunque, grazie Fab.

lunedì 8 giugno 2009

Ora dell'avvocato metallaro

L'esile forma si muoveva sinuosamente. Ad occhi chiusi sentiva la musica scorrerle nel corpo. E danzava. O forse volava. O forse sognava. Chissà. Sembrava impossibile da prendere, sarebbe sfuggita al tatto come seta. Noi restavamo immobili davanti a tanta bellezza e grazia. Mentre la creatura danzava. O forse volava. O forse sognava. Chissà. Mi voltai verso di te e provai un brivido, nello stesso istante in cui lo stavi avendo tu. Trovasti il mio sguardo. Mi prendesti per mano e ritornammo ad osservare quella meraviglia incantevole. Lei danza e trapela libertà, desiderio, voglia di vivere, tranquillità, perfezione. E ti vien voglia di danzare. O forse volare. O forse sognare. Chissà. Ti vien voglia di provare tutto quello che l'esile forma ha già trovato. Anche se solo per qualche minuto. Anche se illusoria. Anche se dolorosa alle caviglie. Felicità.

domenica 7 giugno 2009

Ora della felicità ritrovata in 4 parole

Luna, stasera mi sembra di aver finito le parole. Le ho già dette tutte. é che di parole non ce ne sono abbastanza. E quando le hai esaurite tutte, non sai come fare. Luna, che giochi tra le nuvole scure e il cielo scuro, illumina la pelle bianca della musa dalla bellezza malinconica. Luna, una bambina sorrideva nel verde, un tempo, e le margherite crescevano nel prato. Sei così lontana, così impossibile, Luna, per chi ha solo bisogno di un po' di solitudine, per chi ha solo bisogno di un po' di comprensione. Solo un po'. Luna, suona ancora una canzone. Luna, non la senti, da sempre? é la canzone di chi ti chiama, è la canzone di chi ti desidera, di chi desidera solo un po' di comprensione. Veglia sul bambino che dorme e respira lento, veglia sul ragazzo lontano, e veglia su di lei, lei che ti cerca tra le nuvole scure e ti canta l'eterna canzone, ancora un'altra volta.

(Ispirato da questa.)

Grazie Marinella per il contributo.

sabato 6 giugno 2009

Ora delle rivelazioni inaspettate

-Dimmi tutti i suoi difetti.
E giù a elencare di getto un'infinità di malvagità.
-Bene, ora, in quanti di questi ti riconosci?
Silenzio. Ancora silenzio.
-Cazzo, tutti.
Risata.
Son proprio fatta male, io.
Anzi, malissimo.

venerdì 5 giugno 2009

Ora dei sogni appesi ad un paracadute

Mi fai impazzire. E lo sai bene. E godi. Mi fai impazzire tutte le volte che mi guardi così, come se oltre me non ci fosse altro che buio. Per nascondere la mia vulnerabilità, distolgo lo sguardo, ma tu continui a fissarmi e allora riprendo a guardarti e nasce una specie di gioco, per vedere chi resiste di più senza saltare addosso all'altro. Adoro il modo in cui mi fai impazzire, adoro il modo in cui mi guardi, adoro il tuo desiderio e adoro il tuo giocare con me.
Ma più di tutto adoro il tuo lasciarmi vincere. Sempre.

giovedì 4 giugno 2009

Ora delle labbra sulle labbra

Mi hai scoperto. Questo è il posto dove ho trovato la mia pace interiore, e ci vengo ogni volta che mi va, se mi va. Siediti pure quì affianco a me e osserva il tramonto. No, non dire alcuna parola e respira. Osserva la strada più grande del paesino e l'ampio marciapiede con tutti i tavolini, e i gatti appollaiati sulle sedie di legno color pastello. Guarda i bambini che si rincorrono e le vecchie signore alla finestra. Guarda la gelateria che tutti hanno amato e che amano ancora. Guarda lo splendore di un posto così. E lascia che la pace ti entri dentro, e che una morbida gomma rosa cancelli ogni cosa dalla tua mente, fino a cancellare perfino la tua immagine, lasciando solo la tua essenza e la tua anima. Guarda lontano le balle di fieno nel campo e respira. Questo è uno di quei posti che non cambierà mai, e non mi stancherò mai di ripeterne la magia, in tutti i particolari, in tutte le solite e piacevoli sfaccettature. Mi hai scoperto. Questo è il posto dove trovo la mia pace interiore, ma ammetto che ora che ti ho quì, adesso, al mio fianco, la mia pace interiore sfiora la felicità e il perfetto equilibrio.

mercoledì 3 giugno 2009

Ora dell'ouzo sulla barca

A volte mi fermo a pensare a tutto questo. Tutto questo inteso come tutto, vita, che dir si voglia. E come niente mi ritrovo ai confini dell'universo a cercare domande che non avranno mai risposte. Le solite domande esistenziali. Poi capita che qualcuno ti dica Le cose migliori si fanno sempre senza senso. Forse ha detto così solo per farmi smettere di cercare l'introvabile. Ma riflettendoci, e cercando di estendere il piccolo concetto al tutto inteso come vita che dir si voglia, il risultato sarebbe che la vita non ha alcun senso, eppure vivere è una delle cose migliori che l'uomo possa fare. E sia.

martedì 2 giugno 2009

Ora delle altalene di legno

Capita che tu abbia passato la vita costruendo i tuoi princìpi, credendoci e affermandoli ogni volta che si presenta l'occasione. Poi capita che questi tuoi princìpi siano mandati all'aria in un soffio. Puf. Questione di attimi e ti si prospetta davanti una nuova realtà. No, non hai visto la luna, nè tanto meno quel bonazzo di Johnny Depp (specialmente quando aveva i capelli un po' più lunghi) (affermazione tremendamente stile tredicenne-barbie-si-plastica, ma non si può negare l'evidenza...), tu hai visto solo una donna. Se ne stava lì a lavare il pavimento e a risciacquare lo straccio bagnato nel secchio e ti son crollati i princìpi. No, non completamente, diciamo che li hai rimandati a tempi futuri, ecco. Lei ha passato la vita da buona brava ragazza di una famiglia benestante del paese, passando l'adolescenza ad accudire i quattro fratelli piccoli, non è mai andata ad una festa, non ha mai fatto un'ora di ritardo a casa, non ha mai fumato nesquik, non ha mai preso un voto più basso di cinque, ha sposato il primo ragazzo che l'ha baciata. Ora, non che queste non siano cose giuste, costruttive e quant'altro, ma se solo qualcuno la guardasse negli occhi vedrebbe il rimorso di non aver vissuto tutto, e non credo che nessuno possa più darle la giovinezza, oh no. Quindi niente, ti cadono i princìpi e ti ritrovi a guardare la tua vita e dire: Mamma, io non voglio finire così, fino ad adesso non ho fatto altro che ripetermi cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza accorgermi che ho davanti una giovinezza che nessuno mi ridarà mai più che è pronta per essere vissuta in modo migliore, cazzo sto aspettando a farlo?

