domenica 26 settembre 2010

Ora dei collant smagliati

A me, le feste gne gne dove tutti si vestono gne gne e le ragazze dicono alle amiche Hai visto quella come si è vestita gne gne e tu sei lì e gli altri ti guardano e tu devi stare lì e così va avanti tutta la serata, non piacciono. Niente da fare, ho provato a farmele piacere, ma le feste così proprio non mi piacciono. Sono un po' come i funerali, dove tutti vanno e si salutano ed è tutto così maledettamente triste e inutile. E' una farsa. Le feste poi, se non ti piace ballare quelle cose lì che ballano tutti, sono davvero fastidiose. Fastidiose come quelle zie che ti guardano mentre ti stai vestendo e ti dicono Bella mia non puoi andare in giro così e la volta dopo ti vogliono propinare i loro vestiti di quando erano giovani e andavano in discoteca e non c'è niente di male ad andare in discoteca, solo che, ecco, zia, non mi piace... e loro che poi tirano fuori quel vestito trasparente di quando sono uscite la prima volta con lo zio, e a te viene da ridere perchè in quel momento stai pensando alla prima volta che sei uscita con il tuo attuale ragazzo e da sotto al cappotto avevi la maglietta del pigiama tanto non dovevate andare da nessuna parte. Certo, poi ripensi alla prima volta che sei uscita con un ragazzo e ti ricordi le urla dei tuoi piedi in quelle maledette scarpe bellissime.
Sarà che sono stata progettata veramente male, ma a me le feste così proprio non piacciono.
Ecco.

venerdì 17 settembre 2010

Ora dei bigliettini blu

"Smettila di urlare. Picchiami piuttosto, picchiami a sangue..." urlava dentro di se Sam, 10 anni, mentre stava lì incapace di muoversi davanti al triste, solito, spettacolo.
"Smettila di urlare. Picchiami piuttosto, picchiami con tutta la forza che hai in corpo, ma ti prego smettila di urlare, le tue urla mi uccidono sempre di più. Hai ragione tu, se avessi la forza per muovermi, o soltanto per parlare, ti direi che hai ragione, hai ragione, è colpa mia, hai ragione, sono una bestia, hai ragione, faccio così schifo. Ma ti prego smettila di urlare, non ce la faccio, non più. Vorrei abituarmi, davvero, vorrei con tutto me stesso abituarmi a questo, ma ogni volta è peggio, è peggio da sempre, e so che è inutile. Resto così, paralizzato fuori e dentro, con la testa che vorrebbe scappare e rimane intrappolata in questo corpo, piena delle tue urla strazianti. Non riesco neanche più a piangere. Smettila ti prego smettila di urlare, picchiami ti prego picchiami finchè hai la forza, ma smettila di urlare. Ho la nausea, lo stomaco mi si contorce e vorrei riuscire a vomitare fuori tutta la rabbia e la frustrazione che ho dentro, ma non riesco, ogni più piccolo movimento mi è impossibile. Vorrei piangere, vorrei piangere, ma neanche quello mi è permesso. E ora che fai? No, ti prego non cominciare a piangere.No, mamma, no, così mi uccidi. Non so cosa faccia più male, no non mi abbracciare, io ti odio, no non piangere no smettila smettila smettila. Convinciti pure di tutto quello che vuoi, la cosa peggiore è che domani sarà di nuovo uguale, e poi ancora e ancora, e ancora."

lunedì 13 settembre 2010

Ora dei Quelli del gas

Non potevo mica non scrivere un post sull'estate che ci lascia e l'inverno che, a quanto pare, non si è fatto attendere. E quindi eccomi qui pronta a lamentarmi di quanto sia fastidioso monotono e deprimente il brutto tempo e compagnia bella. Anche se.
D'inverno c'è il tepore del piumone.
Ci sono i miei calzettoni di lana viola.
C'è il fumo che esce dalla bocca quando si parla.
Ci sono le sciarpone.
Ci sono gli abbracci che riscaldano molto più del cappotto. (Anche quelli del mulino bianco vanno bene)
Ci sono i peli che crescono "tanto nessuno li vede".
Ci sono le coperte da mettere sulle gambe quando si poltrisce davanti alla tv.
C'è il poltrire per casa disperandosi per lo studio.
Ci sono le tazze di caffè bollente.
...
e poi, d'inverno,
c'è che si aspetta la primavera. (Ed è una cosa bellissima, dico, aspettarla)

