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mercoledì 23 gennaio 2013

Ora dei sacchetti biodegradabili

SALMO DELL'EGOISMO. Ripetiamo insieme.

Occhi vuoti. Tanti occhi vuoti. Corpi, petulanti. Egoisti, il cui limite massimo è la punta del proprio naso.
Tutte le persone hanno del buono dentro.
Noncuranza dei sentimenti altrui. Il buon senso non gli è vicino di casa. Solidarietà è una parola troppo complessa. E' troppo in fondo al vocabolario.
Tutte le persone hanno del buono dentro.
Annaspano alla ricerca di una compassione che non meritano. Sanno solo vomitare lamenti. Forse non c'è nulla, in questo mondo, che gli importi. Che gli importi davvero.
Tutte le persone hanno del buono dentro.
I rapporti umani sono perfettamente inutili alla loro meravigliosa vita. L'amicizia, sarà una cosa che si mangia. Chissà che vivono a fare.
Tutte le persone hanno del buono dentro.
Fantocci dallo sguardo vacuo. Buoni ad urlare lamenti con vocine isteriche. Il mondo intero è sbagliato. E contro di loro. Pronti a squartare il proprio vicino senza batter ciglio.
Tutte le persone hanno del buono dentro. 
Amen.

lunedì 19 novembre 2012

Ora dei sassi

Vide il sole, con la sua luce, lì, nella mattina di una Domenica. E sul suo volto si crearono mille nuove graziose rughe, quando sorrise.
Amava il sole della Domenica. Era magico. Era leggero e silenzioso, un sole pronto ad ascoltare. Era limpido e felice. E le cose felici fanno bene al cuore. Lasciava dentro una pace necessaria, alla vita. Aveva un sapore sacro e fanciullesco. Il sole della Domenica era un universo a parte. Ti faceva scoprire una nuova forza dentro, una forza che no, non pensavi mica di avere. Come tutte le cose belle, faceva sognare. Condividere, sogni. Ma sconvolgeva.
Come un temporale, Il sole della Domenica,  rimescolava l'anima e meravigliava. Ecco com'era.
Si chiese come fosse possibile, non amarlo, il sole della Domenica.

martedì 11 settembre 2012

Ora delle sale da pranzo

Se c'è una cosa che adoro, è quella degli amici del mattino. Sì, gli amici del mattino. Quelle persone che incontri ogni mattina, stessa ora, stesso posto, stessi gesti. La gente che dopo un po' ti sembra amica, familiare, ti porta dolcemente nella tua quotidianità, perchè non ti senti solo. Non so, deve essere così che si sentono gli attori, tutti insieme, stessa scena, mi raccomando non dimenticate nulla nemmeno stamattina. A me questa storia degli amici del mattino piace tantissimo. E' una delle poche cose dell'inverno monotono che non mi dispiace, sebbene sia una questione che trabocca monotonia da tutti i pori. Nel posto dove vivo, ho amici della mattina che durano tutto l'anno, alcuni anche da più tempo. Non so, ha il sapore di casa.

Mattino gelido di settembre, di un settembre che non è il mio. Non è il settembre del tramonto arancio sulla terra degli ulivi, non il settembre dei primi giacchini dopo l'estate calda e afosa, non è il settembre con l'odore di pioggia sulla terra. Mattino gelido di settembre, di un settembre che non è il mio. Di un settembre di tè e burro salato, di un Settembre di prati e castelli di Harry Potter, di un Settembre di scoiattoli e salici piangenti, weaping willows. Aspetto il mio bus avvolta nella mia felpa. Osservo. Tre ragazzini con l'uniforme rossa e la più piccola ha uno zaino a forma di gufo. Una ragazza grassottella e mal vestita si accende una sigaretta e aspetta con me. Passa un uomo in giacca e cravatta. Poi una mamma in bicicletta con due bimbi al seguito. Manca qualcosa. Ah, ecco. Una signora di mezza età, senza fretta, mi sfila davanti. Mi sorride. Forse mi sono aggiunta ai suoi, di amici della mattina. Io in questa mattina non c'entro un bel niente. Almeno credo. Non so. Tutto questo, ecco. Ha il sapore di casa.

sabato 9 giugno 2012

Ora dei pezzetti di legno

FRASI SCONCLUSIONATE PARTORITE GIROVAGANDO PER TORINO.

