martedì 22 marzo 2011

Ora delle bomboniere

Salì sullo sgabello e scoprì il suo volto allo specchio. Un metro di bambina dai capelli rossi. Sei anni. Si sistemò una fascia blu che teneva i lunghi capelli rossi lontano dagli occhi castani.
Era bellissima. Ma questo non lo sapeva ancora. Prese lo zaino, quasi più grande di lei e disse alla mamma di fare in fretta, oggi piove.
La donna bassina prese il giaccone grigio, troppo grande, e l'ombrello, e la manina bianca.
Come ogni mattina, passo dopo passo in silenzio percorrevano la loro strada, con i loro tempi, con le rughe e le occhiaie dell'una, e la vita e la bellezza dell'altra.
Era davvero bellissima. E anche il quella giornata grigia, di quelle giornate grigie in cui nulla può essere colorato, ma solo grigio, lei era bellissima. Ma questo non lo sapeva ancora.
E portava quella bellezza come se fosse la cosa più naturale del mondo. Senza accorgersene, la portava con se, assieme al suo eterno equilibrio di bambina.
Che solo a guardarla, ogni mattina, bellissima e serena, non puoi non fare a meno di sperare che resti così per sempre.

domenica 13 marzo 2011

Ora delle merende

Giorni come ritorni del passato, che in punta di piedi sale le scale, di nuovo come tanto tempo fa.
Ti sarai svegliata di buon mattino, e sorridendo sarai arrivata fino alla cucina. La casa vuota. La voglia di vivere questa giornata. Avrai preso i biscotti dalla credenza e riscaldato il latte. Avrai fatto le briciole sul tavolo con il pane e la marmellata, e avrai pensato che la prossima volta ci metterai un po' meno zucchero. Accesa la radio avrai cantato.Avrai messo sul tavolo latte burro farina uova cacao un cucchiaio di pentimento ed un cartone di scuse a lunga conservazione. Solo alla fine, prima di infornare il tegame, avrai aggiunto l'ingrediente segreto che rende ogni cosa meravigliosa. Non avrai lasciato il letto disfatto, e quando farai per mettere a posto il cuscino ti sarai guardata allo specchio. Le dolci curve e la pelle leggermente invecchiata, i seni abbandonati sotto la vestaglia e le lunghe gambe sottili di cui ti sei sempre vantata, la vita che ancora una volta hai ripreso tra le mani, con la forza sovrumana di una donna che nulla potrà mai distruggere. Avrai preso il cofanetto dalla mensola e avrai tirato fuori la collana di corallo e gli orecchini. Avrai lasciato la casa perfettamente ordinata e ti sarai immersa nel sole della Domenica. Passo dopo passo avrai fatto la salita, salutando prima la moglie del custode della Pretura, poi il salumiere e quella donna che ti sta guardando da un po'. Auguri a tutti Buonagiornata. Poi salirai le scale, e arriverai fin qui con un po' di affanno, lamentandoti che qui non c'è un ascensore, e che il tuo vecchio ginocchio non ricordava tutti questi gradini. Ti aspetteremo sulla porta, e ci abbraccerai, uno dopo l'altro. E quando mi stringerai forte gli occhi ti si faranno lucidi, ma non piangerai perchè ti sei truccata con cura.
Giorni come ritorni di un passato che ti aveva lasciato poco più che bambina. Giorni come ritorni che portano il sapore della parola famiglia. Un sapore pastello. E la sacralità di una crostata che per ognuno ha un sapore diverso. Quello di una madre persa e ritrovata, quello del mio compleanno, quello del cioccolato un po' amaro.
Giorni come ritorni a casa, dove c'è chi ti accoglie a braccia aperte e ti chiede com'è venuto il ragù. Dove c'è chi ti perdona e ti chiama di nuovo Mamma, dove c'è chi ti lascerà fare una piccola confessione, seduta sul letto di una stanzetta troppo piccola...
Mi abbracci. Mi sei mancata. Mi sei mancata anche tu. Tanto.

sabato 5 marzo 2011

Ora dei mutual friends

Would you like to be my hideaway?
Sì, ti piacerebbe essere il mio rifugio segreto?
Un luogo dove non si urla mai. Un luogo dove prendersi una pausa dal resto ed essere felici.
Un luogo pieno di tappeti.
E cuscini. E bajours. Sì, le bajours.
Ti piacerebbe essere il mio rifugio segreto?
Un luogo dove si può sempre dire la verità. Dove essere invisibili. Dove bere caffè e mangiare ciambelle.
Dove poter stare accoccolati sul divano, ogni volta che ne sentiamo il bisogno.
Un luogo dove imparare a conoscere i propri silenzi.
Un posto dove non avere neanche due calzini uguali.
Ed un posto pieno di storie, e di musica.
Un luogo dove si cucinano i biscotti. (No, non io. Lo sai che non mi piace cucinare)
Ed un luogo dove poter vedere la luna ogni sera, quando decide di deliziarci.
Solo questo, quello che volevo che tu sapessi.

