martedì 16 giugno 2009
Ora delle campagne sperdute nel nulla
Scrivo queste due parole di fretta e con i capelli bagnati. Mi sono (senza il mio consenso) trasferita. Trasferita, in una villa tre volte più grande di casa mia, con giardino, alberi, tettoie, e gli uccellini cinguettanti. Un paradiso terrestre? Sì, ma senza wi-fi. Isolato dal mondo. Son solo due giorni che non tocco il pc e già sono in crisi d'astinenza. Sono un caso proprio grave. Bene, volevo avvisare. Non mi piacciono le persone che spariscono all'improvviso. Scriverò quando posso, non so quando, potrebbe essere domani come tra due settimane. Bene, qui vi lascio. Scappo. A più presto possibile.
sabato 13 giugno 2009
Ora della madre bambina
Quand'ero piccola, ho fatto le selezioni per lo Zecchino D'Oro. Arrivata al terzo turno a livello regionale, non mi presero. Non perchè non fossi brava, o carina, o sorridente, o con le trecce, no, perchè lì (come ormai dappertutto) va avanti solo chi è raccomandato. Sapevo di non essere la più brava, ma se vi dico che presero dei bimbi davvero cessi, credetemi. Cominciai le selezioni con un'altra bambina del mio paese. Superammo insieme i primi due turni. Il terzo, lei sì, io no. Non ricordo dove fossero le selezioni, ricordo che io ci andai con papà, e lei si portò tutta la famiglia appresso, nonni, zie e cugini. L'unica immagine che ricordo, di quelle selezioni è lei che salta in aria lanciata e ripresa da tutti i parenti, e una bambina bionda con le trecce che piangeva e dava la mano al papà. Ma non pensate mica che sai stato un trauma infantile, no, ho continuato a cantare a tutti i compleanni, tutte le recite scolastiche, tutte le canzoncine di Natale, e quando vedevo lei in trasmissione (sì, superò tutte le altre selezioni) sorridevo ed ero felice per lei, con la stessa semplicità che hanno solo i bambini. Non vinse lo Zecchino, ma fu presa per un altro programma, che non ricordo. Ora, non so perchè sto raccontando questo, è un ricordo che non ripescavo da tempo. Ieri sera ho visto cantare quella mia amica. No, non in televisione. L'ho vista cantare e rivedevo la sua immagine che saltava e io che piangevo, l'ho vista cantare e mi son tornate in mente cose che credevo nello scrigno dell'oblio ormai da tempo. E forse anche un po' di malinconia, chissà.
Bene, ora basta così, godiamoci il Sabato e buon week-end a tutti.
Bene, ora basta così, godiamoci il Sabato e buon week-end a tutti.
venerdì 12 giugno 2009
Ora del bagnoschiuma al cioccolato bianco
Questo è un post un po' contorto, giusto per non deludere chi mi ritiene complicata. Dicono anche che influenzo negativamente i pensieri altrui, e quindi pregherei coloro che hanno una tendenza al pessimismo, di non leggere. Grazie.
Distesa sul suo letto, a pancia in su, Eudè era immersa nel buio e cercava con gli occhi di guardare le scritte che erano appese ai muri della sua camera, poesie, per lo più. E come sempre, pensava. Ad Eudè non piaceva pensare, perchè la maggior parte dei suoi pensieri erano amari e pessimistici. Ma questa volta Eudè non pensava alla fine del mondo e alla vita e alla morte, questa volta pensava alla sua, di vita, oh, perdonatemi, esistenza. Dicevo, pensava alla sua esistenza, e gettò un'occhiata su qualche momento del suo passato, e qualche persona scomparsa. Scomparsa, sì, e non diciamo morta, volutamente scappata. Ed erano già in due. Pensa e ripensa, la ragazza giungeva ad una conclusione. Entrambi non sono scappati subito, no, hanno aspettato abbastanza affinchè lei si affezionasse. Ed è stato allora che sono scappati. Mai mostrare le proprie debolezze. Mai mostrarsi per quello che si è, umani. Questo è quanto. Mai mostrarsi deboli. Perchè quando ci si accorge che anche l'altro ha gli stessi problemi che hanno tutti e non sa come fare esattamente come non lo sai tu, si scappa. Ma non è tutto. Perchè Eudè sa che significa vivere senza avere coraggio di guardare i propri difetti e accettarli, non solo con noi stessi, ma avere il coraggio, l'umiltà e la forza di chiedere aiuto. Quindi non mostrare i propri difetti è impossibile, anche a costo di far scappare qualcun altro, che prima o poi si accorgerà che siamo tutti umani. Eudè è consapevole dei suoi limiti. Ma sa che non può mostrarsi forte se non lo è, ed è anche consapevole che ci sarà qualcun altro che scapperà e qualcun altro che la farà soffrire. E con una lacrima silenziosa nel buio, pensando alla maledetta Moira che ha deciso per lei, si addormenta.