lunedì 1 giugno 2009

Ora delle spighe di grano al vento

Sera, senza stelle, ma pioggia, ancora pioggia, solo pioggia. E ti ritrovi a non capire se ciò che ti bagna le labbra è birra, pioggia o lacrime. O forse un pò tutte e tre. Sulla tua pelle le gocce di pioggia si confondono con la malinconia che ti sta addosso. E il tuo disperato bisogno di un abbraccio. Roba che ti butteresti addosso al primo che passa, anche al barbone che canta a squarciagola dall'altro lato della strada, ubriaco e stanco della vita canta sotto la pioggia con una sigaretta che fa fatica a rimanere accesa. Non riesci a smettere di piangere, e la pioggia non riesce a smettere di cadere. Lei ti capisce, e tu la desideri, desideri condividerti con lei, e non smettere mai di piangere e lei non smettere mai di cadere. E poi scorgere qualcuno che ti sta venendo incontro, a braccia aperte e il sorriso sulle labbra e tra lacrime e pioggia accenni ad un sorriso e cadi tra le sue braccia. No, il freddo che senti è solo l'asfalto bagnato ed il sogno svanito. Era un'illusione, non c'è nessuno a correrti incontro con le braccia aperte, il freddo che senti sulla guancia è l'asfalto bagnato di pioggia e malinconia, e la sensazione sulle ginocchia non è altro che dolore. Nelle tue mani non c'è luce, solo buio e sofferenza, e un bisogno di affetto che nessuno soddisferà mai.

domenica 31 maggio 2009

Ora dei cinque e mezzo

Eudè sapeva di loro due. Sapeva perchè si sapeva, e chi non lo sapeva l'avrebbe saputo tra poco. Lo sapeva sin dall'inizio. E all'inizio aveva accolto la notizia con un sorriso ebete stampato in faccia. Ma non le aveva fatto così male, insomma, c'era da aspettarselo. Finalmente pensarlo non le faceva più male, e c'è da dire, che era anche contenta per loro. Forse perchè nella sua testa c'erano altri pensieri, forse perchè era troppo impegnata a capire se stessa, che ormai il loro era diventato un fatto come un altro.
Poi, un giorno, era in giro con lui -lui classificabile come migliore amico- e li vide. E al vederlo avvinghiato a lei in quel modo, il suo cuore fece un balzo. Uno solo, OP. E poi ritornò al suo posto. No, Eudè non se l'aspettava mica di reagire così, lei lo sapeva da un bel po', lei era felice per loro, lei aveva altre cose per la testa, il suo cuore non poteva farle degli scherzi così. Un balzo, uno stupido balzo. Lo guardò per un'ultima volta mentre la avvolgeva totalmente, poi prese la mano amica, e se ne andò.

Ebbene sì, sono tornata. Cosa? Chi ti voleva? Ma smettetela! Anzi, vi dirò di più, ho ricevuto i complimenti per il racconto erotico. A quanto pare è piaciuto. Come si può notare il blog non è cambiato di una virgola, avevo fatto un tentativo, ma assomigliava ad una navicella spaziale celestre e quindi niente, blu, amen. Ho provato anche con una specie di effetto antichizzato, e stava proprio bene, ma non mi sentivo a mio agio, ecco. Voi comunque continuate a proporre. Vedrò cosa posso fare. Bene, come avete notato, ricomincio a scrivere parlando di Eudè, anche se secondo me questo post non rende tanto, e chiedendomi perchè, la risposta che ho trovato è che renderebbe meglio in prima persona. Oh, cavolo, quanti righi di note! Basta, ora la smetto. A domani.

lunedì 25 maggio 2009

Ora dei fallimenti e dei falliti

Per qualche giorno non scriverò. Ecco, volevo solo avvisare. Poi avevo voglia di cambiare soprannome e i colori del blog. Se vi viene qualcosa in mente, ditelo e ne terrò conto. A presto.

domenica 24 maggio 2009

Ora delle cascate di cioccolato

Ricordo la forza e la delicatezza delle tue mani sui miei fianchi quando mi portavi a te. La volontà del mio cuore di allontanarti e l'incapacità di non assecondarti. E poi il calore e il profumo del tuo corpo e il freddo e l'odore di un divano di pelle. Un filo arancio del tramonto in mezzo al buio del salone deserto sembrava squarciare le scure tende pesanti e impolverate. L'eleganza di un nero pianoforte a coda di vernice che acconsentiva silenzioso la nostra presenza e rimaneva immobile ai nostri sospiri che echeggiavano nella sala. La mia pelle pallida e calda sul freddo divano scuro, le tue mani che scorrevano su di me e le mie labbra che cercavano il tuo calore, sfiorandoti. E le tue labbra che desideravano conoscere ogni centimetro del mio corpo e il sentirmele addosso ovunque, quelle tue labbra. E poi le tue dita che premevano e le mie mani che afferravano le tue spalle, mentre cercavi di soffocare i miei gemiti baciandomi. I segni delle mie dita sulla tua schiena. Poi mi prendevi e mi poggiavi sul pianoforte, mi bloccavi i polsi con le tue mani, con la stessa forza di quando si tiene in mano un uovo, ed i miei talloni sulla tua schiena. Avrei voluto essere amata e desiderata così per sempre.
E poi rimanere abbracciati a sentire il battito dei nostri cuori, mentre il giorno fuggiva e il tramonto si spegneva.