Il palazzo Madama a Torino, ad un certo punto, decide di cambiare epoca.

A Torino non si fa la fila da nessuna parte, tranne al GROM. E all'aeroporto.

Doveva essere proprio ricco questo re.

Nel collegio dei salesiani c'è un prete sprecato. Doveva fare il modello.

A Torino, sullo sfondo, ci si son messe le Alpi. Per farsi fotografare dalla cupola di Superga. Mica ciance.

Evidentemente dovevano averle rotto le scatole, che ora al museo egizio c'è solo lei, la dea della vendetta, Sekhmet.

Al castello del Valentino ci entrano solo quelli con i rotoli. (Gli altri cugini no) (Però poi la guardia buona dice Solo trenta secondi)

Sotto i portici di via Po il sole entra ed esce ad intervalli regolari.

Arriva un punto del tramonto in cui la Gran Madre con le sue forme tonde, si specchia nel Po. Sembra felice, lì.

La stazione deserta, la sera, si riposa dal caos del mattino.

lunedì 9 gennaio 2012

Ora dei neuroni

Non so. Non so cosa poteva essere quel tuo abbraccio.
Poteva essere Hai freddo. O forse Ti ricordi. Poteva essere A presto. Oppure Mi sei mancata. O Da quanto tempo. Poteva essere Eccomi. O forse Ti voglio bene, ancora.
Non so. Non so cosa ho ritrovato nel tuo abbraccio.
So solo che ne avevo voglia. Da quando ti ho rivisto. Ne avevo voglia.
E che sì, ti voglio bene anch'io, ancora.

mercoledì 21 dicembre 2011

Ora dei tarallini


Mai capitato di cominciare a scrivere e mollare dopo poche righe? Bene, su www.writeordie.com non avrete di questi problemi! Io ci ho provato e questo è il risultato, divertitevi!


Hai subito colpito sul mio punto debole. A me piacciono le persone che sanno raccontare bene le storie. Non è cosa da tutti, è un dono innato, c'è chi ce l'ha e chi non ce l'ha. Impazzisco per le storie ben costruite, per le parole messe insieme con arte, per le espressioni del viso, per i gesti, di chi le storie le sa raccontare bene. Sono sempre stata molto esigente. E sebbene da sempre ghiotta di storie di ogni genere, tra tutte preferivo quelle della nonna, maga dell'arte del raccontare. E non si pensi mica che tutte le nonne sono così, il saper raccontare non viene certo con l'età. O lo si ha o niente.
Hai subito colpito sul mio punto debole. E l'hai fatto con grande abilità. Appena mi hai vista, ti sei fermata e hai detto, Devo contemplarti. E poi le solite cose, Non ti vedo da tanti anni eri piccola così. Contemplarti. Come un quadro. Contemplarmi. Non penso nessuno mi abbia mai contemplata, guardata sì, notata magari, scorta, fissata, ma contemplata, no. Poi sei arrivata alle storie. Dicevo, con l'età non viene il saper raccontare, ma la voglia, quella sì che ce l'avete, voi vecchi. E infatti mi aspettavo delle storie da sbadigli e finto stupore. Invece no. Magia. Danzavi sulle parole con una splendida leggerezza. Meraviglia.
Ti prego continua. Raccontami di quel lontano cugino. E mia nonna, Era orgogliosa, mi dici, Era bellissima. Raccontami del dopoguerra.
Ma poi.
La bellezza di chi sa raccontare bene le storie sta in certe piccole cose, frasi, parole, che ti fanno vedere le cose in un modo che mai e poi mai, avresti potuto vedere da solo.
Mi facevano impazzire i camini.
Me lo dici così, con la semplicità di un Mi piacciono i gatti, i bambini o le torte di mele.
Come se fosse una cosa che dicono tutti. Con la stessa sincerità dei bambini quando raccontano i loro desideri impossibili. Volare o fare l'astronauta. Con la stessa serietà.
Mi facevano impazzire i camini, e le scintille del fuoco.
Mi dici.
E io sorrido.
A me fanno impazzire le persone che san raccontare bene le storie. Sono essenziali. Le storie e chi le racconta bene.

