giovedì 3 febbraio 2011

Ora dei non puoi vedermi

L'altra sera, andò da lui, perchè era così che faceva quando era distrutta, andava da lui.
Si mise in punta di piedi e lo abbracciò forte, poggiandosi su quel po' di pancia tra le sue grandi braccia da orso. Lo stupì, e lui le sorrise, e non fece domande.
Lei sapeva che non le avrebbe fatte. Ed era anche per questo che era lì.
Lo strinse più forte sentendosi minuscola, ma protetta, a casa, accolta.
-Posso piangere un po'?
-Sì.
Le rispose. E le lacrime non esitarono. Cadevano silenziose sulle grandi spalle. Non parlò, consapevole del male che facevano le sue lacrime e il suo silenzio su di lui. Ma non c'erano parole. Per un attimo le aveva pure cercate, ma aveva smesso quando aveva capito che in realtà non c'era un motivo per cui stava piangendo. O forse ce n'erano troppi. E troppo stupidi per essere capiti.
Ma lei era lì, e piangeva tra le sue braccia forti. Piangeva perchè ne aveva voglia. Perchè è una cosa da pazzi, piangere senza un motivo, un motivo ci deve essere, e invece no, lei piangeva, perchè la tristezza l'aveva colta di sorpresa. Ecco, era una malattia, la tristezza.
Un attimo prima di staccarsi, dopo il senso di colpa atroce per avergli dato una sofferenza tale, disse
-Guarirò.
e poi andò via.

2 commenti:

  1. Aria: Grazie :-) e complimenti per le tue poesie che leggo spesso e volentieri ;-)

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