venerdì 8 ottobre 2010

ora dei quaderni arancioni e gialli

Il problema vero, è che a volte io è come se non fossi io,
perchè non essere
io
la maggior parte delle volte
è più semplice.
E' più facile dire una cosa cattiva,
che una dolce,
è più facile farsi una risata,
che scoppiare a piangere,
è più facile non essere io,
perchè essere io è seriamente difficile.
Non so se mi spiego.
A volte non essere io è
il problema vero,
ma so anche che non essere io
è spesso ciò che nasconde meno problemi.
Innanzitutto perchè io è
una piagnucolona
e non fa piacere averne una a fianco, o al telefono,
poi perchè io
se la prende per nulla
e misura le parole col contagocce,
e con io, quando ci parli,
devi stare attento, perchè io
va facilmente in un brodo di giuggiole,
e si dispera altrettanto,
ed ecco perchè,
nonostante non sia proprio carino non essere io,
e non io è acida e polemica,
è più facile non essere io che io,
e te lo giuro,
è meglio così.
Chè se fossi io,
io lo so,
tu rideresti.

lunedì 4 ottobre 2010

Ora degli uomini saggi

Con il tuo permesso, stanotte mi sistemerei al tuo fianco,
ma non troppo vicino, quanto basta per poterti guardare un po'.
Ma non troppo lontano, quanto basta perchè tu possa sentire la mia voce
mentre piano
ti sussurrerò qualcosa, una favola, una poesia (no, ecco magari una poesia no), o magari una filastrocca (ricordi?), o forse una storia... forse la mia.
Mi piacerebbe sapere che mi stai ascoltando, ma forse sei stanco e ti sei già addormentato, o forse stai già pensando a domani...
in ogni caso sta' tranquillo, non importa, non chiedo di più che un posto, stanotte, non troppo vicino e non troppo lontano da te.
Mi piacerebbe poi sentire la tua voce, ancora un po', di' pure quello che ti pare, anche se non è una favola o non è una poesia (...), o una filastrocca, anche se non è una storia, ma una parola sola, va bene anche Zucchina (ina), va bene anche Ho sonno, o Ho fame, va bene anche Ti amo. O forse no, sì insomma, meglio di no, io son di indole sdolcinata, non vorrei ci cascassi anche tu.
Se poi non ti va di dire niente, sta' pure certo che non mi stancherò di buttarti addosso le mie migliaia di parole inutili, come sempre, e tu, come sempre, dovrai sopportarmi.
Quindi, sempre con il tuo cortese permesso, stanotte mi sistemerei al tuo fianco, non troppo vicino e non troppo lontano, in modo da poterti guardare e in modo che tu possa sentirmi (ma se non vuoi non fa niente, non vorrei morissi di diabete) mentre sussurrando...

venerdì 1 ottobre 2010

Ora delle nuvole viola

Nel sussurrato mondo
delle cose vere
non importa
se stasera hai voglia di raccontare
o semplicemente di tacere
ci sarà comunque qualcuno che vorrà nutrirsi
della tua essenza,
qualunque essa sia.
Nel sussurrato mondo
delle cose vere
non c'è spazio per mettersi comodi
spettatori della propria vita
senza alcuna ambizione a viverla
non c'è spazio per le parole inutili
e quelle storpie
e quelle maleodoranti e velenose
ma ogni cosa è poesia.
Nel sussurrato mondo
delle cose vere
le persone non si compiangono,
si accompagnano.
Nel sussurrato mondo
delle cose vere
le emozioni sono nude
ma non illudetevi,
non lo vedrete mai,
il mondo delle cose vere.
cercatelo, cercatelo con tutta l'energia potenziale
di cui disponete,
andate dietro alle cose vere.
Io ho cominciato a farlo,
da capo,
come si fa da bambini,
con la sola differenza che questa volta non ci sei già dentro,
sei stato tagliato fuori,
e piangi,
come si fa da bambini,
con la sola differenza,
che questa volta
non c'è nessuno a prenderti in braccio.

mercoledì 29 settembre 2010

Ora dei ventagli di carta

Adoro guardarti come se non ci fossi. Dico, come se io non ci fossi, come se non fossi lì. Adoro guardarti mentre i tuoi occhi sono lontani da me, così piano, lasciando per un attimo da parte il resto, posso guardarti senza aver paura che tu legga, nei miei occhi, i miei pensieri. Adoro guardarti e provare l'ebrezza della tua mancanza, quando sei abbastanza vicino per vedermi ma troppo lontano anche solo per sfiorarmi.