Distesa sul suo letto, a pancia in su, Eudè era immersa nel buio e cercava con gli occhi di guardare le scritte che erano appese ai muri della sua camera, poesie, per lo più. E come sempre, pensava. Ad Eudè non piaceva pensare, perchè la maggior parte dei suoi pensieri erano amari e pessimistici. Ma questa volta Eudè non pensava alla fine del mondo e alla vita e alla morte, questa volta pensava alla sua, di vita, oh, perdonatemi, esistenza. Dicevo, pensava alla sua esistenza, e gettò un'occhiata su qualche momento del suo passato, e qualche persona scomparsa. Scomparsa, sì, e non diciamo morta, volutamente scappata. Ed erano già in due. Pensa e ripensa, la ragazza giungeva ad una conclusione. Entrambi non sono scappati subito, no, hanno aspettato abbastanza affinchè lei si affezionasse. Ed è stato allora che sono scappati. Mai mostrare le proprie debolezze. Mai mostrarsi per quello che si è, umani. Questo è quanto. Mai mostrarsi deboli. Perchè quando ci si accorge che anche l'altro ha gli stessi problemi che hanno tutti e non sa come fare esattamente come non lo sai tu, si scappa. Ma non è tutto. Perchè Eudè sa che significa vivere senza avere coraggio di guardare i propri difetti e accettarli, non solo con noi stessi, ma avere il coraggio, l'umiltà e la forza di chiedere aiuto. Quindi non mostrare i propri difetti è impossibile, anche a costo di far scappare qualcun altro, che prima o poi si accorgerà che siamo tutti umani. Eudè è consapevole dei suoi limiti. Ma sa che non può mostrarsi forte se non lo è, ed è anche consapevole che ci sarà qualcun altro che scapperà e qualcun altro che la farà soffrire. E con una lacrima silenziosa nel buio, pensando alla maledetta Moira che ha deciso per lei, si addormenta.
giovedì 11 giugno 2009
Ora della mozzarella di bufala
Ci sono alcune persone che sono proprio come sembrano. Ci sono altre persone che, invece, non smetti mai di scoprire. Ci son persone con cui sai di non riuscire ad avere una conversazione interessante. Ci sono altre persone con cui, invece, non smetteresti mai di parlare. Trovare una di queste altre persone, fa sempre molto piacere. E senti come se avessi trovato un altro piccolo pezzettino della tua vita, solo perchè ci hai fatto una buona chiacchierata. Chè credo di aver scoperto che la felicità non è tanto l'autorealizzazione di Maslow e quant'altro, ma credo che stia in queste piccole cose piacevoli. Come una buona chiacchierata, come aver trovato un altro piccolo pezzettino di te stessi. E ti senti cresciuto, ecco, tutto d'un tratto un po' più cresciuto, così, senza preavviso.
mercoledì 10 giugno 2009
Ora delle divise da segretaria
Qualche pomeriggio fa ero con una mia amica seduta al bar a fare due chiacchiere, quando vediamo una vecchia signora sedersi con noi. (N.B. Nessuna di noi due la conosceva).
-Ah. Iusc fasc propr cal! (Oggi fa proprio caldo!). Ah. Iei so andat a sendir la messa, e mo devo andare a casa p' cucinà e poi devo vedere 'na cosa alla televisione. (Sono andata a messa, ora devo andare a cucinare e poi devo vedere qualcosa alla tv) Ah. C' bell uagnedd! (che belle ragazze!) E u zet? (E il fidanzato?). Ah. Bè, grazie, che mo devo andare a casa. Grazie. Grazie. Ah. E tante cose belle. Auguri. Grazie. Ah.
E ci lasciò così, con quel suo "ah". Forse tutte e due ci chiedemmo perchè ci avesse ringraziato, ma nessuna fiatò e rimanemmo con quel sorriso sulle labbra, è incredibile come quattro parole in non-italiano possano mettere di buon umore. Mia cara signora, oggi ripenso a lei e sorrido ancora, e sa cosa vorrei dirle?
Grazie, soltanto grazie. Ah.
-Ah. Iusc fasc propr cal! (Oggi fa proprio caldo!). Ah. Iei so andat a sendir la messa, e mo devo andare a casa p' cucinà e poi devo vedere 'na cosa alla televisione. (Sono andata a messa, ora devo andare a cucinare e poi devo vedere qualcosa alla tv) Ah. C' bell uagnedd! (che belle ragazze!) E u zet? (E il fidanzato?). Ah. Bè, grazie, che mo devo andare a casa. Grazie. Grazie. Ah. E tante cose belle. Auguri. Grazie. Ah.
E ci lasciò così, con quel suo "ah". Forse tutte e due ci chiedemmo perchè ci avesse ringraziato, ma nessuna fiatò e rimanemmo con quel sorriso sulle labbra, è incredibile come quattro parole in non-italiano possano mettere di buon umore. Mia cara signora, oggi ripenso a lei e sorrido ancora, e sa cosa vorrei dirle?
Grazie, soltanto grazie. Ah.
martedì 9 giugno 2009
Ora dei lakers che vincono grazie a Kobe Bryant
Solo una parola veloce. Sai. Cosa. Ha. Fatto. Quel. Bastardo. Prima. Di. Te. Ora. Ti. Prego. Se. Devi. Sparire. Fallo. Ma. Prima. Dimmi. Solo. Addio.
Lo prometto, prima o poi comincio a mettere titoli sensati. Comunque, grazie Fab.
Lo prometto, prima o poi comincio a mettere titoli sensati. Comunque, grazie Fab.
lunedì 8 giugno 2009
Ora dell'avvocato metallaro
L'esile forma si muoveva sinuosamente. Ad occhi chiusi sentiva la musica scorrerle nel corpo. E danzava. O forse volava. O forse sognava. Chissà. Sembrava impossibile da prendere, sarebbe sfuggita al tatto come seta. Noi restavamo immobili davanti a tanta bellezza e grazia. Mentre la creatura danzava. O forse volava. O forse sognava. Chissà. Mi voltai verso di te e provai un brivido, nello stesso istante in cui lo stavi avendo tu. Trovasti il mio sguardo. Mi prendesti per mano e ritornammo ad osservare quella meraviglia incantevole. Lei danza e trapela libertà, desiderio, voglia di vivere, tranquillità, perfezione. E ti vien voglia di danzare. O forse volare. O forse sognare. Chissà. Ti vien voglia di provare tutto quello che l'esile forma ha già trovato. Anche se solo per qualche minuto. Anche se illusoria. Anche se dolorosa alle caviglie. Felicità.
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