Alla fine eccolo quì.

sabato 23 maggio 2009

Ora delle urla nella notte

Non pubblico il racconto erotico citato ieri perchè ho altro per la testa. Lo pubblicherò quando mi andrà, se mi andrà. Lo so che non gliene frega niente a nessuno, ma prego, lasciatela solo più sfogarsi.

Alla gente che parla e ride laggiù non serve altro, sono felici nel loro mondo, con la loro perfezione, con le loro risate e con il loro ronzio rumoroso, chiassoso, fastidioso e orribile. Vorresti ucciderli tutti quanti, li odi, perchè loro non sanno, oh no, non sanno che avresti solo voglia di silenzio, solo voglia di buio e silenzio, di pace, di quiete. Ma loro no, ti invadono la testa con la loro corsa frenetica della vita, non sai come liberartene, li vuoi scacciare via dalla tua testa. Ti fanno male, non riesci a sopportarli. E il bicchiere che cade con il suo tin tin non fa che darti l'ennesimo colpo. Ma loro che ne sanno che lassù ci sei tu ad aver bisogno di buio e silenzio, loro che ne sanno che stai soffocando dal caldo e che soffri di pressione bassa, loro che ne sanno che non puoi aprire la finestra perchè la puzza dei loro panini o patatine o piadine o frittura e quant'altro ti fa schifo, ma non puoi neanche soffocare. Loro che ne sanno che li vorresti uccidere uno a uno con le tue mani? Probabilmente niente. Loro non sanno delle tue lacrime. Loro non sanno. Ed è meglio così. M tu intanto piangi, per tutto, per niente, perchè sei nervosa e fai i capricci, perchè le persone che in quel momento vorresti fossero con te a lasciarti sfogare come sempre non ci sono. Vaffanculo a chi ti porta via la spalla su cui hai pianto per otto anni, vaffanculo ai candidati sindaci che sbraitano, vaffanculo alle canzoncine del Pdl, vaffanculo a chi ti tratta come un vecchio straccio da buttare solo perchè gli hai permesso di conoscerti bene, come non l'hai permesso a nessun altro. Vaffanculo a tutti e tutto, non ho bisogno di pietà, compassione e paroline dolci. Avrei bisogno solo di un abbraccio sincero, senza "povera piccina", avrei bisogno di sentirmi apprezzata per quello che sono, non per quanto soffro o piango o per quello che scrivo. Avrei solo bisogno di buio.

venerdì 22 maggio 2009

Quarta matrioska- Rinascita

Lo so, lo so, sono un po' in ritardo con la matrioska. Ma, eccola quì. La prima parte la trovate qui. Che dire... spero piaccia almeno un pochino pochino.

Quello di uccidere, era solo un vizio. Così, "tanto per". C'è chi fuma, c'è chi beve, c'è chi scrive, e lui uccideva. Quando era piccolo, guardava con ammirazione la vetrina di armi in casa sua, collezione del suo vecchio. Ma era proibita. E come tutte le cose proibite -si sa- è allo stesso tempo affascinante e provocante. E così, ormai ragazzo, quando nessuno era in casa, apriva la vetrina e -con gli occhi luccicanti- sfiorava quelle spade e quei coltelli, e il bellissimo stiletto bianco. Cresciuto, morto il padre, ereditò la collezione. E così cominciò a uccidere, le prime volte per caso, ma poi -ma poi- ci prese così gusto che non seppe più smettere. Trovò anche la maniera per farsi un po' di soldi. Ora, c'era il fatto che era umano. E come tutti gli umani, anche la sua anima non poteva sopportare tale segreto e tante anime innocenti. Intorno a se vedeva il vuoto, e poi una luce, debole. Le uniche persone che potevano salvarlo erano: Sua madre, sua sorella. E così, in un giorno di primavera, svelò tutto alle due. Il risultato? Il pianto disperato di una madre gettata alle sue ginocchia e una sorella svenuta sul pavimento. Se ne andò, via, lontano, scappò.

"Eccomi". Tre paia di occhi che si cercavano a vicenda.
-Io la voglio fare finita. In 'culo la vita, in 'culo i soldi, io me ne vado.
E lo stiletto bianco in mano. E il riflesso del tramonto sul mare. E una mano pallida e senza forze che blocca il tutto.
- Adesso basta. Basta col sangue, basta con tutto, di vita ne è già andata via abbastanza.
Stiletto nella sabbia. E lacrime sul ventre materno.
Il futuro incerto, senza più squilibri, senza più oscillazioni. Ma tanta paura ed un'anima macchiata di sangue incancellabile. Il passato riconosciuto come tale. Ed il presente. Il perdono. Le speranze e l'aspirazione alla felicità. L'uomo perfetto aspira alla felicità almeno quanto Andreas. Sono davvero diverse due motivazioni che perseguono lo stesso fine?


Ah, quasi dimenticavo una cosa che non c'entra nulla ma che volevo dire: stamane ho scarabocchiato un piccolo racconto erotico che avevo intenzione di mettere quì sopra stasera. Ma, poi, dunque, però ho cambiato idea e ho scritto la matrioska. Se domani mi va, ve lo publico, intanto, ve lo anticipo così...

giovedì 21 maggio 2009

Ora delle capre che fanno il palo nella banda dell'ortica

Lo schiocco delle dita a tempo e la testa che passa veloce da sinistra a destra facendo svolazzare i capelli. E gli occhi chiusi. Dimmi che posso chiudere gli occhi anch'io e sentire la libertà che senti tu. Dimmi che posso cantare fino a che non mi sarà finita la voce. Dimmelo.

mercoledì 20 maggio 2009

Ora dei nastri blu

Cretinate adolescenziali che avrei voluto evitare. Ma chicavolosenefrega.

Un vecchio e basso tavolino di legno, il buio e una candela. E quattro donzelle sedute per terra attorno al tutto.
- Io e il mio ragazzo ideale, facciamo l'amore sulla spiaggia al tramonto.
-Il mio ragazzo ideale mi fa trovare le rose sul banco di scuola.
- Il mio ragazzo ideale deve venerarmi da mattina a sera... e tu, Eudè?