domenica 26 settembre 2010

Ora dei collant smagliati

A me, le feste gne gne dove tutti si vestono gne gne e le ragazze dicono alle amiche Hai visto quella come si è vestita gne gne e tu sei lì e gli altri ti guardano e tu devi stare lì e così va avanti tutta la serata, non piacciono. Niente da fare, ho provato a farmele piacere, ma le feste così proprio non mi piacciono. Sono un po' come i funerali, dove tutti vanno e si salutano ed è tutto così maledettamente triste e inutile. E' una farsa. Le feste poi, se non ti piace ballare quelle cose lì che ballano tutti, sono davvero fastidiose. Fastidiose come quelle zie che ti guardano mentre ti stai vestendo e ti dicono Bella mia non puoi andare in giro così e la volta dopo ti vogliono propinare i loro vestiti di quando erano giovani e andavano in discoteca e non c'è niente di male ad andare in discoteca, solo che, ecco, zia, non mi piace... e loro che poi tirano fuori quel vestito trasparente di quando sono uscite la prima volta con lo zio, e a te viene da ridere perchè in quel momento stai pensando alla prima volta che sei uscita con il tuo attuale ragazzo e da sotto al cappotto avevi la maglietta del pigiama tanto non dovevate andare da nessuna parte. Certo, poi ripensi alla prima volta che sei uscita con un ragazzo e ti ricordi le urla dei tuoi piedi in quelle maledette scarpe bellissime.
Sarà che sono stata progettata veramente male, ma a me le feste così proprio non piacciono.
Ecco.

venerdì 17 settembre 2010

Ora dei bigliettini blu

"Smettila di urlare. Picchiami piuttosto, picchiami a sangue..." urlava dentro di se Sam, 10 anni, mentre stava lì incapace di muoversi davanti al triste, solito, spettacolo.
"Smettila di urlare. Picchiami piuttosto, picchiami con tutta la forza che hai in corpo, ma ti prego smettila di urlare, le tue urla mi uccidono sempre di più. Hai ragione tu, se avessi la forza per muovermi, o soltanto per parlare, ti direi che hai ragione, hai ragione, è colpa mia, hai ragione, sono una bestia, hai ragione, faccio così schifo. Ma ti prego smettila di urlare, non ce la faccio, non più. Vorrei abituarmi, davvero, vorrei con tutto me stesso abituarmi a questo, ma ogni volta è peggio, è peggio da sempre, e so che è inutile. Resto così, paralizzato fuori e dentro, con la testa che vorrebbe scappare e rimane intrappolata in questo corpo, piena delle tue urla strazianti. Non riesco neanche più a piangere. Smettila ti prego smettila di urlare, picchiami ti prego picchiami finchè hai la forza, ma smettila di urlare. Ho la nausea, lo stomaco mi si contorce e vorrei riuscire a vomitare fuori tutta la rabbia e la frustrazione che ho dentro, ma non riesco, ogni più piccolo movimento mi è impossibile. Vorrei piangere, vorrei piangere, ma neanche quello mi è permesso. E ora che fai? No, ti prego non cominciare a piangere.No, mamma, no, così mi uccidi. Non so cosa faccia più male, no non mi abbracciare, io ti odio, no non piangere no smettila smettila smettila. Convinciti pure di tutto quello che vuoi, la cosa peggiore è che domani sarà di nuovo uguale, e poi ancora e ancora, e ancora."

lunedì 13 settembre 2010

Ora dei Quelli del gas

Non potevo mica non scrivere un post sull'estate che ci lascia e l'inverno che, a quanto pare, non si è fatto attendere. E quindi eccomi qui pronta a lamentarmi di quanto sia fastidioso monotono e deprimente il brutto tempo e compagnia bella. Anche se.
D'inverno c'è il tepore del piumone.
Ci sono i miei calzettoni di lana viola.
C'è il fumo che esce dalla bocca quando si parla.
Ci sono le sciarpone.
Ci sono gli abbracci che riscaldano molto più del cappotto. (Anche quelli del mulino bianco vanno bene)
Ci sono i peli che crescono "tanto nessuno li vede".
Ci sono le coperte da mettere sulle gambe quando si poltrisce davanti alla tv.
C'è il poltrire per casa disperandosi per lo studio.
Ci sono le tazze di caffè bollente.
...
e poi, d'inverno,
c'è che si aspetta la primavera. (Ed è una cosa bellissima, dico, aspettarla)