sabato 26 novembre 2011

Ora dei temi persi

Sprofondai nel divanetto verde e mi sentii a casa. Passò quella donna in carne con due dita di trucco, sicura nei suoi passi, la cui bellezza di certo non si vede, ma si sente, quella voce scura di donna. Passò il batterista, quello con gli occhialetti. Passò l'uomo col cappotto nero, sempre elegante, e mi chiesi per l'ennesima volta cosa ci facesse lì.
Sentii le tue mani nell'aula C. Potevi essere solo tu.In una dimensione diversa. Non eri carne, eri suono, eri un'anima nuda che arrivava alle orecchie e sconvolgeva.  Con le orecchie isolai i tuoi tasti dai sassofoni dell'aula L, e dalle voci alla reception, dalla batteria dell'aula G e dai vocalizzi nell'aula T.
Come se- tra tutti- l'unico suono per le mie orecchie venisse dai tuoi tasti.
Mi rigirai le cinque lettere del tuo nome nella bocca, dimenticando che le parole, se tenute troppo spesso,  diventano estranee.
Scivolai tra le tue note, mi lasciai avvolgere, portare via. Piansi dentro. Emozione sottile. Ti pensavo a dare vita al piano a coda dell'aula C, solo, nella luce fioca,  tra gli altri strumenti addormentati.
Dentro ti pregai di continuare per sempre.
Le ultime note.
Silenzio.


lunedì 25 luglio 2011

Ora degli infusi

Giro la testa di lato e ti vedo lì, a qualche metro di distanza, sull'altro letto, oltre la flebo.
Come se avessi sentito i miei occhi addosso, giri la testa anche tu, mi guardi. Cominci a parlare...le tue parole sono senza incanto, crude e nude come un animale morto al bordo della strada. Le tue parole si mischiano all'odio, al lamento, alla frustrazione.
Il tuo corpo. Perdere un seno per una donna è non avere più la forza di guardarsi allo specchio e sentirsi bellissima. Perdere un seno è perdere la consapevolezza della propria femminilità. Amazzone del destino.
Non hai fratelli o sorelle. Tua madre lavorava troppo e non aveva tempo per crescerti. E far nascere un fratello voleva dire sacrificare te e lui.
Ti sei sposata un po' avanti con l'età.
Non hai figli. Non mi spieghi perchè. Ma sicuramente non perchè non li hai voluti. Non lavori. Nè hai mai lavorato. Due settimane fa la scoperta. Tumore al seno. Bisogna operare subito. Travolta in una guerra che non hai voluto. Sei pallida e hai i capelli tutti attaccati sulla testa. Quando comincerai la chemio, li perderai. Rigiro la testa verso il soffitto, non reggo più i tuoi occhi stanchi. E faccio fatica a sentire fino all'ultima delle tue parole. Rimango in silenzio. Vorrei parlarti di cose come Determinazione di una donna, come Guerra che vale la pena di combattere fino all'ultimo, come Positività, Famiglia, Amore...Vita. Non lo faccio, rimango in silenzio. Perchè non posso dirti nulla che abbia davvero un senso, adesso. Cosa puoi aspettarti da me? Nient'altro che belle storie appartenenti ad un mondo che non ha nulla a che fare con questo qui. Non so nulla. Non dovevi parlarmi così, non sono pronta per questo. Non dovevi lasciarmi le tue storie addosso, non dovevi lasciarmele entrare dentro, insieme alla flebo che ora ho nel braccio. Perchè l'hai fatto? Non ho abbastanza forza per metabolizzarle. Tu, donna privata del suo essere donna, con una brutta ferita al posto di un seno, e mani e piedi e volto bianchi, e stanchezza sulla faccia e nelle parole. Io, poco più che bambina, cosa posso risponderti? Mi hai mostrato il tuo inferno, ho ascoltato le tue storie, e ora silenzio. Sento i tuoi occhi addosso. Mi chiedi
Il ragazzo che era qui ieri sera è il tuo fidanzato?

lunedì 16 maggio 2011

Ora dei cappelli del pensiero

Mi piace quando le persone che mi conoscono poco si fidano di me.

Mi piacciono anche le persone che non mi hanno mai visto prima, e mi parlano come se ci conoscessimo da sempre.

Mi piacciono le persone con gli occhi buoni.