- Il mio ragazzo ideale non esiste. Ma, a parte tutto, vorrei solo che mi sappia baciare sotto la pioggia.


martedì 19 maggio 2009

Ora dei sognatori ottocenteschi

Devo esternare in qualche modo le mie vecchie ossessioni lasciate sul fondo di un vecchio cesto di giocattoli. Non è la prima volta che lo faccio, e so che non sarà l'ultima. Non è da molto tempo che ho imparato a guardarmi indietro senza permettere che la mia anima sanguinasse ancora. Ma da te... da te di tempo ne è passato eccome. Sai, se ora sono così, forse è solo colpa tua. Se ho cominciato troppo presto a capire che la vita non è altro che una continua corsa verso la morte, se ho cominciato troppo presto a guardarmi attorno e a capire che non c'era nessuno, se ho cominciato troppo presto ad immaginare la morte come una nera danzatrice dalle labbra fredde. E a desiderare le sua labbra sulla mia fronte, senza mai avere il coraggio di guardarla in faccia. E la bambina dalle trecce bionde che sfiorava le pagine di un Dostoieskij poggiato su un comodino, perchè tanto nessuno si sarebbe preoccupato. E poi Goethe. E poi la distruzione totale. Se sentivo la mia anima sanguinare, se nascondevo le ferite dentro una vecchia agenda, se ho cominciato ad avere paura di tutto, è solo colpa tua. E tu lo sai bene, benissimo. Ma ora, sai, ora ho imparato a conoscermi, ad ammettere le mie paure, le mie debolezze, i miei desideri, ho imparato ad urlare a modo mio, davanti a un foglio di carta o un pc. Magari non del tutto, magari sono ancora intenta a ricucire le ferite e a stringere i denti, ad illudermi e distruggermi. Concludo augurandoti buona fortuna, ma non ne hai bisogno, perchè hai intorno a te persone che ti amano. Auguri a te, alla tua lei, alla tua migliore amica e alla vostra felicità. Questo è solo un pezzo di quello che ho dentro, scritto solo perchè, se morissi adesso, forse ti guarderesti un attimo dentro e vivresti appieno la tua felicità.

lunedì 18 maggio 2009

Ora degli incastri (non riesco a trovare sinonimi)

Post leggerissimo previsto per il Sabato mattina. Lo so, è Lunedì, e non ditemi che vado un po' in ritardo, perchè forse sono già proiettata verso il fine settimana che viene. L'altro post leggero parlava di tette, questo post di mollette.

Uno dei balconi di casa mia, si affaccia su un atrio. Ed essendo all'angolo, dista pochissimo dal bacone della mia vicina. Ora, si deve sapere, che la mia vicina è una maniaca dell'ordine. L'altro giorno stavo stendendo il bucato sul balcone in questione, quando osservo il bucato steso sul balcone vicino. Maglietta verde, due mollette verdi. Maglietta blu, due mollette blu. E così via. Ogni capo steso a cinque centimetri dall'altro. Ecco che non riesco a sopportare tutta quella precisione e comincio a rendere quello scempio più guardabile. Scambio tutte le mollette, molletta grande verde con molletta piccola rossa su maglietta blu, molletta bianca e rossa su mutanda fucsia, molletta gialla su pantaloncino azzurro. Molletta più, molletta meno, quel bucato diventa un bucato qualunque. Contenta del mio atto di vandalismo, rientro in casa. Passano due giorni. Oggi pomeriggio, esco sullo stesso balconcino per prendere le mie robe asciutte, quando...
Sacrilegio! Era tutto schifosamente perfetto, inimmaginabilmente perfetto e preciso. No, questo è troppo. Calo di pressione e poi VRAM giù per terra.

domenica 17 maggio 2009

Ora dell'amore infinito

Ispirato da una conversazione con un amico.

Pensate ad uno che è innamorato. No, dico innamorato sul serio.
-Continuare a vederla mi fa stare male, devo dimenticarla. Ma non riesco... non posso; continuare così peggiorerebbe le cose. Lei, così dolcemente malvagia. Devo scappare da lei, ma continuo a cercarla. Ogni volta che la vedo è come se il petto mi si squartasse, se la vita non avesse più alcun senso, sento il vuoto, l'infinito, perchè so che non è mia e non potrà esserlo, non più. La guardo sorridere lontana mentre il dolore mi uccide. Bella, maledettamente bella, perfetta in ogni sua imperfezione. Soffoco. Non gliene frega niente di me, ed io la voglio, la voglio troppo.


Non profanate il semplice. Non profanate l'amore.

sabato 16 maggio 2009

Ora della piramide di Maslow

"L'odore della tua pelle mi fa impazzire. Giuro, impazzisco. Vorrei solo saltarti addosso e dare sfogo alle mie fantasie."
Ti prego, adesso fallo, sono qui e sono solo tua. E poi andare oltre al tuo profumo, sentirti dentro di me e lasciare una piccola parte di me nel tuo corpo. Desiderio. Forte. Come inalare l'odore della benzina. Lo so, fa male, ma che ci posso fare, è così soddisfacente...
Non smettere mai di essere, non smettere mai di sorprendermi.
Ma ora basta così, cara maledetta testa, smetti di illuderti e guarda le cose positive senza castelli per aria. Godi, ma non troppo. Impara il concreto. Impara l'ammettere il vuoto attorno a te. Impara a sentire il nulla e a non riempirlo con i sogni e con il desiderio. Impara a farti da parte e ricordati perchè hai deciso di vivere, ma più di tutto ricordati che la felicità non ti apparterrà mai.
Guardati indietro e impara dagli errori, e se ce ne sarà bisogno, preparati per un terzo punto e accapo, per prevenire.


