Cannella.
Ricopre i pensieri nel sole del mattino.
Sapore acre di terre in attesa.
Pizzica sulle labbra,
come i desideri.
Risveglia i sensi dal torpore
dell'inverno...
Riaffiorano vecchi difetti
e malinconie nascoste nel tentativo di non trovarle più
ma, riaffiorano solo
per farsi distruggere.
Cannella.
Occhi e stelle che brillano di luce nuova.
Voglie.
Desideri atavici.
Riscatto.
Cannella. Ecco che sapore ha questa primavera.
domenica 25 marzo 2012
venerdì 9 marzo 2012
Ora delle forze centrifughe
Insomma, ognuno funziona a modo suo.
C'è chi va a lenticchie, per esempio. Oppure ci sono quelli che funzionano a cioccolate. Altri, funzionano a caffè. Poi ci sono quelli che vanno avanti a bel tempo, che è meglio non trattare nelle giornate piovose per evitare inutili assassinii. Altri ancora vanno avanti a musica. Mentre alcuni si nutrono di libri. E altri vanno a matematica, e quelli sono molto sfortunati. Poi alcuni vanno avanti a successi. Altri invece vanno a risate, ed averli come amici è una gran fortuna. Altri ancora si nutrono di pettegolezzi, e anche loro, come i matematici, sono stati molto sfortunati. Altri ancora vanno a panini con la mortadella.
Io, io credo di funzionare ad abbracci. Ecco.
C'è chi va a lenticchie, per esempio. Oppure ci sono quelli che funzionano a cioccolate. Altri, funzionano a caffè. Poi ci sono quelli che vanno avanti a bel tempo, che è meglio non trattare nelle giornate piovose per evitare inutili assassinii. Altri ancora vanno avanti a musica. Mentre alcuni si nutrono di libri. E altri vanno a matematica, e quelli sono molto sfortunati. Poi alcuni vanno avanti a successi. Altri invece vanno a risate, ed averli come amici è una gran fortuna. Altri ancora si nutrono di pettegolezzi, e anche loro, come i matematici, sono stati molto sfortunati. Altri ancora vanno a panini con la mortadella.
Io, io credo di funzionare ad abbracci. Ecco.
sabato 25 febbraio 2012
Ora delle tele
Se solo
potessi
sollevarti
quella malinconia
dagli occhi.
Se solo
potessi
scioglierti
il dolore
dalle parole.
Se solo tu potessi
vederti
con i miei occhi.
Allora capiresti.
Capiresti davvero.
Tutto quello che sei.
E che puoi essere.
Ritroveresti tutto quello che hai perso.
Uno. I sogni. Un tempo cibo e sostentamento.
Due. La voglia. Di combattere il mondo.
Tre. La determinazione.
Quattro. L'autostima. L'amor proprio.
Cinque. La sicurezza. Quella che mi sconvolgeva nei tuoi occhi.
Sei. Una strada. La strada che c'era e non c'è più. Sì è disfatta, sgretolata, persa. Lo so. Il problema è questo. La strada disfatta.
Se solo tu potessi
vederti
con i miei occhi.
Allora capiresti.
Capiresti davvero.
Che non vale la pena arrendersi, quando si ha così tanto ancora da dare al mondo.
Che piangersi addosso non serve, quando si ha tutta la vita davanti.
Che dovresti reagire.
Capiresti. Ed ameresti tutto quello che sei, che vuoi, che puoi.
potessi
sollevarti
quella malinconia
dagli occhi.
Se solo
potessi
scioglierti
il dolore
dalle parole.
Se solo tu potessi
vederti
con i miei occhi.
Allora capiresti.
Capiresti davvero.
Tutto quello che sei.
E che puoi essere.
Ritroveresti tutto quello che hai perso.
Uno. I sogni. Un tempo cibo e sostentamento.
Due. La voglia. Di combattere il mondo.
Tre. La determinazione.
Quattro. L'autostima. L'amor proprio.
Cinque. La sicurezza. Quella che mi sconvolgeva nei tuoi occhi.
Sei. Una strada. La strada che c'era e non c'è più. Sì è disfatta, sgretolata, persa. Lo so. Il problema è questo. La strada disfatta.
Se solo tu potessi
vederti
con i miei occhi.
Allora capiresti.
Capiresti davvero.
Che non vale la pena arrendersi, quando si ha così tanto ancora da dare al mondo.