Mi piacciono le persone che quando spiegano una cosa, lo fanno perchè è una bella cosa spiegare a qualcuno qualcosa che non sa, come un dono. E mi piace anche quando le persone capiscono che se spiego una cosa non è per dimostrare il mio (oltretutto basso) grado di erudizione.

Mi piacciono quelli che quando mi salutano mi chiamano per nome (la maggior parte lo omette).

Mi piace quando le persone mi chiedono un parere, perchè gli interessa la risposta.

Mi piace quando le persone mi dicono una cosa su di me, e rimango sempre sorpresa, come se stessero parlando di un'altra.

Mi piacciono le persone che al telefono dicono prima Buongiorno\sera e poi si presentano, e poi tutto il resto.

Mi piacciono le persone quando abbracciano altre persone.

Mi piace quando le persone parlano dei propri sogni, e lo fanno con entusiasmo.

Mi piace quando le persone mi chiamano con un soprannome coniato al momento.

Mi piacciono le persone che mi dicono Non preoccuparti.

Mi piacciono le persone che, se ti vedono piangere, non ti chiedono perchè.

Mi piace quando le persone ammettono le loro più inutili fissazioni.

E mi piacciono le persone che ci tengono a certe cose belle, come la sincerità, la vita, il sorriso, il gelato, l'amicizia.

[To be continued]

lunedì 4 aprile 2011

Ora dei bonsai

Dicono che uno per stare bene con se stesso, deve star bene con se stesso. E i suoi limiti, e i suoi difetti, e questo e quest'altro.
Però io non sono come vorrei, e a volte me ne rammarico profondamente.
Io non so disegnare. Prendo la matita e nulla, omini stecchi, paperelle. Non provate a dirmi Saprai fare altre cose, perchè io quello che voglio, a volte, è solo saper disegnare. E' quello che mi servirebbe e basta.
Dietro di loro un fascio di luce arancio del primo tramonto stupefacente della stagione. Quando nell'aria c'è la magia della primavera. Niente più vento gelido. Niente più labbra screpolate e mani congelate. L'aria che si fa più fresca la sera, e riporta il vento che riempie l'aria di storie, di voglie improvvise, di sapori, di ricordi dolci come ciliege.
Loro. Nei loro corpi vecchi, che avanzano lentamente nel pomeriggio. Loro, con i loro due bastoni simmetrici, l'uno con la destra, l'altra con la sinistra. Lei curva e bassina nel suo passo incerto, lei dietro gli occhiali spessi e i capelli bianchi. Lui che guarda un po' perso il cielo e avanza lento con il suo bastone.
E le loro mani intrecciate. L'una dentro l'altra. Le loro mani che tengono insieme il mondo con la loro forza. Le loro mani che tengono insieme la vita, la speranza, l'amore, nonostante tutto.
Le loro mani- la cosa più semplice del mondo. La cosa più bella del mondo.
Che ti fan venire la voglia di innamorarti. Così, una cosa semplice, in un pomeriggio della prima primavera,puf, innamorarti. Ancora.
Avrei voluto disegnarli. Nel loro silenzio. Con la matita segnare le loro ombre. Le linee intrecciate delle mani. La curva delle schiene. Avrei voluto incidere il loro silenzio e la loro bellezza. L'emozione che si prova nel vederli, davanti, che camminano lenti. Avrei voluto disegnare i loro corpi, avrei voluto dire al mondo Fermati e guardali.
Ma non so disegnare. E me ne rammarico tremendamente.
Non so disegnare. Vorrei, ma nulla, non è per me. Peccato. Sarebbe stato bello. Poi far vedere il disegno. E chiedere,
Cavolo, non ti fan venire la voglia di innamorarti?