Spiegatemi perchè son tre giorni che non scrivo nulla di decente o accettabile, spiegatemi perchè non sono più capace di fare qualcosa di cui non posso fare a meno. Cosa fareste se all'improvviso non sapeste più camminare. Ecco, non trovo più le parole. Arrivano in ritardo e scombussolate. Oh, Moira (fato, destino o come vuoi che ti chiami...) perchè mi fai questo?

venerdì 15 maggio 2009

Ora dei treppuntinidisospensione

Avevo in mente di parlare di Eudè. Ma niente, niente lato pessimistico e apocalittico della vita per oggi. O forse non tanto degno di nota. Il nothing bad to say a volte fa persino piacere. Non mi riconosco.

giovedì 14 maggio 2009

Ora delle scarpe 47 e 1\3

Sai, è sera, e io sono quì a pensarti. Questa volta niente ossessioni, questa volta niente castelli per aria. E non ho difficoltà ad ammettere che ti vorrei quì. Ti vorrei spudoratamente quì, seduto di fronte a me. Ho solo voglia di sentire la tua voce ancora un po' o solo voglia di sorridere senza un motivo ben preciso, ho semplicemente voglia di stare bene ancora un po', giusto ancora un po'. Niente di più che una buona conversazione, se sei d'accordo, posso ancora desiderare di volerti qui. Ora sorrido. Lo so, è solo un altro effimero attimo di pace con me stessa, lo so, durerà poco, ma prego... lasciatemelo godere ancora un po'. Quando sarà tempo di disperarsi e sprofondare nella merda, lo farò, ma ora... ora mi godo il mio attimo di pace. E tu, grazie per avermelo regalato.

martedì 12 maggio 2009

Ora dei cali di pressione

Agitata, confusa, nervosa, intrattabile. Ha passato l'intera giornata a trovare il tasto Delete per le sue ossessioni. Niente, proprio non si trova. Ora forse è più tranquilla, sì, proprio ora che ha la pagina bianca davanti agli occhi pronta per subire la sua pazzia, lei è più tranquilla. Fatto sta che domani è Mercoledì. E non un Mercoledì qualunque. Domani deve andarsi a prendere un gelato in compagnia. (chiamarlo appuntamento le dà fastidio). Non che ci sia niente di così eccezionale, solo che... non le va neanche di raccontare. é una lunga storia. Non che non voglia rendere partecipi della sua vita i numerossissimi lettori di questo blog (come no), ma semplicemente è una cosa lunga e pallosa. Quindi, domani si va a prendere un gelato con lui. Cosa la preoccupa?

Il dove. E il resto. Mi spiego. Un paesino piccolo, ma così piccolo, ma così piccolo...
Un paesino in cui striscia velenoso il pettegolezzo. Lei ha sempre odiato tutto quel parlottare, tutto quel sapere "tutto di tutti". Tutti, per i quali un gelato è come un matrimonio. Le voci cominciano a girare velocemente e in tutto quel girare vengono, come sempre, distorte. E ciò è semplicemente squallido. Ecco perchè odia il suo paesino, ecco perchè vorrebbe solo prendere un treno e andarsene di qua. Ma, che tu voglia o no, il tuo paesino te lo porti con te, con tutte le chiacchiere, con tutto ciò di bello e di brutto che ci sta. Sei legato indissolubilmente alla tua terra, alle tue origini, al tacco dello stivale. Ti nasce dentro, e si finisce ad avere un rapporto di "Odi et amo" con quella terra, che resterà, volente o nolente, la tua. E poi tutta la gente, gente che spettegola ma che non ha le palle (perdonatemi l'espressione) di prendersi le proprie responsabilità e sparisce, lasciandoti solo come un cane. Gente che ti ha insegnato a non avere nulla che te stesso. Anche adesso, che vorresti soltanto un po' di appoggio.

lunedì 11 maggio 2009

Ora delle sciarpe rosse

Il cuore ti batte forte, davanti a te il burrone. Puoi buttarti. Conseguenze:
1. Ci sarà qualcuno a prenderti laggiù.
2.Ti farai più male, ma non raggiungerà mai il male che hai sopportato fino ad ora.

Ti servirebbe solo qualcuno che ti dicesse: Buttati.

domenica 10 maggio 2009

Ora dei piedi sulle spalle

Le illusioni sono come tappezzeria in una casa senza fondamenta. Preveniamole, e se non sono state previste fondamenta (certezze), allora piantiamo i pomodori sul nostro lembo di terra.


P.S. Ero indecisa se mettere come titolo Ora dei piedi per terra e Ora della testa sulle spalle. Ecco perchè.

sabato 9 maggio 2009

Ora del gatto ghepardato

Mi andava di scrivere una cosa leggera, da Sabato mattina. Quindi niente pensieri profondi.



Un negozio di intimo dai colori fluorescenti, pareti e arredamento verdi fucsia gialli arancio. E una commessa platino. Con tutti questi colori quasi quasi mi vien voglia di divertirmi.
-Vorrei qualcosa di provocante.
Mi squadra e punta i suoi occhi sul mio corpo dalla testa in giù.
-Taglia?
Ecco, sinceramente non lo so. Non l'ho mai saputo di preciso. Alcune volte seconda, alcune volte terza. E non ho mai capito perchè.
- Seconda... terza.
- Seconda o terza?
- Non so. Mi porti la seconda e la terza, perfavore.
-D'accordo.
Se ne viene da dietro la porta fucsia con 5, 6, 7, scatole e mi mostra il contenuto. Ghepardato, tigrato e di pizzo.
Mi mostra il camerino e io mi ci fiondo dentro. Sento l'ombra che si ferma dietro la mia tenda. Mi provo il primo, è una seconda. Di starmi bene mi sta bene, e anche la taglia sembra giusta. L'ombra mi chiede
-Come va?
Se vi state chiedendo se è normale, vi rispondo di no, non è assolutamente normale.
- bene.
L'ombra scosta la tenda e osserva.
- Sì, è decisamente la tua taglia.
-Mi faccia provare anche la terza.
- Come vuoi.
Detto fatto. E c'è da dire che mi sta bene. E la taglia sembra quella giusta. Se vi state chiedendo come sia possibile, vi rispondo che non lo so.
L'ombra scosta la tenda e rimane scandalizzata emettendo un suono imprecisabile
- Aaaaaaaaaah. Ma...ma... non è possibile!
E i suoi occhi si allungavano sempre di più sulle mie tette seconda\terza. Tra i due reggiseni, non avvertivo alcuna differenza. Anche se la differenza della stoffa tra le mani era evidente. Mi guardò come se avesse visto un mostro.
Ho preso la terza, non so perchè. E per tutto il tempo lei ha continuato a fissare la mia faccia e le mie tette, chiedendosi come fosse possibile. Me ne sono andata con la mia busta fluorescente pensando al dilemma che avrebbe tormentato ancora per un po' la povera malcapitata, dilemma con cui ho imparato a convivere.
Sono una seconda\terza. Tutto quì.