Che piangersi addosso non serve, quando si ha tutta la vita davanti.
Che dovresti reagire.
Capiresti. Ed ameresti tutto quello che sei, che vuoi, che puoi.
martedì 14 febbraio 2012
Ora delle ringhiere
Pensava che ogni traccia di lei nella sua vita, fosse stata accuratamente messa da parte.
Non eliminata- le persone mature non eliminano i ricordi, li superano. Lui pensava di averlo fatto.
Fu l'elenco telefonico a tradirlo. Non ci si può fidare proprio di niente!
Lo tradì nascondendo una foto, che un giorno, prima o poi sarebbe capitato, rispuntò.
Ricordava quella mattina, ne ricordava il sapore di pace e perfezione. E luce, sparsa sulle lenzuola bianche.
Aspettò in silenzio che lei si svegliasse, guardandola dormire e respirare.
Quando fu sveglia gli disse di non muoversi, allungò le mani sul comodino verso la macchina fotografica.
Una foto in bianco e nero, le sue spalle e i suoi capelli e la luce e le lenzuola di quella mattina d'estate. La felicità. Aveva una luminosità precisa.
Pensava che ogni traccia di lei nella sua vita, fosse stata gentilmente messa da parte. No, non eliminata, le persone mature non eliminano i ricordi, li superano.
E lui, pensò,
evidentemente non era ancora pronto per farlo.
Non eliminata- le persone mature non eliminano i ricordi, li superano. Lui pensava di averlo fatto.
Fu l'elenco telefonico a tradirlo. Non ci si può fidare proprio di niente!
Lo tradì nascondendo una foto, che un giorno, prima o poi sarebbe capitato, rispuntò.
Ricordava quella mattina, ne ricordava il sapore di pace e perfezione. E luce, sparsa sulle lenzuola bianche.
Aspettò in silenzio che lei si svegliasse, guardandola dormire e respirare.
Quando fu sveglia gli disse di non muoversi, allungò le mani sul comodino verso la macchina fotografica.
Una foto in bianco e nero, le sue spalle e i suoi capelli e la luce e le lenzuola di quella mattina d'estate. La felicità. Aveva una luminosità precisa.
Pensava che ogni traccia di lei nella sua vita, fosse stata gentilmente messa da parte. No, non eliminata, le persone mature non eliminano i ricordi, li superano.
E lui, pensò,
evidentemente non era ancora pronto per farlo.
martedì 7 febbraio 2012
domenica 29 gennaio 2012
Ora delle penne verdi
Ancora con le labbra che sapevano di cioccolata, camminavamo vicino al porto, l'una di fianco all'altra. Fino ad arrivare a quella che costituiva la fine del percorso, i massi che impedivano di guardare oltre.
-C'mon!
Mi dicesti, e inizialmente pensavo stessi scherzando, ma cominciai ad avere qualche dubbio quando cominciasti a scalare i massi. Il tuo corpo esile, sottile, che si arrampicava con leggerezza lì sopra. Mi stavo chiedendo se anche lì il numero delle emergenze fosse 118 e cosa, avrei dovuto esattamente dire.
Ti girasti, e aggrottasti le sopracciglia quando constatasti che no, non ti stavo seguendo.
-Follow me!
Sì, una parola. La parola: fifona. Ma niente, non sapevo come spiegartelo in quella lingua. E così presi coraggio e cominciai ad arrampicarmi anch'io. Tremante di paura come sempre. Vedendomi perdere l'equilibrio mi tendesti la tua mano sottile. Ora, non ho mai pensato di essere grassa, ma certo saremmo cadute entrambe se l'avessi presa. Qualche metro più in là, decisi che non sarei andata oltre, mi sedetti.
Ne era valsa la pena, l'oceano freddo del nord recitava la sua cantilena davanti ai nostri occhi. Mi facesti segno che avresti proseguito un po', e vidi le tue gambe minute saltellare di masso in masso.
Era come avere una posizione privilegiata rispetto al mondo, lì, sull'orlo dell'isola, davanti all'oceano e a quel suo essere così- diverso.
Ti sedesti al mio fianco. Solo l'oceano, a parlare.
Lacrime sottili sui tuoi occhi nocciola, e un ciuffo di capelli rossi impiastricciato sulla tua guancia.