ma ora dimmi, ti piacerebbe essere il mio rifugio segreto?

venerdì 25 febbraio 2011

Ora dei vetri

Una volta il vento piangeva sempre. Che poi piangere non è neanche una cosa brutta, perchè il vento che piange piange e basta, senza nessun rumore. Una volta il vento non faceva nient'altro che piangere, per un dolore lieve, che non merita disperazione. Ma silenziose lacrime insipide, che non portano storie e sentimenti, ma dalla consistenza particolare, che porta in se pezzi di felicità abortiti.

Una volta il vento piangeva sempre, perchè non sapeva fare nient'altro. Per la solitudine. Per il terrore di essere inutile. Per l'angoscia di non essere più amato. Per paura di essere ingombrante.

Una volta il vento piangeva sempre, poi ha cominciato a correre. E da allora non si è fermato, e da allora non ha pianto più.

giovedì 24 febbraio 2011

Ora dei rifugi

[Ritorno a scarabocchiare dopo un periodo di silenzio\studio\tendinite alla mano destra. Ma, rieccomi qui. Con qualche storia di arretrato. E qualcuna andata persa per la mano che non poteva lasciarla al mondo. Non immaginate la frustrazione di non potermene liberare, delle storie in testa, alcune sere. Ma tutto è passato. E sono finalmente di nuovo qui.]

Per dare una forma ai pensieri- i ciottoli sulla riva del mare in inverno.
Per dare una forma ai pensieri- le assi di legno delle barche nel porto.
Per dare colore ai pensieri- l'azzurro della linea azzurra nell'infinito.

Avevo bisogno. Del mare.
Avevo bisogno di un appiglio di serenità nel caos, che tutto prende, fuorchè il mare.
Il mare è una cosa, vedi, che tu proprio non puoi non amare.
Non puoi non avere bisogno del mare, così come uno che ama, non può non aver bisogno.
Respirare l'aria pungente, lasciare che il vento ti avvolga e immergere gli occhi - un attimo dopo averli lasciari scorrere sul pelo dell'acqua.
Lasciare i pensieri lì dove non c'è tempo, nè forse, nè caos.
Lì dove la tua vita ti cade di dosso.
E non puoi fare nient'altro,
in inverno, davanti al mare,
nel vento freddo e in un sole assente,
che lasciare che il mare
ti entri dentro
di nuovo
e riscoprire ancora quell'eterno
amore.

venerdì 4 febbraio 2011

Ora dei Sunday kind of love

Arrivò a casa e si sfilò le alte scarpe a punta, si sciolse i capelli e si stese sul divano con un bicchiere di brandy.
Ella Fitzgerald cantava It's a pity to say goodnight e lei, lì distesa ad occhi chiusi sul divano, la accompagnava con un leggero movimento dei fluenti capelli vaporosi e profumati. La notte e la sua solitudine scivolavano leggere su di lei.
Cominciò a muoversi piano, a ballare silenziosamente e dolcemente, con ancora il bicchiere nella mano destra e li occhi chiusi.
E finì davanti alla finestra spalancata nella notte fredda e silenziosa, e la canzone finì, con un interminabile
Give me a goodnight kiss.

giovedì 3 febbraio 2011

Ora dei non puoi vedermi

L'altra sera, andò da lui, perchè era così che faceva quando era distrutta, andava da lui.
Si mise in punta di piedi e lo abbracciò forte, poggiandosi su quel po' di pancia tra le sue grandi braccia da orso. Lo stupì, e lui le sorrise, e non fece domande.
Lei sapeva che non le avrebbe fatte. Ed era anche per questo che era lì.
Lo strinse più forte sentendosi minuscola, ma protetta, a casa, accolta.
-Posso piangere un po'?
-Sì.
Le rispose. E le lacrime non esitarono. Cadevano silenziose sulle grandi spalle. Non parlò, consapevole del male che facevano le sue lacrime e il suo silenzio su di lui. Ma non c'erano parole. Per un attimo le aveva pure cercate, ma aveva smesso quando aveva capito che in realtà non c'era un motivo per cui stava piangendo. O forse ce n'erano troppi. E troppo stupidi per essere capiti.
Ma lei era lì, e piangeva tra le sue braccia forti. Piangeva perchè ne aveva voglia. Perchè è una cosa da pazzi, piangere senza un motivo, un motivo ci deve essere, e invece no, lei piangeva, perchè la tristezza l'aveva colta di sorpresa. Ecco, era una malattia, la tristezza.
Un attimo prima di staccarsi, dopo il senso di colpa atroce per avergli dato una sofferenza tale, disse
-Guarirò.
e poi andò via.