giovedì 7 maggio 2009

Ora dei sussuri nelle orecchie

Sera, buio, luna, aria aperta. Entrambi seduti, l'una con la testa sulle gambe dell'altro.
- Sai, a volte è proprio di questo che ho bisogno.
- Eudè, la luna puoi vederla tutte le sere.
- Non lei, guarda il resto, il buio. Ho spesso voglia di buio.
La mano di lui tra i capelli di lei. Lei la prende e tira un pizzicotto.
- Aiah, Eudè, che ti è preso?
- Lo so che sei un sogno... cosa aspetti a sparire?

mercoledì 6 maggio 2009

Ora delle vecchie ferite

Magari tu hai passato il pomeriggio sui libri, a destricarti tra Calvino, Svevo e Pavese. Inutile dire che sapevi tutto. E quando dico tutto, intendo tutto. Mattina, la vecchia prof ti chiama. E tu sei pronta. Cominci a pregustarti il sapore della vittoria. Ah, dimenticavo, un piccolo particolare, la prof in quesitione non ti sopporta, pensa che tu non sappia neanche tenere in mano la penna e ti mette sempre e comunque i bastoni tra le ruote.
Tutto liscio. Calvino e Svevo perfetti. Anche Pavese sta andando niente male.
-... e infine muore di suicidio in seguito ad una profonda crisi esistenziale.
- Sì, che tanto lo sappiamo che questi qua sono tutti cretini, insomma ragazzi, dovete capire che non hanno una buona salute mentale, sono tutti così gli scrittori.
Senti dentro di te la rabbia che esplode, che lì l'unica cretina è quella vecchia dietro la cattedra, per te. Ma tu sei educata, non puoi...
- Io non la penso così.
Oh, cazzo. Venti facce che ti osservano come se avessi commesso un'eresia. Tu sei quella che non si è mai ribellata, tu sei quella che si è stata zitta perfino quando le è stato detto "Scrivere? Ma se non sai neanche come si tiene in mano la penna!". E ora che fai?
La sua espressione di sfida. Cominci a parlare di getto, mettendo sulla piazza i tuoi pensieri.
- Io penso che invece gli scrittori siano persone molto sensibili, penso che vedano la vita in modo molto più profondo, anche soffrendo molto di più. Sono persone straordinarie.
Le gambe che ti tremano. Il silenzio, intorno a te.
- Vattene a posto, 6 e mezzo.
Silenzio. Nessuno ne parlerà mai più di quell'interrogazione. E ritorni al tuo banco, un po' scossa, piena di rabbia e frustrazione, nel silenzio generale. Poi, uscita da scuola, cominci a ridere di gusto, senza neanche un perchè.

martedì 5 maggio 2009

Ora delle bruschette paneolioepomodoro

Pomeriggio tardi. Tramonto. Sole in faccia. Sole che rende magico persino un paesino sperduto nel Sud, a bagno nel tacco dello stivale. Fa impallidire i muri bianchi delle case e dipinge il suo regno sui toni dell'arancio. la strada impolverata ora è dorata, lì, di fronte a te, e finisce nel sole. Ti volti e osservi la tua lunga ombra seduta. La coppietta seduta al tavolino della gelaterìa che ne ha visti passare di baci così, i bambini seduti sul muretto che gridano e si spingono, le due vecchie che farfugliano da un balconcino all'altro, sedute lì, senza tempo, tutto quello che per anni hai odiato ed amato allo stesso tempo, eccolo lì. L'amico che sbuca all'improvviso e che ti porta a prendere il gelato, e ovunque tu vada, ti conoscono così bene che non hai bisogno di dire niente. Gianduia e vaniglia. Lo sanno già. Due buone chiacchiere e poi una passeggiata fino al lungo mare, che poi mare non ce n'è ma si chiama così. No, non ti stai sbagliando. Sei proprio a casa.



lunedì 4 maggio 2009

Ora del bacio della buonanotte

Come se ti mancasse un pezzo della vita, come se ti fossi perso qualcosa, o come se qualcosa ti fosse stata negata. Dalla Moira, forse. Come se non ti fosse stata concessa la felicità. Ed è buffo, se ti chiami così. Eudaimonìa. Secondo gli antichi greci, l'amore può essere di tre tipi.

Primo tipo, prima parola: Filos. Amicizia.

Seconda parola: Eros. Passione.

Ma lei non ci crede nell'amore, o meglio, non crede nel suo, di amore. Destinata alla solitudine e alla infelicità. Lei non ci crede più, che l'amore esista. E si rifugia nel sogno. Dove tutto è possibile, dove la parola felicità assume un qualche vago significato. Maledetta Moira, Fato, Destino o come vuoi che ti chiami, dal rossetto scarlatto, perchè le neghi tanto?
Il dolore che senti, il pezzo che ti manca, non è altro che voglia di amore.

Terza parola: Eudaimonìa. Felicità.

venerdì 1 maggio 2009

Ora dei pasticcini imbottiti di crema

Eccola. Che dire... divertitevi!

