domenica 7 giugno 2009

Ora della felicità ritrovata in 4 parole

Luna, stasera mi sembra di aver finito le parole. Le ho già dette tutte. é che di parole non ce ne sono abbastanza. E quando le hai esaurite tutte, non sai come fare. Luna, che giochi tra le nuvole scure e il cielo scuro, illumina la pelle bianca della musa dalla bellezza malinconica. Luna, una bambina sorrideva nel verde, un tempo, e le margherite crescevano nel prato. Sei così lontana, così impossibile, Luna, per chi ha solo bisogno di un po' di solitudine, per chi ha solo bisogno di un po' di comprensione. Solo un po'. Luna, suona ancora una canzone. Luna, non la senti, da sempre? é la canzone di chi ti chiama, è la canzone di chi ti desidera, di chi desidera solo un po' di comprensione. Veglia sul bambino che dorme e respira lento, veglia sul ragazzo lontano, e veglia su di lei, lei che ti cerca tra le nuvole scure e ti canta l'eterna canzone, ancora un'altra volta.

(Ispirato da questa.)

Grazie Marinella per il contributo.

sabato 6 giugno 2009

Ora delle rivelazioni inaspettate

-Dimmi tutti i suoi difetti.
E giù a elencare di getto un'infinità di malvagità.
-Bene, ora, in quanti di questi ti riconosci?
Silenzio. Ancora silenzio.
-Cazzo, tutti.
Risata.
Son proprio fatta male, io.
Anzi, malissimo.

venerdì 5 giugno 2009

Ora dei sogni appesi ad un paracadute

Mi fai impazzire. E lo sai bene. E godi. Mi fai impazzire tutte le volte che mi guardi così, come se oltre me non ci fosse altro che buio. Per nascondere la mia vulnerabilità, distolgo lo sguardo, ma tu continui a fissarmi e allora riprendo a guardarti e nasce una specie di gioco, per vedere chi resiste di più senza saltare addosso all'altro. Adoro il modo in cui mi fai impazzire, adoro il modo in cui mi guardi, adoro il tuo desiderio e adoro il tuo giocare con me.
Ma più di tutto adoro il tuo lasciarmi vincere. Sempre.

giovedì 4 giugno 2009

Ora delle labbra sulle labbra

Mi hai scoperto. Questo è il posto dove ho trovato la mia pace interiore, e ci vengo ogni volta che mi va, se mi va. Siediti pure quì affianco a me e osserva il tramonto. No, non dire alcuna parola e respira. Osserva la strada più grande del paesino e l'ampio marciapiede con tutti i tavolini, e i gatti appollaiati sulle sedie di legno color pastello. Guarda i bambini che si rincorrono e le vecchie signore alla finestra. Guarda la gelateria che tutti hanno amato e che amano ancora. Guarda lo splendore di un posto così. E lascia che la pace ti entri dentro, e che una morbida gomma rosa cancelli ogni cosa dalla tua mente, fino a cancellare perfino la tua immagine, lasciando solo la tua essenza e la tua anima. Guarda lontano le balle di fieno nel campo e respira. Questo è uno di quei posti che non cambierà mai, e non mi stancherò mai di ripeterne la magia, in tutti i particolari, in tutte le solite e piacevoli sfaccettature. Mi hai scoperto. Questo è il posto dove trovo la mia pace interiore, ma ammetto che ora che ti ho quì, adesso, al mio fianco, la mia pace interiore sfiora la felicità e il perfetto equilibrio.

mercoledì 3 giugno 2009

Ora dell'ouzo sulla barca

A volte mi fermo a pensare a tutto questo. Tutto questo inteso come tutto, vita, che dir si voglia. E come niente mi ritrovo ai confini dell'universo a cercare domande che non avranno mai risposte. Le solite domande esistenziali. Poi capita che qualcuno ti dica Le cose migliori si fanno sempre senza senso. Forse ha detto così solo per farmi smettere di cercare l'introvabile. Ma riflettendoci, e cercando di estendere il piccolo concetto al tutto inteso come vita che dir si voglia, il risultato sarebbe che la vita non ha alcun senso, eppure vivere è una delle cose migliori che l'uomo possa fare. E sia.

martedì 2 giugno 2009

Ora delle altalene di legno

Capita che tu abbia passato la vita costruendo i tuoi princìpi, credendoci e affermandoli ogni volta che si presenta l'occasione. Poi capita che questi tuoi princìpi siano mandati all'aria in un soffio. Puf. Questione di attimi e ti si prospetta davanti una nuova realtà. No, non hai visto la luna, nè tanto meno quel bonazzo di Johnny Depp (specialmente quando aveva i capelli un po' più lunghi) (affermazione tremendamente stile tredicenne-barbie-si-plastica, ma non si può negare l'evidenza...), tu hai visto solo una donna. Se ne stava lì a lavare il pavimento e a risciacquare lo straccio bagnato nel secchio e ti son crollati i princìpi. No, non completamente, diciamo che li hai rimandati a tempi futuri, ecco. Lei ha passato la vita da buona brava ragazza di una famiglia benestante del paese, passando l'adolescenza ad accudire i quattro fratelli piccoli, non è mai andata ad una festa, non ha mai fatto un'ora di ritardo a casa, non ha mai fumato nesquik, non ha mai preso un voto più basso di cinque, ha sposato il primo ragazzo che l'ha baciata. Ora, non che queste non siano cose giuste, costruttive e quant'altro, ma se solo qualcuno la guardasse negli occhi vedrebbe il rimorso di non aver vissuto tutto, e non credo che nessuno possa più darle la giovinezza, oh no. Quindi niente, ti cadono i princìpi e ti ritrovi a guardare la tua vita e dire: Mamma, io non voglio finire così, fino ad adesso non ho fatto altro che ripetermi cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza accorgermi che ho davanti una giovinezza che nessuno mi ridarà mai più che è pronta per essere vissuta in modo migliore, cazzo sto aspettando a farlo?

lunedì 1 giugno 2009

Ora delle spighe di grano al vento

Sera, senza stelle, ma pioggia, ancora pioggia, solo pioggia. E ti ritrovi a non capire se ciò che ti bagna le labbra è birra, pioggia o lacrime. O forse un pò tutte e tre. Sulla tua pelle le gocce di pioggia si confondono con la malinconia che ti sta addosso. E il tuo disperato bisogno di un abbraccio. Roba che ti butteresti addosso al primo che passa, anche al barbone che canta a squarciagola dall'altro lato della strada, ubriaco e stanco della vita canta sotto la pioggia con una sigaretta che fa fatica a rimanere accesa. Non riesci a smettere di piangere, e la pioggia non riesce a smettere di cadere. Lei ti capisce, e tu la desideri, desideri condividerti con lei, e non smettere mai di piangere e lei non smettere mai di cadere. E poi scorgere qualcuno che ti sta venendo incontro, a braccia aperte e il sorriso sulle labbra e tra lacrime e pioggia accenni ad un sorriso e cadi tra le sue braccia. No, il freddo che senti è solo l'asfalto bagnato ed il sogno svanito. Era un'illusione, non c'è nessuno a correrti incontro con le braccia aperte, il freddo che senti sulla guancia è l'asfalto bagnato di pioggia e malinconia, e la sensazione sulle ginocchia non è altro che dolore. Nelle tue mani non c'è luce, solo buio e sofferenza, e un bisogno di affetto che nessuno soddisferà mai.