Cominciò ad avere la vaga sensazione di essere ubriaca. La testa dolente, il corpo stanco e pesante, pesante come il cuore, annerito, da trascinarsi dietro.
La sua anima persa dentro da qualche parte, impegnata nel tentativo di impedire alle emozioni di salire senza freni alla bocca e alla testa.
Vide la superficie del mare, ed il mondo fuori, il cielo liquido e le stelle lucide, coperte dal velo della superficie del mare. Un dipinto. Poi le emozioni e l'ubriachezza ebbero la meglio.
Si lasciò scivolare, senza peso, nell'acqua scura, brodaglia calda e nera che è il mare, la sera. Perse i sensi, scivolando in un sonno dolce. Lì, nell'abbraccio delle onde, nel ventre del mare. Avvolta.
Il mare la consegnò alla riva, una riva dalla sabbia morbida che accolse quel corpo sottile, quei fianchi, quei seni, quei lunghi capelli e quel viso accarezzato dal sonno dolce e ubriaco. Il mare la lasciò lì, stesa sulla sabbia, il corpo abbandonato e nudo e bellissimo e ubriaco e accarezzato dalla luna pallida, il cui riflesso faceva splendere (come se per una volta alla luna non gliene fregasse niente di essere la più bella), la lunga coda.
sabato 4 agosto 2012
giovedì 28 giugno 2012
Ora dei titoli su commissione
Gli sembrò di vederla, tra gli scaffali del supermercato. Lui stava cercando di capire quale dei tanti detersivi per lavatrice fosse quello richiesto dalla lista e la vide, di spalle, che girava nel corridoio affianco. Lasciò tutto ciò che aveva per le mani e accellerò il passo, era felice, e si ritrovò delle lacrime sulle guance, senza ben sapere come, né perché. Si affacciò nel corridoio affianco e no, non era lì. Andò più avanti e la vide, sempre di spalle. La raggiunse, e solo quando le fu vicino, così vicino da poterne avvertire l'odore, si sentì uno stupido. Perché non era lei, perché non poteva, essere lei. Si guardò intorno, si sentì perso. Le due file di scaffali del reparto Accessori per il bagno nascondevano le lacrime di uomo perso. La signora si girò, si accorse di quelle lacrime. Accennò un sorriso.
Lui rimase immobile, pensò come sia difficile rendersi conto, davvero, della morte. Pensò che abituarsi, fosse una cosa orribile. Pensò che in fondo fosse meglio così, intravederla in un supermercato e correre da lei, che ricordare il suo volto dolce e un filo di perle al collo, lì stesa con le mani congiunte ed un fiore tra le dita.
giovedì 14 giugno 2012
Ora dell'acqua e dei fiori
Ti urlai Baciami. Nel più infantile dei modi.
Non lo sentisti.
Tutto sommato era comprensibile. Era dentro, che urlavo.
Ti urlai Baciami e tu non lo facesti.
Un po' piansi.
Ma tu non lo vedesti.
Tutto sommato era comprensibile.
Era dentro, che piangevo.
Non lo sentisti.
Tutto sommato era comprensibile. Era dentro, che urlavo.
Ti urlai Baciami e tu non lo facesti.
Un po' piansi.
Ma tu non lo vedesti.
Tutto sommato era comprensibile.
Era dentro, che piangevo.
sabato 9 giugno 2012
Ora dei pezzetti di legno
FRASI SCONCLUSIONATE PARTORITE GIROVAGANDO PER TORINO.
Il palazzo Madama a Torino, ad un certo punto, decide di cambiare epoca.
A Torino non si fa la fila da nessuna parte, tranne al GROM. E all'aeroporto.
Doveva essere proprio ricco questo re.
Nel collegio dei salesiani c'è un prete sprecato. Doveva fare il modello.
A Torino, sullo sfondo, ci si son messe le Alpi. Per farsi fotografare dalla cupola di Superga. Mica ciance.
Evidentemente dovevano averle rotto le scatole, che ora al museo egizio c'è solo lei, la dea della vendetta, Sekhmet.
Al castello del Valentino ci entrano solo quelli con i rotoli. (Gli altri cugini no) (Però poi la guardia buona dice Solo trenta secondi)
Sotto i portici di via Po il sole entra ed esce ad intervalli regolari.
Arriva un punto del tramonto in cui la Gran Madre con le sue forme tonde, si specchia nel Po. Sembra felice, lì.
La stazione deserta, la sera, si riposa dal caos del mattino.
Il palazzo Madama a Torino, ad un certo punto, decide di cambiare epoca.
A Torino non si fa la fila da nessuna parte, tranne al GROM. E all'aeroporto.
Doveva essere proprio ricco questo re.
Nel collegio dei salesiani c'è un prete sprecato. Doveva fare il modello.
A Torino, sullo sfondo, ci si son messe le Alpi. Per farsi fotografare dalla cupola di Superga. Mica ciance.
Evidentemente dovevano averle rotto le scatole, che ora al museo egizio c'è solo lei, la dea della vendetta, Sekhmet.