Seduta sull'orlo della sua vita, Elvira pensava. Era la prima volta, mesi passati a cancellare una parte della sua vita, che guardava in faccia il suo passato. Una parola: Vento. Perchè Elvira, quando c'era qualcosa che non andava, prendeva il treno e se ne andava. Via, nella stessa direzione del vento. Si lasciava la sua vita alle spalle e ricominciava da zero. Prendeva tutto e partiva, prendendo il primo treno che andasse nella stessa direzione del vento. Il vento era l'unico compagno di viaggio, insieme ad un quadernetto nero, dalle pagine completamente bianche. Erano le sue poesie. Era la sua vita. Bianca. Vuota. Poi un giorno arrivò in un paesino del sud, accompagnata dal Libeccio. Un paesino abbastanza tranquillo, e -come succede sempre nei paesini piccoli- dove tutti sanno tutto di tutti. Ed era ovvio che si cominciò a parlare anche di lei. Ma nessuno sapeva niente di lei, oltre al nome. Elvira non aveva alcun passato, o forse ne aveva troppo. Cominciò a lavorare come segretaria in uno studio medico. Poi, un giorno, successe. Stava pranzando da sola in un piccolo ristorante dall'aria familiare, quando difronte a lei si sedette un lui. Giovane, dall'aria di bravo ragazzo.
- Nessuno sa nulla di te. Volevo farti i complimenti. Sì, insomma... sei la prima di cui non si fa pettegolezzo. E ne sono alquanto contento. Non sopporto le parole vuote di questo paese. E così tu saresti cosa, una donna senza passato, forse?
Elvira guardò lo sconosciuto e successe. Così, di botto, senza preavviso. Si innamorò. In tutti i suoi viaggi, in tutta la vita che le era passata davanti, non le era mai successo. Sì, parlo di amore. La colse di sorpresa.
- Una donna senza passato, sì, è questo che sono.
Continuarono a parlare, anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, e ancora, e ancora, e ancora. Poi, una notte, si scoprirono ad amarsi. Così, amarsi semplicemente. Lei aveva paura, paura di tutta quella vita che le si era presentata all'improvviso davanti agli occhi, paura della stabilità, paura dell'equilibrio. E così, passata la notte, partì alle prime luci dell'alba, mentre un filo di luce accarezzava la pelle dell'amato tra le bianche lenzuola. Via, lontano, con la convinzione di dimenticare tutto ancora una volta, semplicemente cancellandolo con una morbida gomma rosa. Ma questa volta era diverso, perchè non ci riusciva. Lui provò infinite volte a chiamarla e fece di tutto per rintracciarla, ma lei, sparita. Come una bolla di sapone sul pavimento.
E ora è la, che pensa. é passato quasi un anno. Eccola là, seduta sull'orlo della sua vita. Guardando il mare che sbatte contro gli scogli e il sole arancio che piano piano affoga. D'improvviso, una mano sulla sua spalla.


Continua qui.

giovedì 30 aprile 2009

Ora delle matriosche

Oggi ho letto un post in cui una intimava un'altra di finire una storia lasciata a metà. Ecco da dove nasce l'idea di questo post. Mi è venuto in mente un gioco, così, tanto per. Dopo aver spiegato le mie intenzioni (con più o meno la stessa voglia che ha un bambino quando racconta ai coetanei di un nuovo supersupersuper gioco) al fratello, la risposta di costui è stata che potevo tenermi le mie stupidissime e infantilissime (sì, proprio infantilissime) idee per me chè tanto non se ne fa niente. Ma io son qua a scrivere questo post solo per poter dire C'ho provato. Allora, non mi dilungo, ecco il gioco che mi è venuto in mente: Un blogger che non ha nulla di meglio da fare scrive una storia, ma non intera, diciamo un pezzo di storia, poi un altro blogger, prende la storia e ne scrive un altro pezzo, rigirandola a suo piacimento e -ovviamente- con il proprio stile, poi magari un altro, e un altro, e così via finchè se ne ha voglia. Lo so che non è una cosa molto intelligente, ma quando l'ho pensata mi piaceva. Ecco, dubito della riuscita dell'impresa, ma, come si suol dire, tentar non nuoce!
P.S. Se c'è qualcuno interessato (suono del grillo notturno di sottofondo) commentasse, così decidiamo meglio come e quando.

mercoledì 29 aprile 2009

Ora delle lenzuola bianche a pois blugiallirossi

Fino a quando la nostra vista sulla vita è ancora coperta dal roseo mantello dell'infanzia, tutti sono invincibili. Eroi della nostra vita, persone che sanno solo essere felici e donare felicità e amore. Fin quando la nostra vista sulla vita è coperta da codesto mantello, esistono persone le cui braccia saranno sempre aperte per le nostre gioie e i nostri dolori. Braccia confortevoli e rassicuranti, casa sicura e infinita della nostra vita.
Poi d'un tratto ti ritrovi cresciuta. E ti ritrovi davanti a quelle braccia, e alla stessa persona che per otto lunghi anni ha condiviso ogni tuo sorriso e dimezzato ogni pianto, ogni sciocchezza, ogni piccola difficoltà che comporta la vita di una piccola creatura. La persona invincibile che per te ci sarebbe sempre stata. Ma... quella cos'è? Una... lacrima? No, certe persone non possono piangere, loro non possono...
Piangere. Un brivido lungo la schiena. Non è possibile che tu sia capace di soffrire. Quella che soffre per cose inutili, quella che per anni non ha fatto altro che tempestarti con la sua vita -nel bene e nel male- sono io. Tu, non puoi piangere. Cavolo, fa male vederti così.

martedì 28 aprile 2009

Ora delle pagine ingiallite

Cosa ci fai qua? Diamine, non ti è bastata la mia sofferenza? Sei scappato senza lasciare traccia già una volta, ora perchè non lo rifai? Vattene, la tua presenza mi distrugge. Proprio non riesco a liberarmi di te. Sei dietro ogni angolo della mia strada, sei un'ombra scura della mia mente, un'insopportabile ossessione, sei un grande bastardo. Sparisci, e vedi di farlo una volta per tutte.