martedì 22 marzo 2011

Ora delle bomboniere

Salì sullo sgabello e scoprì il suo volto allo specchio. Un metro di bambina dai capelli rossi. Sei anni. Si sistemò una fascia blu che teneva i lunghi capelli rossi lontano dagli occhi castani.
Era bellissima. Ma questo non lo sapeva ancora. Prese lo zaino, quasi più grande di lei e disse alla mamma di fare in fretta, oggi piove.
La donna bassina prese il giaccone grigio, troppo grande, e l'ombrello, e la manina bianca.
Come ogni mattina, passo dopo passo in silenzio percorrevano la loro strada, con i loro tempi, con le rughe e le occhiaie dell'una, e la vita e la bellezza dell'altra.
Era davvero bellissima. E anche il quella giornata grigia, di quelle giornate grigie in cui nulla può essere colorato, ma solo grigio, lei era bellissima. Ma questo non lo sapeva ancora.
E portava quella bellezza come se fosse la cosa più naturale del mondo. Senza accorgersene, la portava con se, assieme al suo eterno equilibrio di bambina.
Che solo a guardarla, ogni mattina, bellissima e serena, non puoi non fare a meno di sperare che resti così per sempre.

domenica 13 marzo 2011

Ora delle merende

Giorni come ritorni del passato, che in punta di piedi sale le scale, di nuovo come tanto tempo fa.
Ti sarai svegliata di buon mattino, e sorridendo sarai arrivata fino alla cucina. La casa vuota. La voglia di vivere questa giornata. Avrai preso i biscotti dalla credenza e riscaldato il latte. Avrai fatto le briciole sul tavolo con il pane e la marmellata, e avrai pensato che la prossima volta ci metterai un po' meno zucchero. Accesa la radio avrai cantato.Avrai messo sul tavolo latte burro farina uova cacao un cucchiaio di pentimento ed un cartone di scuse a lunga conservazione. Solo alla fine, prima di infornare il tegame, avrai aggiunto l'ingrediente segreto che rende ogni cosa meravigliosa. Non avrai lasciato il letto disfatto, e quando farai per mettere a posto il cuscino ti sarai guardata allo specchio. Le dolci curve e la pelle leggermente invecchiata, i seni abbandonati sotto la vestaglia e le lunghe gambe sottili di cui ti sei sempre vantata, la vita che ancora una volta hai ripreso tra le mani, con la forza sovrumana di una donna che nulla potrà mai distruggere. Avrai preso il cofanetto dalla mensola e avrai tirato fuori la collana di corallo e gli orecchini. Avrai lasciato la casa perfettamente ordinata e ti sarai immersa nel sole della Domenica. Passo dopo passo avrai fatto la salita, salutando prima la moglie del custode della Pretura, poi il salumiere e quella donna che ti sta guardando da un po'. Auguri a tutti Buonagiornata. Poi salirai le scale, e arriverai fin qui con un po' di affanno, lamentandoti che qui non c'è un ascensore, e che il tuo vecchio ginocchio non ricordava tutti questi gradini. Ti aspetteremo sulla porta, e ci abbraccerai, uno dopo l'altro. E quando mi stringerai forte gli occhi ti si faranno lucidi, ma non piangerai perchè ti sei truccata con cura.
Giorni come ritorni di un passato che ti aveva lasciato poco più che bambina. Giorni come ritorni che portano il sapore della parola famiglia. Un sapore pastello. E la sacralità di una crostata che per ognuno ha un sapore diverso. Quello di una madre persa e ritrovata, quello del mio compleanno, quello del cioccolato un po' amaro.
Giorni come ritorni a casa, dove c'è chi ti accoglie a braccia aperte e ti chiede com'è venuto il ragù. Dove c'è chi ti perdona e ti chiama di nuovo Mamma, dove c'è chi ti lascerà fare una piccola confessione, seduta sul letto di una stanzetta troppo piccola...
Mi abbracci. Mi sei mancata. Mi sei mancata anche tu. Tanto.

giovedì 3 febbraio 2011

Ora dei non puoi vedermi

L'altra sera, andò da lui, perchè era così che faceva quando era distrutta, andava da lui.
Si mise in punta di piedi e lo abbracciò forte, poggiandosi su quel po' di pancia tra le sue grandi braccia da orso. Lo stupì, e lui le sorrise, e non fece domande.
Lei sapeva che non le avrebbe fatte. Ed era anche per questo che era lì.
Lo strinse più forte sentendosi minuscola, ma protetta, a casa, accolta.
-Posso piangere un po'?
-Sì.
Le rispose. E le lacrime non esitarono. Cadevano silenziose sulle grandi spalle. Non parlò, consapevole del male che facevano le sue lacrime e il suo silenzio su di lui. Ma non c'erano parole. Per un attimo le aveva pure cercate, ma aveva smesso quando aveva capito che in realtà non c'era un motivo per cui stava piangendo. O forse ce n'erano troppi. E troppo stupidi per essere capiti.
Ma lei era lì, e piangeva tra le sue braccia forti. Piangeva perchè ne aveva voglia. Perchè è una cosa da pazzi, piangere senza un motivo, un motivo ci deve essere, e invece no, lei piangeva, perchè la tristezza l'aveva colta di sorpresa. Ecco, era una malattia, la tristezza.
Un attimo prima di staccarsi, dopo il senso di colpa atroce per avergli dato una sofferenza tale, disse
-Guarirò.
e poi andò via.