Al castello del Valentino ci entrano solo quelli con i rotoli. (Gli altri cugini no) (Però poi la guardia buona dice Solo trenta secondi)
Sotto i portici di via Po il sole entra ed esce ad intervalli regolari.
Arriva un punto del tramonto in cui la Gran Madre con le sue forme tonde, si specchia nel Po. Sembra felice, lì.
La stazione deserta, la sera, si riposa dal caos del mattino.
mercoledì 23 maggio 2012
Ora delle barche di carta
Arriva un certo punto del pomeriggio, in cui le rondini impazziscono e volano basse.
E ogni pomeriggio, il gatto si prende la briga di salire sul cassonetto, solo per guardarle. Le segue tutte muovendo solo il collo. Forse sa già di non riuscire a prenderle in ogni caso.
E allora lo vedi lì che passa il suo tempo girando la testa in alto seguendo le rondini, seduto sul cassonetto.
E mi viene di pensare che se uno ha il tempo da perdere ogni giorno con la testa in alto a seguire le rondini, beh, uno fa proprio una bella vita.
sabato 12 maggio 2012
Ora del gelato alla liquirizia
Non sapeva dell'esistenza di quel posto. Fu lo zio, quella mattina, a dargli quella chiave e dirgli che, se gli andava di starsene un po' da solo, poteva andare lì.
E in effetti lui, quel pomeriggio, ci andò. Ora, davvero si sarebbe aspettato di tutto, lì dentro. Ma mai -mai- una donna. Seduta per terra con la schiena al muro, aveva un abito da sera rosso e delle scarpe col tacco, i capelli raccolti ed il volto truccato. Lui le avrebbe dato quarant'anni, ma ai giovani gli adulti sembrano sempre un po' più grandi di quello che sono. Neanche lei, a dir la verità, si sarebbe aspettata mai -mai- di veder entrare un ragazzo, lì. Lei gli avrebbe dato non più di diciotto anni, ma non si è mai certi in quell'età lì, per la storia dello sviluppo che non avviene sempre nello stesso momento e cose così.
Si sedette per terra anche lui, con la schiena sul muro, di fronte a lei. Cioè, non proprio di fronte, per darle la possibilità di guardare dritto nel vuoto senza per forza averlo davanti. Era una cosa sensata.
Vagarono con gli occhi per la stanza, poggiandosi su tutto e su niente. Evitandosi, come se fossero entrambi soli.
Poi abbandonarono la paura di essere invadenti e presero a guardarsi. La prima cosa che gli occhi di lei cercarono, furono le sue mani. Poi il resto, piano, senza fretta. Arrivarono agli occhi.
Rimasero così, a guardarsi, per un tempo che nessuno sa.
Negli occhi.
Lei, poi, scoppiò in lacrime. Piangeva in un modo che chiunque l'avesse vista, si sarebbe sentito inutile. Lui rimase immobile, non poteva esserci gesto o parola, valido, sensato.
Era come se non piangesse da anni.
Come se non avesse mai -mai- pianto.
Come se nessuno avrebbe mai potuto consolarla. Lui non aveva mai visto una donna piangere in quel modo.
Faceva troppo male. Chiunque l'avesse vista, avrebbe sofferto un po'.
Piangeva di rabbia, ora. Si slacciò le scarpe alte, avevano lasciato un segno sulle caviglie.
Bisogna immaginarselo fatto con rabbia. Poi si liberò dell'abito da sera. Si slegò i capelli e tolse gli orecchini. In un cassetto trovò una maglia di cotone lunga, maschile. La indossò e sembrava quasi più bella, pensò lui.
Tornò a sedersi, e piano smise di piangere. Le ultime lacrime sgorgavano lente, non era più rabbia, quella era solo malinconia. Lui pensò che faceva male quasi più di prima.
Smise di piangere. Esausta. Si sistemò sul pavimento, e nell'ultimo rosso raggio di sole dalla finestra, si addormentò.
venerdì 4 maggio 2012
Ora del paracetamolo
Aveva un vestito di cotone celeste, e dei capelli neri al vento che le scoprivano a tratti il collo e le spalle. La vecchia la vide seduta sul muretto davanti alla sua casa, davanti a lei una distesa di scogli, e poi il mare. C'era quella luce bluastra che lascia il sole tramontato da poco, ombra, non buio. Quella luce strana, del pomeriggio che non decide a diventare sera una volta per tutte e lascia il mondo sospeso indeciso se accendere la luce o meno. La vecchia andò in cucina e prese un bicchiere di latte tiepido. Le si avvicinò senza dire niente. Lei continuò a guardare fisso il mare. Nessuna parola. Evitarono gli sguardi sospetti e le parole inutili, forse perché i giovani e i vecchi le evitano, le parole inutili che si scambiano gli sconosciuti. La vecchia le porse il bicchiere di latte. Con una voce sottile, piano, di chi sa esattamente ciò che vuole dire, prima di rientrare in casa, disse Il mare, a quest'ora, fa male.
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