lunedì 24 ottobre 2011

Ora degli oratori

Pioveva. Piove sempre quando si è tristi. O si è sempre tristi quando piove.
Probabilmente.
Non aveva l'ombrello. Piove sempre quando non si ha l'ombrello. O non si ha mai l'ombrello quando piove.
Probabilmente.
Si rifugiò tra quelle pareti.
Liberò i piedi, gelidi, e le gambe, e si avvolse nel plaid.
Andò in cucina, accese il bollitore,
aprì la credenza dei tè.
Non quello bianco, semplicità, non quello verde, determinazione, non quello alla vaniglia, dolcezza.
Ma quello nero, per sciogliere l'amarezza.
Tè nero.
Si sedette davanti alla finestra, davanti alla pioggia, al suo richiamo, al suo invito.
Pioggia che abbraccia e consola.
Non pianse. Lasciò che la pioggia lo facesse per lei.
Pioggia, come tè nero, che porta via l'amarezza.
Quante volte aveva lasciato che le sue amarezze scivolassero
via
con l'acqua sporca per le strade.
Quante volte aveva lasciato i suoi segreti alla pioggia. Alle sue lacrime.
Portò la tazza alle labbra-vuota.
Ne cercò ancora l'ultimo calore.
Un'ombra di tè nero.
Un'ombra di pioggia.
Un'ombra delle pareti interne della sua anima.

4 commenti:

  1. Tua madre, la coccarda grande.24 ottobre 2011 23:07

    Nulla è meglio di plaid e tè dopo aver preso tanta pioggia addosso.

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  2. Ale: Quando ho letto tua madre ho avuto un sussulto, insomma, capiscimi. Ma poi ho capito che non c'era da preoccuparsi, sei tu. :-)

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  3. ...e direi che poi la pioggia è arrivata davvero. Quasi come fosse stata chiamata! x

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  4. La sensibilità e la tristezza. Un gatto ucciderebbe un elefante. Per poi passare come il morto.

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