lunedì 29 novembre 2010

Ora dei sogni con le scarpe

N è una ragazza che ricordo con piacere. Se ne stava lì, sola, mentre noi altri stavamo lì, insieme. Tutti dicevano che N era scema, o forse depressa, o forse tremendamente sola. Ma io ne ero attratta, nel senso, come può attrarre una persona che, si vede lontano un miglio, ha delle storie addosso. E nella fretta tutti le facevano mille domande, per convenienza, o forse perchè perfino a qualcuno, interessavano davvero, le storie di N.
E lei, quando le facevano le domande, perchè volevano sapere, sorrideva e ringraziava, e poi spariva. Voglio dire, di essere lì era lì, solo che - il suo sguardo - era come se non fosse lì, era come se guardasse, ma all'interno. Le persone le accennavano un sorriso imbarazzato e si allontanavano, lasciandola lì, o forse altrove.
Anch'io volevo sapere le sue storie, volevo possederle, volevo raccontarle, volevo capirle e tenerle tra le dita, giocando, come qualsiasi altra storia, anche se triste, che rimane un po' dolce se la arrotoli tra le dita con la carta. Solo che nessuno, neanche io, aveva capito che le storie di N non appartenevano neanche a lei, e nessuno poteva possederle. Non le aveva semplicemente vissute, ma qualcosa di più.
N è una ragazza che ricordo con piacere. Anche se non so le sue storie. Ma io, una volta, l'ho guardata negli occhi, così, per capire. E, in un paradosso, dentro i suoi occhi ho visto storie che conoscevo da sempre. Come se fino ad allora mi stava sfuggendo un minuscolo granello, che è quello che poi mi ha fatto capire che le storie non si possono sempre possedere, ma a volte bisogna sedersi e guardare. Dove ancora non lo so. E poi tacere. Come se nessuna di quelle storie potesse essere, davvero, raccontata.

venerdì 8 ottobre 2010

ora dei quaderni arancioni e gialli

Il problema vero, è che a volte io è come se non fossi io,
perchè non essere
io
la maggior parte delle volte
è più semplice.
E' più facile dire una cosa cattiva,
che una dolce,
è più facile farsi una risata,
che scoppiare a piangere,
è più facile non essere io,
perchè essere io è seriamente difficile.
Non so se mi spiego.
A volte non essere io è
il problema vero,
ma so anche che non essere io
è spesso ciò che nasconde meno problemi.
Innanzitutto perchè io è
una piagnucolona
e non fa piacere averne una a fianco, o al telefono,
poi perchè io
se la prende per nulla
e misura le parole col contagocce,
e con io, quando ci parli,
devi stare attento, perchè io
va facilmente in un brodo di giuggiole,
e si dispera altrettanto,
ed ecco perchè,
nonostante non sia proprio carino non essere io,
e non io è acida e polemica,
è più facile non essere io che io,
e te lo giuro,
è meglio così.
Chè se fossi io,
io lo so,
tu rideresti.

sabato 5 giugno 2010

Ora dei passaggi persi

Leggo con moltissimo piacere la meravigliosa aurora di Daniela, racchiusa in una poesia che vale la pena di essere letta...
Aurora

lunedì 24 maggio 2010

Ora delle lenti a contatto irraggiungibili

Il cielo si esibiva alla loro sinistra, il sole bruciava piano per poi lasciare spazio alla luna, e loro lì. Veloci, silenziosi, l'uno di fianco all'altra, ognuno con i più svariati pensieri per la testa. La strada d'avanti, la strada dietro, in quel tragitto preciso, puntuale, settimana dopo settimana, con il sole che bruciava alla loro sinistra. Potevano rimanere lì per ore, a parlare in silenzio. Silenzio che ogni tanto si interrompeva, per poi ritornare più intenso di prima. Quello fu uno di quei momenti.
-Ma tu, sei felice?
-Io non credo nella felicità, o meglio, credo che sia il fine totale e per questo irraggiungibile, sopratutto perchè...
-Sst. Basta.
-...
-...
Silenzio.