venerdì 3 settembre 2010

Ora delle gocce che scalfiscono

Una panchina. Sembrava dimenticata, così, piantata lì al margine del burrone. Una posizione decisamente assurda, che diavolo ci fa -una panchina- lì? Si vede il margine e nulla più, di quella panchina dietro l'ultima palazzina, il resto è saggiamente nascosto dalla quercia affianco.
Un passo, solo un passo, prima di raggiungere il mistero e svelarlo, lentamente, soltanto quando si alzano gli occhi.
Ecco. Srotolato lì, quel bellissimo pezzetto di California. Meno male che il buon senso non si è estinto del tutto e l'hanno piantata lì, in quella posizione assolutamente perfetta, la panchina!
Due colline, e nel mezzo una strada non asfaltata, dipinta così per non disturbare il paesaggio, le palme, il cielo, e due uomini, lungo la strada, piccoli come formiche, che tagliano quel disegno perfetto. E poi, al tramonto, il sole non poteva che partecipare, stando lì nel mezzo, tra le due colline, e poi scomparire appoggiandosi alla valle. Se qualcuno dice la parola America, è questo che penso. E' questa l'America vera. Sono queste palme, questo cielo e queste colline che hanno un sapore diverso. Perchè questo posto è tutta un'altra cosa. Ha un andamento a parte, e colori luci suoni misure tutti suoi. L'America è grande. Grande. Nient'altro. E' solo grande. E piena di storie. Alcune le racconta la terra, o la polvere del deserto, o i grattaceli e le luci sfavillanti, e per ogni storia di queste, ci vorrebbe una panchina, dimenticata per caso sull'orlo, e qualcuno che alza gli occhi e le vede, le storie, l'America. Perchè l'America non è che grande. Soltanto spaventosamente grande.

[Ebbene, anche se in maniera del tutto confusa, qui si è cominciato a raccontare...]

martedì 10 agosto 2010

Ora delle fragole

Il vento e' un'invenzione malvagia. Perche' porta i ricordi e ti sconvolge di emozioni. Le tue, quelle venute da chissa' dove. Magari dall'altra parte dell'Oceano, magari no.
Se c'e' qualcosa che mi manca, quel qualcosa e' la tua voce. E poi il tuo odore e poi le tue mani -lo ripeterei fino a morire- le tue mani. Gli occhi hanno un trattamento a parte, perche' e' come se ci fossero, in un certo qual modo, riesco a vederli.
Se c'e' qualcosa che mi manca, e' l'effetto che hai su di me. E' una dipendenza dolcissima, questa. Potete chiedere a tutti gli uomini del mondo, non c'e' dipendenza piu' forte e dolce di questa.
Riconoscere di sentirsi troppo fragili, riconoscere di avere bisogno di un'altra persona. E il desiderio.
Il vento e' un'invenzione malvagia. Ti lascia brividi e malinconia.
Ma non dobbiamo dimenticarci di quell'altra parola, quella che ho dimenticato nel post precedente: Tornare.
Tornare...

lunedì 26 luglio 2010

Ora dei J.F.

Due parole veloci.
Una è partire.
Partire, rifare la valigia, controllare una due venti volte di non aver dimenticato per lo meno il necessario, dirsi alla fine che è inutile: qualcosa l'avrò dimenticata. Ma non dispero, quello che importa è avere tanta voglia di partire. E quella c'è, eccome se c'è. (Attenzione, terrei a far notare che questa volta non è come al solito Voglia di scappare, bensì Voglia di partire, che è una cosa assolutamente diversa). Per il resto, per adesso ci piazzerei un Chissà, poi al ritorno mi metto con la santa pazienza e racconto (e non vi aspettate che lo faccia in maniera normale Sono stata a Ho visto Mi sono divertita, racconterò, promesso, a modo mio ma racconterò).

[Lascio questo post a metà, mancanza di tempo...uf.]
[A presto]

lunedì 12 luglio 2010

Ora degli sghepsi

Ma questo è -no, non può essere...- un computer?! Oh, da quanto tempo che non vedevo uno schermo, un qualcosa che mi riportasse alla vita, per così dire, moderna!
Credevo di star tornando allo stato brado, al principio (no, niente clava e foglie di fico, grazie...), una vita tra sole aria cielo e terra, quella che si sgretola tra le dita e ti lascia i vestiti sporchi. Passo le mie giornate tra l'erba (l'erba verde del prato, che pensate!?!), a contemplare il cielo e gli insetti, e tutto questo, inaspettatamente, non è poi così male. Non è poi così male riprendere la bicicletta dopo tanto tempo, e riscoprirsi bambina tra le strade di campagna, con le braccia spalancate e il vento tra i capelli spettinati. Tutto questo ha un po' la sua magia. Per non parlare del tramonto, ogni sera, bellissimo, dietro il castagno. E le stelle -tante- viste al buio. Il vento d'estate sulla pelle, la massaia che ti vede e ti sorride Eri alta un metro e uno sputo quando ti ho conosciuta, e adesso?
Non saprei, signora Grazia, davvero, non saprei.
Questi giorni d'estate volano come facevano tempo fa, ed è strano sentire il tempo che è passato, quello che era qui un attimo fa, ritornare vicino all'ulivo, quello più grande e sfiorare con le dita le incisioni fatte da bambini. Un tempo ci salivo, su quell'albero. Guardarsi allo specchio e trovare non più la bambina con le trecce che nello stesso posto, solo in un tempo diverso, guardava lo stesso tramonto, alla stessa ora, con gli stessi occhi gialli pieni di stupore.