domenica 24 ottobre 2010

Ora dei cappelli blu

Questo tuo leggero bacio. Lo sento, velluto, sulla guancia. Guardi le mie calze di lana viola, ben tirate fin sotto il ginocchio, e sorridi e mi abbracci. Guardo i miei piedi, finalmente comodi e caldi, e sento la morbidezza del pigiama di cotone sulla pelle, i capelli disordinati e gli occhi appena struccati. E la tua buonanotte, fratello. Uno sbadiglio. Chiudiamo per bene le persiane e con l'avanzare della tranquillità spegniamo le luci e le voci. Il Sabato ha ancora un momento di piacere da darci, l'ultimo, nell'estremità della notte, dopo la sera e i sorrisi e la gente, la tranquillità. La riscoperta di quegli attimi lenti. Il calore delle calze di lana, e tra un po' delle coperte, che ora sembrano fredde e tremo, perchè il letto è vuoto e il piumone non è ancora caldo. La testa che si spegne nel cuscino e la pace. Un ultimo sforzo, l'interruttore dell'abat-jour. Tac. E la notte che dolce mi prende e questa giornata che finisce. E stiamo bene. E poi basta.

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