-Sì, sono felice.
-...
-E tu? Tu sei felice?
-Ti sei risposta da sola.

giovedì 13 maggio 2010

Ora dei mantelli neri

Certe notizie sono come frecce. Scagliate dal destino e arrivate sulla nostra pelle. Alcune hanno la punta affilata. Troppo.
Morire a quattordici anni è una di quelle che non solo ti toccano, ti trapassano da capo a capo, alla fine non siamo più profondi di una quindicina di centimetri, cosa ci vuole, a trapassarci?
Morire a quattordici anni non ti riempie d'amaro la bocca, ti riempie d'amaro l'anima.
No, non è possibile, ti sbagli, non è successo, no non è vero, non è vero. NON è VERO. Dimmelo, dimmelo che non è vero.
Parole che finiscono. Strozzate in gola.
Corpi che si fermano, immobili. Pietrificati.
Non è possibile.
Sì lo è.
Lo è stato.
Io non la conoscevo bene. E' capitato di farci due chiacchiere e di scherzare un po' insieme su questo e quello, niente di più. No, la mia non è pietà, compassione.
E' ribrezzo.
Perchè avevo ricominciato a credere nel buono della vita.
E questa mi ha dimostrato di saper essere una merda più di quanto credessi.
Potevo esserci io, su quel letto, a morire. Nessun fattore esterno. Poi sotto i ferri. Poi due giorni di coma. Poi il cellulare che squilla, silenzio.
Eleonora.
Che rimane un po' a vagare nell'aria, come una freccia, una parola sola. Poi il nulla.

domenica 28 marzo 2010

Ora del dolceamaro

Stringimi un po' più forte. Non lasciarmi andare via. Stringimi perchè ho paura. Stringimi e lascia che mi perda un po' tra le tue braccia.
Solo un po'
quanto basta
poi lascia che io
vada via.
Scivolerò via dalle tue braccia quando il vento avrà deciso che sarà così.
Fino ad allora, tienimi un po' di più vicino al tuo cuore.
E ti prego non pensare. Non cercare di capire cosa voglia, perchè non lo so neanche io. Voglio tutto, voglio niente, voglio il mondo nel palmo della mano e non capire nulla allo stesso tempo.
"Ognuno ha i suoi inferni, ma, sai, io sono tre volte più avanti del resto."
Abbracciami senza guardarmi negli occhi, perchè ho paura che tu veda quello che ho dentro e non voglio. Sto cercando di guarire. Piano. Io ce la sto mettendo tutta. Tu non devi fare nient'altro che sorridermi e baciarmi, perchè è questo che mi sazia, adesso. E mi piacerebbe pensarti con le braccia aperte dietro di me, consapevole che non troverò mai il coraggio di buttarmi. E prestami una di quelle tue parole, perchè io le ho perse tutte. Già.

giovedì 25 febbraio 2010

Ora degli 8 e mezzo in diritto

[Premessa: -Guarda, sorella ho fatto una poesia! -Mmm, carina... -La pubblichi sul tuo blog e mi fai diventare un grande poeta??] Bene, ho l'onore di deliziarvi con la bellissima poesia dell'orsetto biondo decenne che vedo spesso gironzolare per casa.

LAmicizia

Un giorno dei bambini
correvano nei prati
gioiosi e felici
nel verde dei tulipani
nel rosso del cielo serale.
Tra l'oro l'amicizia
è illimitata,
pittando, giocando, colorando
sempre è l'amicizia
che combina tutto ciò
ma poi che male fa'!
Giorni di gioia e di dolore,
di tristezza e allegria
sempre lei...
l'Amicizia.
Quel giorno di tristezza
è lei che ti conforta
quel giorno di gioia
è lei che ti aiuta
in un tempo lontano o futuro
c'è sempre lei...
l'Amicizia.

Luca