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giovedì 4 marzo 2010
Ora delle spugne allo zucchero filato
Amavo avere le tue mani sui miei fianchi. La tua presa decisa, per non lasciarmi andare via e le tue dita incerte, come di chi ha paura di sfiorare la felicità proibita. Amavo avere le tue mani e sentirmi protetta, al sicuro, dove niente e nessuno poteva farmi del male. Adoravo quella sensazione di abbandono che prendeva il mio corpo e lo immobilizzava, come se d'improvviso il caos dentro al testa si fermasse e sentissi il respiro della vita, lento. Era quando sentivo la presa delle tue mani che mi trasformavo, mi trasmutavo viva, viva per davvero, viva come non mai. Non ero più io, ero aria che ti scivolava addosso, ero terra, ero energia, ero pioggia che si insinuava dentro di te, ero seta. Quella che se la tieni tra le dita perde la sua consistenza e scivola. Ecco, proprio così, ero seta. E smettevo di abitare il mio corpo come anima piccola in un qualcosa troppo grande, ma la mia essenza si mescolava con il mio corpo ed ero io. Sì, ero io, e mi sentivo troppo viva, ero energia pura che scivolava, proprio come la seta, scivolava.
martedì 24 novembre 2009
Ora della via, la verità e la vita
Ho freddo solo se non sento più i tuoi occhi e le tue mani addosso.
martedì 1 settembre 2009
Ora delle liste dei libri da comprare
A volte mi chiedo come faccia a non saltarti addosso ogni volta che mi sei davanti.
giovedì 18 giugno 2009
Ora dei castagni
Mi sa che ho trovato il modo per connettermi, se non tutti i giorni, quasi. Però solo di pomeriggio. Qui di seguito riporto un piccolo sfogo partorito ieri sera laggiù dove mi sono trasferita.
Oh, ti prego, fai scivolare ancora quelle tue mani su questi fianchi, fammi rabbrividire ancora sentendo la tua lingua. I nostri sospiri daranno vita a questa stanza senz'anima, scriveremo la storia sulla nostra pelle.
Oh, ti prego, fai scivolare ancora quelle tue mani su questi fianchi, fammi rabbrividire ancora sentendo la tua lingua. I nostri sospiri daranno vita a questa stanza senz'anima, scriveremo la storia sulla nostra pelle.
venerdì 5 giugno 2009
Ora dei sogni appesi ad un paracadute
Mi fai impazzire. E lo sai bene. E godi. Mi fai impazzire tutte le volte che mi guardi così, come se oltre me non ci fosse altro che buio. Per nascondere la mia vulnerabilità, distolgo lo sguardo, ma tu continui a fissarmi e allora riprendo a guardarti e nasce una specie di gioco, per vedere chi resiste di più senza saltare addosso all'altro. Adoro il modo in cui mi fai impazzire, adoro il modo in cui mi guardi, adoro il tuo desiderio e adoro il tuo giocare con me.
Ma più di tutto adoro il tuo lasciarmi vincere. Sempre.
Ma più di tutto adoro il tuo lasciarmi vincere. Sempre.
domenica 24 maggio 2009
Ora delle cascate di cioccolato
Ricordo la forza e la delicatezza delle tue mani sui miei fianchi quando mi portavi a te. La volontà del mio cuore di allontanarti e l'incapacità di non assecondarti. E poi il calore e il profumo del tuo corpo e il freddo e l'odore di un divano di pelle. Un filo arancio del tramonto in mezzo al buio del salone deserto sembrava squarciare le scure tende pesanti e impolverate. L'eleganza di un nero pianoforte a coda di vernice che acconsentiva silenzioso la nostra presenza e rimaneva immobile ai nostri sospiri che echeggiavano nella sala. La mia pelle pallida e calda sul freddo divano scuro, le tue mani che scorrevano su di me e le mie labbra che cercavano il tuo calore, sfiorandoti. E le tue labbra che desideravano conoscere ogni centimetro del mio corpo e il sentirmele addosso ovunque, quelle tue labbra. E poi le tue dita che premevano e le mie mani che afferravano le tue spalle, mentre cercavi di soffocare i miei gemiti baciandomi. I segni delle mie dita sulla tua schiena. Poi mi prendevi e mi poggiavi sul pianoforte, mi bloccavi i polsi con le tue mani, con la stessa forza di quando si tiene in mano un uovo, ed i miei talloni sulla tua schiena. Avrei voluto essere amata e desiderata così per sempre.
E poi rimanere abbracciati a sentire il battito dei nostri cuori, mentre il giorno fuggiva e il tramonto si spegneva.
Alla fine eccolo quì.
E poi rimanere abbracciati a sentire il battito dei nostri cuori, mentre il giorno fuggiva e il tramonto si spegneva.
Alla fine eccolo quì.
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