domenica 31 maggio 2009

Ora dei cinque e mezzo

Eudè sapeva di loro due. Sapeva perchè si sapeva, e chi non lo sapeva l'avrebbe saputo tra poco. Lo sapeva sin dall'inizio. E all'inizio aveva accolto la notizia con un sorriso ebete stampato in faccia. Ma non le aveva fatto così male, insomma, c'era da aspettarselo. Finalmente pensarlo non le faceva più male, e c'è da dire, che era anche contenta per loro. Forse perchè nella sua testa c'erano altri pensieri, forse perchè era troppo impegnata a capire se stessa, che ormai il loro era diventato un fatto come un altro.
Poi, un giorno, era in giro con lui -lui classificabile come migliore amico- e li vide. E al vederlo avvinghiato a lei in quel modo, il suo cuore fece un balzo. Uno solo, OP. E poi ritornò al suo posto. No, Eudè non se l'aspettava mica di reagire così, lei lo sapeva da un bel po', lei era felice per loro, lei aveva altre cose per la testa, il suo cuore non poteva farle degli scherzi così. Un balzo, uno stupido balzo. Lo guardò per un'ultima volta mentre la avvolgeva totalmente, poi prese la mano amica, e se ne andò.

Ebbene sì, sono tornata. Cosa? Chi ti voleva? Ma smettetela! Anzi, vi dirò di più, ho ricevuto i complimenti per il racconto erotico. A quanto pare è piaciuto. Come si può notare il blog non è cambiato di una virgola, avevo fatto un tentativo, ma assomigliava ad una navicella spaziale celestre e quindi niente, blu, amen. Ho provato anche con una specie di effetto antichizzato, e stava proprio bene, ma non mi sentivo a mio agio, ecco. Voi comunque continuate a proporre. Vedrò cosa posso fare. Bene, come avete notato, ricomincio a scrivere parlando di Eudè, anche se secondo me questo post non rende tanto, e chiedendomi perchè, la risposta che ho trovato è che renderebbe meglio in prima persona. Oh, cavolo, quanti righi di note! Basta, ora la smetto. A domani.

lunedì 25 maggio 2009

Ora dei fallimenti e dei falliti

Per qualche giorno non scriverò. Ecco, volevo solo avvisare. Poi avevo voglia di cambiare soprannome e i colori del blog. Se vi viene qualcosa in mente, ditelo e ne terrò conto. A presto.

domenica 24 maggio 2009

Ora delle cascate di cioccolato

Ricordo la forza e la delicatezza delle tue mani sui miei fianchi quando mi portavi a te. La volontà del mio cuore di allontanarti e l'incapacità di non assecondarti. E poi il calore e il profumo del tuo corpo e il freddo e l'odore di un divano di pelle. Un filo arancio del tramonto in mezzo al buio del salone deserto sembrava squarciare le scure tende pesanti e impolverate. L'eleganza di un nero pianoforte a coda di vernice che acconsentiva silenzioso la nostra presenza e rimaneva immobile ai nostri sospiri che echeggiavano nella sala. La mia pelle pallida e calda sul freddo divano scuro, le tue mani che scorrevano su di me e le mie labbra che cercavano il tuo calore, sfiorandoti. E le tue labbra che desideravano conoscere ogni centimetro del mio corpo e il sentirmele addosso ovunque, quelle tue labbra. E poi le tue dita che premevano e le mie mani che afferravano le tue spalle, mentre cercavi di soffocare i miei gemiti baciandomi. I segni delle mie dita sulla tua schiena. Poi mi prendevi e mi poggiavi sul pianoforte, mi bloccavi i polsi con le tue mani, con la stessa forza di quando si tiene in mano un uovo, ed i miei talloni sulla tua schiena. Avrei voluto essere amata e desiderata così per sempre.
E poi rimanere abbracciati a sentire il battito dei nostri cuori, mentre il giorno fuggiva e il tramonto si spegneva.

Alla fine eccolo quì.

sabato 23 maggio 2009

Ora delle urla nella notte

Non pubblico il racconto erotico citato ieri perchè ho altro per la testa. Lo pubblicherò quando mi andrà, se mi andrà. Lo so che non gliene frega niente a nessuno, ma prego, lasciatela solo più sfogarsi.