Come avrei potuto parlarti? Non distolsi lo sguardo, quella mancanza di parole ci aveva insegnato ad osservarci e a conoscerci per tutto il resto. Se avessimo parlato la stessa lingua, non ci saremmo conosciute così bene. Complicità. In una maniera che- mai avrei pensato. Chissà, chissà cosa avrà pensato l'oceano, guardandoci. Sapendoci esploratrici insoddisfatte dell'acqua putrida del porto, lì uniche spettatrici.
Un pianto leggero, come te, leggero.
Puntasti il dito all'orizzonte e dicesti Laggiù c'è casa tua, girasti il braccio a sinistra e Laggiù c'è casa mia, da qualche parte.
Cercai di dirti che casa può essere qualsiasi cosa. Ma molto probabilmente non capisti.
-C'mon!
Mi dicesti, e inizialmente pensavo stessi scherzando, ma cominciai ad avere qualche dubbio quando cominciasti a scalare i massi. Il tuo corpo esile, sottile, che si arrampicava con leggerezza lì sopra. Mi stavo chiedendo se anche lì il numero delle emergenze fosse 118 e cosa, avrei dovuto esattamente dire.
Ti girasti, e aggrottasti le sopracciglia quando constatasti che no, non ti stavo seguendo.
-Follow me!
Sì, una parola. La parola: fifona. Ma niente, non sapevo come spiegartelo in quella lingua. E così presi coraggio e cominciai ad arrampicarmi anch'io. Tremante di paura come sempre. Vedendomi perdere l'equilibrio mi tendesti la tua mano sottile. Ora, non ho mai pensato di essere grassa, ma certo saremmo cadute entrambe se l'avessi presa. Qualche metro più in là, decisi che non sarei andata oltre, mi sedetti.
Ne era valsa la pena, l'oceano freddo del nord recitava la sua cantilena davanti ai nostri occhi. Mi facesti segno che avresti proseguito un po', e vidi le tue gambe minute saltellare di masso in masso.
Era come avere una posizione privilegiata rispetto al mondo, lì, sull'orlo dell'isola, davanti all'oceano e a quel suo essere così- diverso.
Ti sedesti al mio fianco. Solo l'oceano, a parlare.
Lacrime sottili sui tuoi occhi nocciola, e un ciuffo di capelli rossi impiastricciato sulla tua guancia.
Come avrei potuto parlarti? Non distolsi lo sguardo, quella mancanza di parole ci aveva insegnato ad osservarci e a conoscerci per tutto il resto. Se avessimo parlato la stessa lingua, non ci saremmo conosciute così bene. Complicità. In una maniera che- mai avrei pensato. Chissà, chissà cosa avrà pensato l'oceano, guardandoci. Sapendoci esploratrici insoddisfatte dell'acqua putrida del porto, lì uniche spettatrici.
Un pianto leggero, come te, leggero.
Puntasti il dito all'orizzonte e dicesti Laggiù c'è casa tua, girasti il braccio a sinistra e Laggiù c'è casa mia, da qualche parte.
Cercai di dirti che casa può essere qualsiasi cosa. Ma molto probabilmente non capisti.
sabato 21 gennaio 2012
Ora delle piastrelle
Fuori dal finestrino ogni cosa era tinta di nero mentre il cielo bruciava di arancio del tramonto. Lei si sistemò nel ventre del treno, mentre l'Italia scorreva fuori, e la riportava a casa. Mancavano solo sei ore. Solo sei ore.
All'inizio erano solo lacrime sottili, poi divenne pianto. Non fece rumore, un uomo sulla cinquantina dormiva sul sedile di fianco.Era ben vestito e odorava di dopobarba.
Lasciò che le lacrime scivolassero lente via dai suoi occhi.
Lo sguardo fisso fuori, mentre la pianura scivolava via insieme al sole.
Un ragazzo sulla ventina di fronte a lei le fissava le guance umide.
I treni sono esseri pieni di nostalgia. Filtra dai sedili, dalle luci sul soffitto, dai vetri sporchi dei finestrini.
Il suono, del treno, rende nostalgici. Tu-tum. Tu-tum.
Perchè sei a centimetri di distanza tra la gente, e sei solo.
Cercò di distrarsi guardando la gente, e giocando a tentare di capire quali storie si portavano addosso.
Scorse un abbraccio qualche sedile più in là.
E cedette di nuovo alle lacrime.
Finchè, esausta, non si addormentò.
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