lunedì 27 aprile 2009

Ora dei vocabolari volanti

Una serata di intoccabile e sacro cazzeggio. E magari una avrebbe potuto anche scriverci un post. Invece erra per il Net. Ritorna sul suo piccolo insignificante blog. Sì, ha deciso, deve cambiare colori, modello, tutto, insomma. Prova a scrivere un post di cui -stranamente- ha già in mente il titolo. Ma a quanto pare la stanghetta lampeggiante non riesce a scoprire alcun rigo. La sua mente oscilla tra il Nothing to say e il Too many (stupid) things to say, nella testa una canzone le cui note iniziali cullano ogni suo pensiero. Ecco, ora batte a ritmo sui tasti neri. Ripensa alla sua giornata e si chiede anche oggi se questa vita vale la pena di essere vissuta e, essendo per lei una domanda retorica, si ripete la promessa fatta a se stessa qualche tempo fa :Vediamo solo come va a finire. In realtà questa è solo una scusa, perchè a lei, diciamolo, l'idea del suicidio la terrorizza. E poi arriva la sera. E il sogno. Sì, l'avete già conosciuta questa qui, ve ne ho gia parlato (quì). Ecco, lei è Eudaimonìa, che significa felicità. Un nome scomodo, difficile da ricordare, difficile da leggere con l'accento al posto leggittimo e attribuito ad una parola che per lei non aveva senso. Da bambina, i coetanei per farla breve la chiamavano "Eudè" e, sebbene anche questo soprannome non le andasse a genio, cominciarono tutti a chiamarla così e nessuno ha mai smesso. Su dai, non andate a rileggere un'altra volta il nome, insomma, l'avete già riletto una cinquantina di volte prima.
Ecco, è così, leggete:
Eu-dai-mo-nì-a
Eudaimonìa. Mi raccomando all'accento. Eudaimonìa.

domenica 26 aprile 2009

Ora delle cravatte viola

Era una signora sulla cinquantina, capelli platinati e vaporosi, sigaretta tra le labbra. Il corpo esile e malandato era coperto da un maglioncino rosso sbiadito ed un paio di jeans fuori moda. Il volto: rughe, rossetto rosso acceso, sguardo diffidente e inorridito,pelle bianca e rugosa. Seno invisibile e gambe esili e lunghe. Cosa faceva? Faceva ciò che fa chi non ha talento, insegnava. Era una di quelle che sanno quanto la vita è stronza e che da lei non bisogna aspettarsi mai nulla. Perchè nulla è quello che -volenti o nolenti- ci viene dato. Lei conosceva il destino dell'uomo. Conosceva il dolce sogno e l'amaro fallimento. Ma non parlava mai di questo. In tutto quel sapere e conoscere, taceva.

sabato 25 aprile 2009

Ora delle sliding doors

C'è un altro mondo, sopra le nostre teste. Ma non so se si possa definire un altro mondo vero e proprio o solo una fazione di questo deciata solo ad alcuni. Gli umani non sono mica tutti uguali. Nascono e vivono i primi anni della loro vita tutti nello stesso modo, ma arriva il momento in cui su alcuni di essi si posa una lacrima di Venere. Ed è allora che oltre ad esseri umani, diventano creature fantastiche. Angeli, sirene, silfidi, fate dei boschi. A seconda del colore della lacrima di
Venere posata su di essi. Ah sì, ci sono anche le fate dalla lacrima nera, esseri più isolati e meno socievoli degli altri. Ovviamente, per le creature, le loro ali devono essere un segreto. Il resto degli esseri umani non creature, si divide in "Custodi" e "non custodi", i "Custodi" sono coloro a cui gli esseri possono rivelare il prezioso segreto, i "Non custodi" non possono venirne a conoscenza e basta. Quindi, alle creature nuove, viene assegnata una stanza e una creatura dello stesso tipo che possa aiutare con il volo e le altre capacità almeno per i primi tempi. Dopo aver imparato a volare, una creatura deve imparare come poterlo fare diventando invisibile. Lavinia è una creatura particolare, infatti su di lei si è posata una lacrima arcobaleno, unica in tutto il regno, che le permette di poter essere qualsiasi creatura. Lei ha scelto di vivere come un angelo. Gli angeli sono tra tutti le creature con le ali più forti e resistenti, ma sono gli unici a non avere poteri come la vista a raggi-x, leggere nella mente e altre di quelle cose lì. Lavinia ha tre amici fantastici, due angeli, Chuck e Eric, e una "Custode", Caterina chiamata Cate.


Vorrei tanto continuare ma...sono davvero stanchissima. Buonanotte e sogni d'oro a chi leggerà in futuro questo post. Ecco, sto delirando.

venerdì 24 aprile 2009

Ora dei jacked

Avvertenze:Questo è un post palloso. Forse scritto solo per convincermi che so -in senso molto largo- scrivere in italiano. Forse in un italiano non troppo distante da quello delle commesse che esordiscono :- Abbiamo rimasto le robe invernali solo per...
Ti viene da piangere. Giuro.

Magari una esce di casa la mattina e pensa che sì, sarà una bella giornata. Definizione di "bella giornata": senza intoppi, imperfezioni, disguidi, errori, dispiaceri, senza tutte quelle piccole cose che le ricordano che non è niente e che rimarrà niente. Una giornata liscia come l'olio. Si spera. Magari -e talvolta è così- più la giornata va avanti e più diventa catastrofica, schifosa, merdosa, odiosa come tutto il resto della sua vita. E si comincia a vivere con l'ansia di arrivare nel letto -traguardo della corsa frenetica della vita- solo per liberarsi da tutto lo schifo in cui ci si trova e assaggiare in modo sublime una delle droghe più dolci del genere umano: il sogno. Lì tutto è perfetto, ma un perfetto diverso dal solito, perchè si aspira a ben più che la normalità e la tranquilla evoluzione degli eventi, ma -ma- al vivere emozioni strabilianti e situazioni impossibili e piacevoli, anche nella loro disgrazia. Mi spiego meglio, se nel sogno accade qualcosa di spiacevole -banale è l'esempio di un ricovero- codeste spiacevoli situazioni non serviranno a far altro che aumentare il proprio "essere al centro della situazione" mentre tutti e tutto sembrano vivere solo per la persona in questione. Magari una esce di casa la mattina e vorrebbe solo che sia sera, ma lo sa, che dopo la sera c'è di nuovo la mattina, e di nuovo l'ansia e di nuovo il sogno. Mattina-angoscia-merda-letto-sogno-mattina-angoscia...
Cosa?Come dite? Che razza di vita? VITA? Io direi che questa non è una vita, questa è a malapena un'esistenza.
Eh? Poveretta?
No, vi sbagliate. E allora mettiamo che questa persona abbia tutto. Tutto nel senso materiale. Cosa si fa? Come si guarisce? Come si riesce a lasciare il sogno e vivere, se non sei meno che niente?

E il niente all'improvviso diventa nulla.