Alla gente che parla e ride laggiù non serve altro, sono felici nel loro mondo, con la loro perfezione, con le loro risate e con il loro ronzio rumoroso, chiassoso, fastidioso e orribile. Vorresti ucciderli tutti quanti, li odi, perchè loro non sanno, oh no, non sanno che avresti solo voglia di silenzio, solo voglia di buio e silenzio, di pace, di quiete. Ma loro no, ti invadono la testa con la loro corsa frenetica della vita, non sai come liberartene, li vuoi scacciare via dalla tua testa. Ti fanno male, non riesci a sopportarli. E il bicchiere che cade con il suo tin tin non fa che darti l'ennesimo colpo. Ma loro che ne sanno che lassù ci sei tu ad aver bisogno di buio e silenzio, loro che ne sanno che stai soffocando dal caldo e che soffri di pressione bassa, loro che ne sanno che non puoi aprire la finestra perchè la puzza dei loro panini o patatine o piadine o frittura e quant'altro ti fa schifo, ma non puoi neanche soffocare. Loro che ne sanno che li vorresti uccidere uno a uno con le tue mani? Probabilmente niente. Loro non sanno delle tue lacrime. Loro non sanno. Ed è meglio così. M tu intanto piangi, per tutto, per niente, perchè sei nervosa e fai i capricci, perchè le persone che in quel momento vorresti fossero con te a lasciarti sfogare come sempre non ci sono. Vaffanculo a chi ti porta via la spalla su cui hai pianto per otto anni, vaffanculo ai candidati sindaci che sbraitano, vaffanculo alle canzoncine del Pdl, vaffanculo a chi ti tratta come un vecchio straccio da buttare solo perchè gli hai permesso di conoscerti bene, come non l'hai permesso a nessun altro. Vaffanculo a tutti e tutto, non ho bisogno di pietà, compassione e paroline dolci. Avrei bisogno solo di un abbraccio sincero, senza "povera piccina", avrei bisogno di sentirmi apprezzata per quello che sono, non per quanto soffro o piango o per quello che scrivo. Avrei solo bisogno di buio.

venerdì 22 maggio 2009

Quarta matrioska- Rinascita

Lo so, lo so, sono un po' in ritardo con la matrioska. Ma, eccola quì. La prima parte la trovate qui. Che dire... spero piaccia almeno un pochino pochino.

Quello di uccidere, era solo un vizio. Così, "tanto per". C'è chi fuma, c'è chi beve, c'è chi scrive, e lui uccideva. Quando era piccolo, guardava con ammirazione la vetrina di armi in casa sua, collezione del suo vecchio. Ma era proibita. E come tutte le cose proibite -si sa- è allo stesso tempo affascinante e provocante. E così, ormai ragazzo, quando nessuno era in casa, apriva la vetrina e -con gli occhi luccicanti- sfiorava quelle spade e quei coltelli, e il bellissimo stiletto bianco. Cresciuto, morto il padre, ereditò la collezione. E così cominciò a uccidere, le prime volte per caso, ma poi -ma poi- ci prese così gusto che non seppe più smettere. Trovò anche la maniera per farsi un po' di soldi. Ora, c'era il fatto che era umano. E come tutti gli umani, anche la sua anima non poteva sopportare tale segreto e tante anime innocenti. Intorno a se vedeva il vuoto, e poi una luce, debole. Le uniche persone che potevano salvarlo erano: Sua madre, sua sorella. E così, in un giorno di primavera, svelò tutto alle due. Il risultato? Il pianto disperato di una madre gettata alle sue ginocchia e una sorella svenuta sul pavimento. Se ne andò, via, lontano, scappò.

"Eccomi". Tre paia di occhi che si cercavano a vicenda.
-Io la voglio fare finita. In 'culo la vita, in 'culo i soldi, io me ne vado.
E lo stiletto bianco in mano. E il riflesso del tramonto sul mare. E una mano pallida e senza forze che blocca il tutto.
- Adesso basta. Basta col sangue, basta con tutto, di vita ne è già andata via abbastanza.
Stiletto nella sabbia. E lacrime sul ventre materno.
Il futuro incerto, senza più squilibri, senza più oscillazioni. Ma tanta paura ed un'anima macchiata di sangue incancellabile. Il passato riconosciuto come tale. Ed il presente. Il perdono. Le speranze e l'aspirazione alla felicità. L'uomo perfetto aspira alla felicità almeno quanto Andreas. Sono davvero diverse due motivazioni che perseguono lo stesso fine?


Ah, quasi dimenticavo una cosa che non c'entra nulla ma che volevo dire: stamane ho scarabocchiato un piccolo racconto erotico che avevo intenzione di mettere quì sopra stasera. Ma, poi, dunque, però ho cambiato idea e ho scritto la matrioska. Se domani mi va, ve lo publico, intanto, ve lo anticipo così...

giovedì 21 maggio 2009

Ora delle capre che fanno il palo nella banda dell'ortica

Lo schiocco delle dita a tempo e la testa che passa veloce da sinistra a destra facendo svolazzare i capelli. E gli occhi chiusi. Dimmi che posso chiudere gli occhi anch'io e sentire la libertà che senti tu. Dimmi che posso cantare fino a che non mi sarà finita la voce. Dimmelo.

mercoledì 20 maggio 2009

Ora dei nastri blu

Cretinate adolescenziali che avrei voluto evitare. Ma chicavolosenefrega.

Un vecchio e basso tavolino di legno, il buio e una candela. E quattro donzelle sedute per terra attorno al tutto.
- Io e il mio ragazzo ideale, facciamo l'amore sulla spiaggia al tramonto.
-Il mio ragazzo ideale mi fa trovare le rose sul banco di scuola.
- Il mio ragazzo ideale deve venerarmi da mattina a sera... e tu, Eudè?

- Il mio ragazzo ideale non esiste. Ma, a parte tutto, vorrei solo che mi sappia baciare sotto la pioggia.