Visualizzazione post con etichetta Matrioska. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Matrioska. Mostra tutti i post

venerdì 22 maggio 2009

Quarta matrioska- Rinascita

Lo so, lo so, sono un po' in ritardo con la matrioska. Ma, eccola quì. La prima parte la trovate qui. Che dire... spero piaccia almeno un pochino pochino.

Quello di uccidere, era solo un vizio. Così, "tanto per". C'è chi fuma, c'è chi beve, c'è chi scrive, e lui uccideva. Quando era piccolo, guardava con ammirazione la vetrina di armi in casa sua, collezione del suo vecchio. Ma era proibita. E come tutte le cose proibite -si sa- è allo stesso tempo affascinante e provocante. E così, ormai ragazzo, quando nessuno era in casa, apriva la vetrina e -con gli occhi luccicanti- sfiorava quelle spade e quei coltelli, e il bellissimo stiletto bianco. Cresciuto, morto il padre, ereditò la collezione. E così cominciò a uccidere, le prime volte per caso, ma poi -ma poi- ci prese così gusto che non seppe più smettere. Trovò anche la maniera per farsi un po' di soldi. Ora, c'era il fatto che era umano. E come tutti gli umani, anche la sua anima non poteva sopportare tale segreto e tante anime innocenti. Intorno a se vedeva il vuoto, e poi una luce, debole. Le uniche persone che potevano salvarlo erano: Sua madre, sua sorella. E così, in un giorno di primavera, svelò tutto alle due. Il risultato? Il pianto disperato di una madre gettata alle sue ginocchia e una sorella svenuta sul pavimento. Se ne andò, via, lontano, scappò.

"Eccomi". Tre paia di occhi che si cercavano a vicenda.
-Io la voglio fare finita. In 'culo la vita, in 'culo i soldi, io me ne vado.
E lo stiletto bianco in mano. E il riflesso del tramonto sul mare. E una mano pallida e senza forze che blocca il tutto.
- Adesso basta. Basta col sangue, basta con tutto, di vita ne è già andata via abbastanza.
Stiletto nella sabbia. E lacrime sul ventre materno.
Il futuro incerto, senza più squilibri, senza più oscillazioni. Ma tanta paura ed un'anima macchiata di sangue incancellabile. Il passato riconosciuto come tale. Ed il presente. Il perdono. Le speranze e l'aspirazione alla felicità. L'uomo perfetto aspira alla felicità almeno quanto Andreas. Sono davvero diverse due motivazioni che perseguono lo stesso fine?


Ah, quasi dimenticavo una cosa che non c'entra nulla ma che volevo dire: stamane ho scarabocchiato un piccolo racconto erotico che avevo intenzione di mettere quì sopra stasera. Ma, poi, dunque, però ho cambiato idea e ho scritto la matrioska. Se domani mi va, ve lo publico, intanto, ve lo anticipo così...

venerdì 1 maggio 2009

Ora dei pasticcini imbottiti di crema

Eccola. Che dire... divertitevi!

Seduta sull'orlo della sua vita, Elvira pensava. Era la prima volta, mesi passati a cancellare una parte della sua vita, che guardava in faccia il suo passato. Una parola: Vento. Perchè Elvira, quando c'era qualcosa che non andava, prendeva il treno e se ne andava. Via, nella stessa direzione del vento. Si lasciava la sua vita alle spalle e ricominciava da zero. Prendeva tutto e partiva, prendendo il primo treno che andasse nella stessa direzione del vento. Il vento era l'unico compagno di viaggio, insieme ad un quadernetto nero, dalle pagine completamente bianche. Erano le sue poesie. Era la sua vita. Bianca. Vuota. Poi un giorno arrivò in un paesino del sud, accompagnata dal Libeccio. Un paesino abbastanza tranquillo, e -come succede sempre nei paesini piccoli- dove tutti sanno tutto di tutti. Ed era ovvio che si cominciò a parlare anche di lei. Ma nessuno sapeva niente di lei, oltre al nome. Elvira non aveva alcun passato, o forse ne aveva troppo. Cominciò a lavorare come segretaria in uno studio medico. Poi, un giorno, successe. Stava pranzando da sola in un piccolo ristorante dall'aria familiare, quando difronte a lei si sedette un lui. Giovane, dall'aria di bravo ragazzo.
- Nessuno sa nulla di te. Volevo farti i complimenti. Sì, insomma... sei la prima di cui non si fa pettegolezzo. E ne sono alquanto contento. Non sopporto le parole vuote di questo paese. E così tu saresti cosa, una donna senza passato, forse?
Elvira guardò lo sconosciuto e successe. Così, di botto, senza preavviso. Si innamorò. In tutti i suoi viaggi, in tutta la vita che le era passata davanti, non le era mai successo. Sì, parlo di amore. La colse di sorpresa.
- Una donna senza passato, sì, è questo che sono.
Continuarono a parlare, anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, e ancora, e ancora, e ancora. Poi, una notte, si scoprirono ad amarsi. Così, amarsi semplicemente. Lei aveva paura, paura di tutta quella vita che le si era presentata all'improvviso davanti agli occhi, paura della stabilità, paura dell'equilibrio. E così, passata la notte, partì alle prime luci dell'alba, mentre un filo di luce accarezzava la pelle dell'amato tra le bianche lenzuola. Via, lontano, con la convinzione di dimenticare tutto ancora una volta, semplicemente cancellandolo con una morbida gomma rosa. Ma questa volta era diverso, perchè non ci riusciva. Lui provò infinite volte a chiamarla e fece di tutto per rintracciarla, ma lei, sparita. Come una bolla di sapone sul pavimento.
E ora è la, che pensa. é passato quasi un anno. Eccola là, seduta sull'orlo della sua vita. Guardando il mare che sbatte contro gli scogli e il sole arancio che piano piano affoga. D'improvviso, una mano sulla sua spalla.


Continua qui.